Spettro di una crisi finanziaria asiatica?

Spettro di una crisi finanziaria asiatica?
13 Aprile 2007
BANGKOK: Gli Stati del sud-est asiatico stanno affrontando in questi giorni una volatilità dei mercati finanziari per molti aspetti analoga a quella che precedette e caratterizzò la crisi finanziaria che nel 1997 mise in ginocchio le borse del continente. E' questa l'opinione espressa dal ministro delle finanze thailandese, Chalongphob Sussangkarn, in occasione del meeting che la scorsa settimana ha visto riunirsi a Chiang Mai i ministri economici dell'Asean (Association of Southeast Asian Nations).
"Sulla base di queste premesse, è chiaro che se non saremo in grado di affrontare e gestire le nuove sfide che i mercati stanno lanciando, le borse del sud-est asiatico potrebbero nuovamente venire a trovarsi nel vortice di una pesante crisi finanziaria", ha spiegato Sussangkarn.
In occasione dell'incontro, i ministri dell'Asean hanno raggiunto in tale prospettiva un'intesa di massima volta al rafforzamento dei singoli sistemi finanziari e alla realizzazione di una più marcata collaborazione economica volta a prevenire possibili shock dei mercati.
"Abbiamo convenuto che è preciso dovere dei governi dell'Asean rimanere vigili di fronte a questi allarmi e mantenere delle appropriate politiche fiscali e monetarie, cercando al contempo di adottare le strategie necessarie per sostenere e stimolare la crescita interna intesa come essenziale strumento di sviluppo", si legge in un passo del documento finale.
L'intesa conclusiva dell'incontro prevede altresì l'adozione di una serie di accordi bilaterali tra i vari governi per creare alleanze più salde sui diversi mercati finanziari e prevedere programmi di reciproco supporto nel caso di crisi finanziarie locali.
La Thailandia, che in occasione della crisi finanziaria del 1997 dovette ricorrere insieme all'Indonesia e alla Corea del Sud ai prestiti del Fondo Monetario Internazionale, è lo stato che ha adottato le azioni più rigide nel tentativo di arginare potenziali manovre speculative sui mercati.
La Banca Centrale di Bangkok nel mese di dicembre, al fine di contrastare la crescita inarrestabile del bath e rivatilizzare al contempo le esportazioni, ha emanato un provvedimento secondo cui il 30% in bath degli afflussi di capitale straniero non legati al commercio di beni e servizi deve essere depositato presso la Banca Centrale per almeno un anno ad interessi zero. L'iniziativa ha ovviamente incontrato la ferma opposizione degli investitori ed ha portato alla caduta della borsa di circa il 15 per cento in un solo giorno.
I governi degli altri stati del sud-est asiatico hanno nel frattempo adottato provvedimenti analoghi, nella convinzione che solo attraverso l'implementazione di appropriate strategie macro economiche di lungo periodo sarà possibile risolvere un problema che è divenuto ormai di ordine stutturale e certamente non superabile nel breve termine.
La situazione finanziaria attuale, peraltro, presenta delle caratteristiche indubbiamente diverse rispetto a quelle che determinarono la crisi dei mercati nel 1997. Se allora infatti il problema principale fu costituito dalle massicce e rapide uscite di ingenti quantità di capitale, oggi la preoccupazione principale è invece rappresentata dalla forte immissione di capitale sui mercati e dai conseguenti timori di manovre speculative da parte degli investitori, alla luce anche di un forte apprezzamento delle valute locali rispetto al dollaro.
Si stima che l'Asean abbia complessivamente a disposizione una liquidità di circa 80 miliardi di dollari americani per sostenere eventuali programmi di sviluppo e tutela dei mercati finanziari nei rispettivi paesi membri. Obiettivo fondamentale dell'Asean per il 2015, inoltre, è quello di abolire completamente i dazi sulle importazioni all'interno della regione e di sostenere nel modo più opportuno la crescita dell'economia per affrontare le sfide lanciate dallo sviluppo esponenziale di Cina ed India.
I ministri hanno infine discusso sull'opportunità di costruire un'intesa allargata sulla gestione dei potenziali shock finanziari che coinvolga anche altre nazioni asiatiche: sul punto è stato raggiunto un accordo di massima, ma una discussione più approfondita è stata rimandata al prossimo meeting che avrà luogo a Kyoto e che vedrà la partecipazione anche di Giappone, Corea del Sud e Cina.


Fabio Grandin
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