SHANGHAI: "Nessuno osi pensare che io non so mangiare il pollo". Pronunciando queste parole con tono di sfida, una signora cinese è uscita qualche giorno fa da un ristorante di Shanghai rifiutandosi di pagare il conto.
La signora Li, impiegata in una società di servizi, era stata invitata a cena da un importante cliente italiano per festeggiare il successo di un affare concluso in Cina. Il ristorante, di buon livello, aveva servito ai cinque clienti, tre italiani e due cinesi, le migliori specialità.
Ma a metà della cena, la signora Li si è improvvisamente allontanata dalla tavola, lamentandosi per un forte dolore a un dente. Entrata in cucina, ha iniziato a polemizzare con i camerieri.
Al momento del conto, gli ospiti stranieri hanno assistito a una scena inaspettata: la signora ha affermato che non bisognava pagare perché un osso di pollo le si era conficcato in un dente, provocandole un acuto dolore e la necessità di una costosa visita medica. La colpa sarebbe stata esclusivamente del cuoco, che avrebbe sbagliato a tagliare il pollo, frantumando un osso.
Visibilmente imbarazzata, la cameriera ha difeso il buon nome del ristorante precisando che il cuoco era esperto nella preparazione di quel piatto e quindi l'incidente poteva essere stato causato solo dalla disattenzione della signora.
E' seguita un'animata discussione, con testimonianze di altri camerieri, disquisizioni su come si cucinano e si mangiano i polli in Cina, e interventi di natura scientifica e culturale da parte dei presenti, il tutto di fronte allo sguardo sorpreso e divertito degli uomini d'affari italiani.
"Nessuno osi pensare che io non so mangiare il pollo", ha concluso categorica la signora, minacciando la cameriera di portarla con sé al più vicino ospedale per avere la conferma che il dolore improvviso al dente era stato effettivamente provocato dall'osso di pollo.
Il più allibito, il facoltoso cliente italiano, ha chiesto alle colleghe cinesi di poter pagare il conto, di sessanta euro, per evitare ulteriori discussioni e concludere serenamente la serata. Ma non c'è stato nulla da fare, e la comitiva è uscita senza pagare, in testa la signora Li a passi decisi seguita dall'intero staff del ristorante che ha salutato, sulla porta, a testa bassa con inchini di scuse.
Questa vicenda ai limiti dell'assurdo è accaduta a Shanghai pochi giorni fa. Sarebbe possibile in Italia uscire da un ristorante senza pagare il conto solo perché un osso di pollo si è conficcato in un dente?
In Cina può succedere. Una particolare attenzione verso i clienti? No, la spiegazione è da ricercarsi invece nella famosa "faccia", che i cinesi per tradizione non devono mai perdere. Perdere la faccia significa essere umiliati da qualcuno di fronte a un superiore o a una persona stimata. Alla presenza del suo migliore cliente italiano, per la signora Li sarebbe stato inaccettabile perdere la faccia.
Inserita in un ambiente tipicamente cinese, come quello della saletta privata del ristorante, la vicenda si è arricchita di colorate note di costume, offrendo un perfetto spaccato di cultura popolare ai tre "fortunati" italiani presenti.
Nel ristorante si è svolto il rituale dell'affascinante tragicomicità cinese. I personaggi sono immobili e impassibili, ognuno calato alla perfezione nel proprio ruolo, come vuole l'antico principio della rettificazione dei nomi trasmesso da Confucio: il cameriere imbarazzato, il cliente spettatore, la protagonista che sa di vincere, l'alleata che la sostiene. E per concludere, la comparsa a sorpresa di un giovanissimo cuoco inesperto, che con imbarazzo misto a ingenua spavalderia sorride spiritosamente a tutti i presenti.
La conclusione è ovvia e non stupisce. La "faccia", questa famosa espressione culturale sulla quale tutti gli esperti di Cina si interrogano da sempre, non va assolutamente persa.
In passato i guerrieri cinesi preferivano suicidarsi piuttosto che perdere la faccia. Nel mondo del business, bisogna prestare tuttora molta attenzione a questo importante codice comportamentale. Quando si conclude un affare, bisogna sempre "dare faccia" al partner più debole, evitando di metterlo in pubblico imbarazzo.
Se si vuole apprezzare un dipendente, bisognerà fare le lodi del superiore che l'ha assunto. In questo modo si onoreranno entrambi, "dando faccia" al capo, che non si sentirà sminuito di fronte al dipendente, e riconoscendo nello stesso tempo le qualità di quest'ultimo.
In amore non si deve mai perdere la faccia, lo insegnano tuttora le soup opera cinesi. L'innamorato rinuncerà alla sua dolce metà abbandonandola qualora conscio che i suoi limiti non gli permetterebbero di renderla felice. Solo in questo modo conserverà l'onore di fronte a lei e ai suoi genitori.
Fin dalla tenera età, ai bambini viene insegnato ad "amare la faccia". Mai insultati dai genitori, educati invece con secchi "sì" o "no", verrà loro presto insegnato a essere indipendenti. "Deve sapere fin da ora che un giorno si troverà completamente solo", commenta una madre di fronte al proprio bambino di soli tre anni.
Per gli studenti cinesi che si preparano ad affrontare il temutissimo esame nazionale di accesso all'università, la più grande paura non è inserirsi con difficoltà nel mondo del lavoro, ma perdere la faccia di fronte alla famiglia e agli amici.
Ma la società moderna, con lo sconvolgimento dei valori tradizionali causato dal prepotente ingresso dello stile di vita occidentale, sta insegnando ai cinesi che perdere la faccia è a volte inevitabile. Anche per questo motivo sono in forte aumento i disagi mentali, conferma un medico presente alla Fiera Internazionale della Salute tenutasi la scorsa settimana a Shanghai.
Così sempre più cinesi si distenderanno sul lettino dello psicologo dove, per la prima volta, si troveranno costretti a togliere l'antica maschera mettendo a nudo, per scelta o per necessità, le proprie debolezze.





