Calo di popolarità per Abe

Calo di popolarità per Abe
17 Aprile 2007
TOKYO: Il governo di Shinzo Abe, che nel settembre dell'anno scorso ha raccolto la pesante eredità lasciata dal popolare ex premier Junichiro Koizumi, sta patendo un calo di consensi sia a casa che all'estero. Avendo concentrato i suoi sforzi politici nella riforma costituzionale, nell'assistenza finanziaria alle famiglie e nel rinnovamento del sistema scolastico, Abe è stato messo sotto accusa per un suo apparente disinteresse verso le questioni puramente economiche e finanziarie. Se a ciò si aggiunge lo scandalo causato dalle sue dichiarazioni in merito alla questione delle "comfort women", è possibile prevedere che, a meno di clamorosi cambiamenti, il governo non sarà in grado di portare a casa risultati consistenti alle elezioni per la Camera Alta di luglio, considerate da molti un test decisivo.

Uno dei problemi che Abe si trova ad affrontare è il drastico calo dei consumi, che nel dicembre 2006 hanno registrato l' 1.9% in meno rispetto all'anno precedente. Questa riduzione è tanto più anomala quando si nota che il tasso di disoccupazione è diminuito fino al 4.1%, e che l'economia ha registrato negli ultimi mesi dell'anno scorso una crescita del 5.5%, il risultato migliore degli ultimi 3 anni. Secondo l'economista Hiroshi Shiraishi, il calo dei consumi è imputabile anzitutto alla concentrazione delle maggiori entrate nelle tasche degli azionisti, che hanno fatto calare gli stipendi aziendali. A questo va aggiunto che gli stipendi esosi pagati agli impiegati assunti durante gli anni della bolla speculativa non sono oggi sostenibili. Infine, lo yen debole costringe le aziende a spendere di più per acquistare all'estero, costringendole ancora una volta a tenere gli stipendi bassi.

Non sorprende quindi che la sollecitazione ad aumentare la produttività, e di conseguenza gli stipendi, che Abe ha fatto alle aziende, abbia sollevato diverse critiche. I sindacati hanno sollevato dei dubbi sull'eventualità che un aumento di produttività possa condurre ad un effettivo innalzamento dei compensi. Secondo l'economista Hideo Kumano, per poter alzare i salari, il governo deve prima offrire delle esenzioni fiscali sul costo del lavoro. Per questo motivo Kumano ha bollato le ultime proposte economiche di Abe "palloni elettorali", volte a assicurargli le elezioni di luglio. Similmente, le riforme economiche proposte lo scorso febbraio sono state accusate dai critici di essere demagogiche e inattuabili. Una di queste proposte, ad esempio, prevede che vengano dati degli incentivi alle compagnie per condurre training a persone che hanno difficoltà a trovare un impiego fisso. La proposta tuttavia manca di menzionare come questi training dovrebbero essere condotti e in che modo potrebbero aiutare i precari a trovare un posto fisso.

Se all'estero Abe deve rispondere alle numerose critiche da parte della stampa neoliberal, la situazione non è più rosea in casa. In un editoriale accusatorio sulla decentralizzazione promessa ma ancora non ancora concretizzata, pubblicato la settimana scorsa dall'Asahi Shimbun, il governo Abe veniva accusato di compromettere il passaggio di poteri e di risorse alle autorità locali. Inoltre, il cambio imposto alla guardia della presidenza dei Servizi Postali, considerati il più grande istituto finanziario al mondo, che ha visto il passaggio dal riformista Ikuta al conservatore Nishikawa, sarebbe secondo l'autorevole quotidiano nipponico una mera mossa politica, volta a raccogliere consensi in vista delle elezioni estive.

Mentre il calo di popolarità di Abe l'ha portato dal 65% al 40% dei consensi in quattro mesi, il Financial Times lo accusa di non avere una visione strategica dell'economia, né tantomeno alcun interesse in questo ambito. A gennaio Abe aveva promesso che avrebbe minimizzato la pressione fiscale sulle famiglie, quando il paese necessita invece di maggiori entrate tributarie, dimostrando così di non avere un consenso tale da potersi permettere riforme sgradite ma necessarie. Oltre a questo, rimane da vedere se Abe avrà un sostegno tale da poter intaccare gli interessi delle lobby più influenti, come ad esempio quella dei medici e dei farmacisti, o se lo spettro delle elezioni di luglio continuerà a condizionare il suo operato.


Ameriga Giannone
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