Una nuova migrazione per 30.000 indiani

Una nuova migrazione per 30.000 indiani
6 Febbraio 2007
NUOVA DELHI: Dopo aver dovuto abbandonare la propria terra natia, l'India, in cerca di europea fortuna, presto trentamila indiani potrebbero compiere lo stesso viaggio in senso inverso, un viaggio di ritorno che ha un sapore amaro.

La nuova legislazione britannica in tema di immigrazione ha infatti inasprito le regole di accesso alle professioni e introdotto una nuova soglia per i cosiddetti "highly skilled migrant", ovvero i lavoratori immigrati qualificati con alta professionalità. Secondo le nuove disposizioni i lavoratori con la nazionalità di un Paese extra-UE, sopra i 28 anni e con un guadagno annuo inferiore alle 35.000 sterline, potrebbero non essere nelle condizioni di autosufficienza economica, e rientrare quindi tra i candidati a dover abbandonare l'Inghilterra.

Centinaia di indiani hanno così protestato a Londra appellandosi formalmente all'Alta Corte, affinché venga rivista la nuova legislazione entrata in vigore il 5 dicembre, per la quale, appunto, sarebbero circa 30.000 gli indiani a dover fare le valigie. Le accuse principali rivolte al nuovo programma sono due: viene innanzitutto contestata l'emanazione di un provvedimento che ha effetti retroattivi su quei lavoratori accolti secondo lo schema normativo precedente; viene inoltre contestata l'atmosfera discriminatoria che permeerebbe l'atto, favorendo i lavoratori di alcuni paesi e ponendone altri nella difficile condizione di dover abbandonare i propri progetti di vita, con particolare riferimento a chi possiede un passaporto di una nazione asiatica.

Segnali formali sono giunti anche dal governo indiano, che senza grossi giri di parole ha fatto sapere di non trovare equo il nuovo programma il quale non colpisce i lavoratori UE infierendo invece su quelli extra-UE, lavoratori che anni prima si trasferirono nel Regno Unito con la speranza di una nuova vita.

Le disposizioni sopra ricordate non sono le uniche a far discutere: il Primo Ministro Blair si è fatto porta bandiera del progetto di una speciale carta di identità, obbligatoria per tutti i lavoratori appartenenti a Paesi extra UE, che costituirà uno strumento indispensabile per lavorare o usufruire di servizi essenziali, quali quelli medici. La identity card sarà necessaria a partire dal 2008, e si basa su quelle già utilizzate in una dozzina di altri paesi europei (come la Francia), contraddistinguendosi tuttavia per maggiori -- promessi - standard di sicurezza per i dati personali. L'obiettivo dichiarato è rendere le frontiere inglesi più sicure, dopo che in passato la migrazione di massa, i trasferimenti troppo agevoli e le nuove tecnologie hanno coinvolto il Paese in problemi quali immigrazione illegale, terrorismo, frodi.

Sperando di non dover rifare delle valigie già utilizzate in passato, migliaia di indiani attendono sviluppi nei prossimi giorni.


Roberto Rais
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