Singapore incita l'ASEAN alla cooperazione economica

Singapore incita l'ASEAN alla cooperazione economica
20 Marzo 2007
SINGAPORE: "La crescita vertiginosa di Cina ed India in campo economico deve rappresentare un esempio e al contempo uno stimolo per tutte le nazioni asiatiche, ognuna delle quali deve acquisire la piena consapevolezza delle proprie enormi potenzialità di sviluppo".
Con queste parole il primo ministro di Singapore, Lee Hsien Loong, ha aperto nella giornata di domenica la sua visita in Giappone, ospite del primo ministro Shinzo Abe, precisando che un'effettiva crescita globale e costante del continente può essere realizzata solo a condizione che tutti i governi asiatici cooperino e collaborino per il raggiungimento dell'obiettivo comune, superando gli egoismi e gli attriti interni potenzialmente destabilizzanti.
"Se l'ASEAN (associazione delle nazioni del sud est asiatico) sarà in grado di elaborare serie politiche di sviluppo in coordinamento con i governi di Cina, India e Giappone, allora la prosperità di tutta l'Asia non rappresenterà più un miraggio, ma un risultato concreto che tutti i cittadini potranno toccare con mano", ha aggiunto Lee Hsien Loong.
L'Asean, fondata nel 1967, comprende oggi Singapore, Thailandia, Indonesia, Malesia, Filippine, Brunei, Cambogia, Laos, Vietnam e Birmania.

"In troppe circostanze", ha proseguito il primo ministro di Singapore, "i governi del Sud-Est Asiatico hanno vanificato opportunità economiche estremamente vantaggiose per tutelare i propri interessi più immediati, senza valutare le situazioni con la necessaria lungimiranza. Dobbiamo collaborare ed agire nell'interessi di tutti, questa è la sola via che può condurci alla ricchezza."

Nelle parole di Lee Hsien Loong è stato facile riscontrare una nota polemica soprattutto nei confronti del governo indonesiano, che proprio lo scorso mese ha posto il veto sulla esportazione di sabbia a favore di Singapore, che ne è il principale importatore nell'intento di creare nuove aree turistiche. Il divieto è stato giustificato dal governo di Giacarta adducendo valutazioni di carattere ambientale, ma in molti ritengono che l'iniziativa costituisca semplicemente una ripicca nei confronti di Singapore per la mancata risoluzione di alcune controversie sui confini dei due paesi e per la mancata firma di un trattato di estradizione.
Nello scenario delineato dal primo ministro di Singapore, un ruolo centrale è inoltre attribuito alla realizzazione di un accordo di libero scambio con il Giappone, condizione ritenuta essenziale per lo sviluppo di un'area commerciale più ampia che ricomprenda anche Cina, India, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Il Giappone viene ritenuto da Lee Hsien Loong come un partner strategico di primaria importanza, con cui Singapore intende consolidare i legami economici ed avviare nuove alleanze.

In occasione dell'incontro con i giornalisti, il primo mininistro di Singapore ha infine sottolineato l'intenzione del suo governo di continuare ad investire somme ingenti nei prossimi anni nel campo della ricerca scientifica, auspicando che l'esempio venga seguito anche dagli altri paesi asiatici.
In tale prospettiva, il governo di Singapore ha stanziato circa 165 milioni di dollari per l'avvio di un innovativo programma di ricerca tecnico-scientifica volto, da un lato, alla formazione di ricercatori locali per i quali verrà delineato un preciso piano di sviluppo personale, e, dall'altro, ad attrarre nella città-stato i ricercatori più talentuosi in grado di fornire un significativo contributo allo sviluppo di applicazioni tecnologiche all'avanguardia. I prossimi progetti si focalizzeranno, nello specifico, nel settore biomedicale e in quello delle energie rinnovabili.


Fabio Grandin
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