India: il Paese dell'anarchia funzionale

India: il Paese dell'anarchia funzionale
11 Aprile 2007
NEW DELHI: Il "Paese dell'anarchia funzionale" è l'India. Così, almeno, la pensava l'ex ambasciatore statunitense nel subcontinente, John Kenneth Galbraith, che riassunse in pochi vocaboli il concetto secondo il quale, nonostante il caos e i problemi cui deve far fronte, l'India pare procedere piuttosto bene lungo la strada della crescita e dello sviluppo.

La visione della nazione come "Paese dell'anarchia funzionale" è tornata in auge grazie all'enorme lavoro di un altro personaggio statunitense di rilievo - il giornalista Edward Luce - che in un suo libro frutto di ingenti ricerche ed elaborazioni statistiche denota come, nonostante la propria innata confusione, la "macchina India" funzioni piuttosto bene.

Oggi, osserva Luce, tutte le attenzioni del Pianeta sono concentrate sul principale gigante asiatico, quel dragone cinese che a suon di record sta catalizzando l'interesse degli studiosi di tutto il mondo. Tuttavia l'India non ha nulla da invidiare al proprio principale concorrente asiatico, nonostante spesso venga definita semplicemente come "l'altra" nazione del continente ad alto sviluppo e venga per lo più citata per i suoi problemi legati alla corruzione, all'eccessiva burocrazia, alle divisioni di caste e di fede, alle precarie condizioni sanitarie, alla degradazione ambientale.

Per Luce India e Cina sono in realtà due nazioni molto diverse e quindi difficilmente si prestano a efficaci paragoni. Non solo per le differenti caratteristiche economiche, quanto per il proprio modo di organizzarsi e di concepire la gestione degli affari interni. La Cina sta crescendo più velocemente dell'India, tuttavia questo dato non è da collegarsi alle maniere autoritarie del governo cinese, così come i problemi indiani non possono essere ricondotti ad una presumibile mancanza di polso del governo indiano su certe decisioni. Dallo studio di Luce sembra quasi che se il modello organizzativo cinese venisse trasferito in India, per il subcontinente si aprirebbero le porte di uno scenario catastrofico. D'altronde, continua ad osservare il giornalista americano, ogni qual volta l'India ha provato ad avvicinarsi a tale schema gestionale, la propria prosperità economica e sociale ha rischiato di conoscere una brusca frenata.

Più che alla Cina l'India andrebbe accostata al Pakistan, soprattutto per le somiglianze etnico culturali, mentre il modello organizzativo pakistano rimane comunque più autoritario di quello indiano, garantendo al Paese una crescita che in termini relativi è circa la metà di quella indiana.

A spendere buone parole per il governo del subcontinente e la realtà socio-economica indiana è stata anche la Banca Mondiale, che recentemente ha dichiarato che l'inflazione del Paese è "ben contenuta", nonostante parte rilevante degli analisti finanziari guardi la stessa con sempre maggiore preoccupazione. Stando a quella che è una delle principali istituzioni finanziarie internazionali, invece l'inflazione indiana (attualmente del 6,5%) non sarebbe assolutamente allarmante, considerando soprattutto che il Paese sta attraversando un periodo di forte crescita economica.

Ecco quindi che i pericoli inflazionistici scatenati da una parte rilevante degli osservatori finanziari vengono parzialmente ridimensionati: l'economia indiana dovrebbe infatti crescere del 9% lungo l'anno in corso, confermandosi come una delle realtà a maggiore tasso di sviluppo dell'intero globo e il recente aumento dei tassi di interessi deciso dalla Reserve Bank of India altro sapore non ha che quello di una chiara ed esplicita mossa per combattere la stessa inflazione, che attualmente si mantiene ben al di sopra di quella che la Reserve Bank of India considera la zona di tranquillità (5 -- 5.5%), ma ben al di sotto di quella soglia del 10% definita dalla Banca Mondiale come quel livello "veramente elevato" per l'economia indiana.

A ribadire quanto sopra è stato recentemente il Country Director della Banca Mondiale per l'India Isabel Guerriero, che ha dichiarato come, anche alla luce del confronto con altre realtà di altri continenti (il riferimento, velato, era per alcune nazioni dell'America Latina), l'inflazione indiana non sia affatto eccessiva, e per certi versi sia addirittura soddisfacente.

Logico osservare come sia veramente difficile contenere l'inflazione in un Paese con le caratteristiche economiche indiane, e nonostante il lavoro compiuto fino ad oggi, nel futuro gli sforzi effettuati per mantenere il tasso sotto controllo potrebbero non bastare. Inoltre l'India dovrà far fronte a numerose altre situazioni problematiche, includendo tra di esse la ricerca di un equilibrio nei propri mercati finanziari: fino ad oggi il Paese ha dosato la presenza di banche straniere tra i propri confini, e così facendo il subcontinente ha subito minori ripercussioni durante le crisi dei mercati manifestatisi con diversa natura in molti Paesi asiatici nel tardo decennio dei Novanta.

Il futuro, tuttavia, potrebbe riservare inaspettate evoluzioni.


Roberto Rais
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