Tax Law in Cina: le novità

Tax Law in Cina: le novità
27 Marzo 2007
PECHINO: La nuova legge sulla tassazione delle imprese è stata adottata durante l'ultima sessione dell'Assemblea del popolo.
Si tratta di 60 articoli che uniformano al 25 per cento l'aliquota sui profitti di ogni impresa operante in Cina: sia quelle autoctone, sia quelle straniere.
Precedentemente, le imprese straniere che operavano all'interno delle Special Economic Zone (SEZ) scontavano, in media, un'aliquota del 10%. Quelle che operavano al di fuori pagavano percentuali maggiori, fino ad arrivare al 33%, che è la tassazione media che grava sulle imprese cinesi.
La nuova normativa entrerà in vigore il primo gennaio 2008 e prevede un periodo di transizione di cinque anni prima di andare a regime.
Come ha dichiarato Jin Renqing, ministro delle Finanze, "in questo arco di tempo, l'aliquota salirà gradualmente del 25%, le imprese straniere continueranno dunque a godere di un periodo di vantaggi contenuti".

La tax law sancisce di fatto la fine delle cinque SEZ, zone che hanno beneficiato di politiche preferenziali a partire dal 1980, quando le riforme di Deng Xiaoping diedero inizio del boom cinese.
Le prime furono Shenzhen, Xiamen, Shantou e Zhuhai. Pudong, il quartiere economico di Shanghai, divenne SEZ nel 1990.
Gli incentivi fiscali hanno attratto un fiume di investimenti stranieri in Cina. Nel 2003 sono arrivati 53.5 miliardi di dollari, 60.6 miliardi nel 2004, 60.3 miliardi nel 2006.
Dall'inizio delle riforme alla fine dello scorso anno, Pechino aveva autorizzato a operare in Cina 594.000 imprese straniere, che hanno utilizzato capitale estero per un totale di 691.9 miliardi di dollari.
L'anno scorso, queste imprese hanno versato all'erario 795 miliardi di yuan (circa 77 miliardi di Euro), più o meno il 21.12 per cento dell'intero gettito fiscale cinese.

La legge era in cantiere da tempo, circa un decennio. Gli osservatori, soprattutto di parte cinese, ritengono che molte imprese abbiano avuto quindi tempo per prepararsi. Pechino inoltre confida nel fatto che la Cina resti un'ottima meta per le imprese straniere grazie al suo mercato in costante espansione, a buone infrastrutture, all'abbondante forza lavoro tutt'ora a basso costo e alla stabilità politica.
La legge prevede inoltre benefici per le compagnie che si occupano di risparmio energetico ed innovazione tecnologica, per quelle che operano in ambito agricolo, nella protezione ambientale, nella conservazione delle acque e nei servizi del welfare. I profitti di queste aziende verranno tassati solo al 15%.
Indirettamente, questo dovrebbe rivelarsi un vantaggio per le imprese straniere, che dispongono delle tecnologie più avanzate, conformi agli standard richiesti, in misura maggiore di quelle cinesi.

Del resto, alcune multinazionali hanno già adattato il proprio business plan alla nuova legge.
General Electric China ha per esempio annunciato un investimento di 50 milioni di dollari per il proprio centro di Shanghai che sviluppa prodotti per la difesa ambientale: motori più efficienti per aerei, generatori eolici, tecnologie di desalinizzazione dell'acqua marina e lampadine enery-saving.
Steve Bertamini, l'amministratore delegato della società parla di "eco-immaginazione" e prevede che il business "verde" diventerà il prossimo grosso affare in Cina.

A godere di sconti fiscali saranno anche le imprese a basso profitto, che sconteranno un'aliquota del 20%.
Questo lascia prevedere possibili operazioni finanziarie dietro le quinte, per far rientrare molte compagnie in questa categoria.
Altro fenomeno possibile: il trasferimento di molte imprese in zone meno sviluppate del paese, dove i costi, soprattutto di manodopera, sono ancora bassi.

La nuova legge ha senz'altro a che fare con le pressioni esercitate dal WTO per un trattamento fiscale equo delle aziende.
Ma rivela soprattutto che il mercato cinese si reputa ormai maturo. Le imprese straniere, anche grazie alle facilitazioni fiscali, contribuiscono oggi a circa il 60% dell'export cinese. La parificazione delle imposte significa che l'economia non ha più bisogno del traino costituito dagli investimenti stranieri per competere sui mercati internazionali.


Gabriele Battaglia
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