Ideamoda, un'intuizione di successo

Ideamoda, un'intuizione di successo
7 Novembre 2006
SHANGHAI: Si chiama Ideamoda ed è un'azienda di servizi cinese con una branch a Senigallia. La gestiscono i tre soci Claudio Ceresani, Antonio Contaldo e Chen Liqin, un team perfetto che unisce la qualità italiana all'esperienza cinese. Anche se Claudio Ceresani sa già praticamente tutto di Cina, essendo stato uno dei pionieri ad avviare un'attività a Shanghai già quindici anni fa. Oggi Ideamoda opera da tramite fra clienti europei e produttori cinesi nei settori maglieria, cashmere e capi d'abbigliamento in pelle -- donna 60%, uomo 30% e bambino 10% - tutto esclusivamente di alta fattura. Fra i suoi clienti annovera infatti importanti firme come Piero Guidi, Jackerson, Massimo Ribecchi, Ermanno Scervino, Pancaldi. Un mercato di nicchia per tessili ad alto valore aggiunto.

Ideamoda compete soprattutto con aziende nord europee, che hanno una lunga esperienza nel settore, producendo da decenni in Asia. Ma la carta vincente è stata scegliere Shanghai invece di Hong Kong. In controcorrenza rispetto alla maggior parte dei gruppi stranieri, "siamo stati fra i primi nel settore a percepire la potenzialità di sviluppo della Perla d'Oriente", spiega Ceresani. La brillante intuizione ha permesso a Ideamoda di rompere le prime barriere con i produttori cinesi, che fino a pochi anni fa non conoscevano il concetto di mercato di nicchia in quanto abituati a lavorare esclusivamente con i grandi numeri. "Si trattava per la maggior parte di fabbriche statali, che si rifiutavano di produrre meno di duemila capi a modello, era perciò impossibile pensare a un valore aggiunto", racconta.

Nel giro di poco tempo la situazione è rapidamente cambiata, e la Cina pullula oggi di giovani stilisti che prediligono i materiali nobili e producono pochi capi di qualità. "E' il loro momento, inoltre partono in vantaggio rispetto ai coetanei europei, essendo stimolati da un mercato in rapidissima crescita che li supporta con grossi investimenti. Qualche tempo fa ho assistito alla sfilata di moda sul bund (ndr: lungofiume di Shanghai) di un giovane stilista cinese, un evento di proporzioni inimmaginabili per un esordiente italiano". Invaderanno anche loro i mercati europei, mettendo in ombra non solo la produzione, ma anche la nostra creatività? "No, perché si tratta di normali processi storici che devono stimolare il mercato anziché intimorirlo. Ricordiamoci per esempio della moda delle Timberland, che negli anni ottanta ha conquistato l'Italia".

Naturalmente l'impatto numerico è molto diverso. Ma proprio per questo c'è continuamente bisogno di nuove idee, altrimenti non si spiegherebbe la rapidità con la quale i migliori marchi stranieri compaiono nei mercati del falso, spesso addirittura prima degli originali, come nel caso di Diesel. Una vera e propria sete insaziabile di stile e novità, come confermano le recenti immagini che ritraggono la capitale cinese del fashion. Camminare per le strade di Shanghai è come assistere a una sfilata di moda. "Protagonisti i teenager, che spesso si vestono con pochi soldi ma che non hanno nulla da invidiare ai loro coetanei italiani quanto a fantasia e gusto", conferma Ceresani, al cui occhio critico da professionista non sfuggono i particolari. Ma anche quando riconosce i fatidici falsi, non teme. "Prendendo in prestito una frase pronunciata da Giorgio Armani, mi preoccuperò quando non mi copieranno". Del resto si sa che in Cina "le imitazioni fatte bene" sono tradizionalmente considerate opere d'arte. I più grandi stilisti cominciano finalmente a capirlo e sanno che, se i loro nomi spiccano al mercato del falso, vuol dire che piacciono.


Marzia De Giuli
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