Il Giappone dice no

Il Giappone dice no
15 Febbraio 2007
TOKYO: Il governo giapponese ha fatto sapere martedì che non concederà aiuti energetici alla Corea del Nord. Tokyo si allontana così senza mezzi termini dalle decisioni appena prese al vertice dei sei a Pechino e va contro corrente per motivi di politica interna. La linea del Primo Ministro Abe, segue coerentemente l'intransigenza e le promesse fatte in campagna elettorale. Oltre al pericolo nucleare, è in gioco la questione dei cittadini giapponesi rapiti da Pyongyang, intorno alla quale ruota anche il futuro assetto politico del Giappone.

Nel 2002, Kim Jong Il ammise che agenti nord-coreani rapirono tredici cittadini nipponici tra il 1977 e il 1983. Affermò orgoglioso che questi agirono a scopo dimostrativo, mossi unicamente da sentimenti di patriottismo. Esiste invece la certezza, da parte giapponese, che il disegno fosse quello di costringere i sequestrati a insegnare la lingua a spie da infiltrare successivamente in Giappone, ma altre ipotesi includono anche matrimoni forzati di donne giapponesi con spie coreane e ricatti fatti a politici nipponici. Non sono ancora chiari i contorni della vicenda né il reale numero dei sequestrati, che secondo alcune proiezioni potrebbe superare la settantina. Tokyo ne riconosce ufficialmente sedici.

Lo stesso anno, la Corea del Nord acconsentì al rientro di cinque cittadini nipponici, con la promessa strappata a Tokyo di rimandarli in Corea in un secondo momento. Naturalmente, subito dopo fu negato alle vittime di riprendere l'aereo e Pyongyang accusò il Giappone di avere violato i patti. Di altri otto rapiti i nord-coreani fornirono i certificati di morte, affermando che erano deceduti subito dopo i sequestri e dichiararono ufficialmente chiusa ogni pendenza. I documenti però si rivelarono falsi. Da allora il Giappone respinge ogni tentativo di mediazione delle altre quattro nazioni coinvolte nella crisi.

Il Premier Abe, famoso per i toni accesi che aveva usato in campagna elettorale contro la Corea del Nord, sta spingendo per apportare significative modifiche alla costituzione, in particolare sul fronte militare, e sembra ben consapevole del peso emotivo che la vicenda nucleare e il fresco ricordo dei rapimenti esercitano sui suoi cittadini.

Dopo la seconda guerra mondiale e la sconfitta, al Giappone è stata imposta una nuova costituzione dalle forze alleate. La legge vieta la rinascita dell'esercito e il rifiuto della guerra ma i conservatori, spalleggiati da potenti lobby dell'estrema destra nazionalista, da anni sostengono con energia la necessità di avere una carta costituzionale autenticamente giapponese, di limitare il peso militare statunitense nell'arcipelago e di ricostituire una forza di difesa.


Riccardo Cristiani
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