Prove di cooperazione tra Cina e Giappone

Prove di cooperazione tra Cina e Giappone
18 Aprile 2007
TOKYO: Sciogliere il ghiaccio in primavera.
Sembrerebbe una cosa da nulla, se non fosse che si tratta del ghiaccio che, a fasi alterne, da decenni ormai incombe sulle relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese e il Giappone.
E' questo comunque l'obiettivo con cui il Premier cinese Wen Jiabao e' partito alla volta di Tokyo mercoledì scorso, per effettuare una serie di incontri ad altissimo livello che lo hanno portato in tre giorni davanti al Primo Ministro Shinzo Abe, all'Imperatore Akihito, alla Dieta, ai leader di tutti i partiti politici e ad una nutrita rappresentanza del mondo economico-finanziario giapponese.

L'anno 2007 vede così lo svolgersi di due importanti, ma antitetici, anniversari, cioe' il 70esimo dell'Incidente di Lugouqiao (o del Ponte Marco Polo), che diede ufficialmente inizio alla Guerra Sino-Giapponese nel luglio del 1937, ed il 35esimo dello stabilimento delle relazioni diplomatiche tra Tokyo e Pechino, il 29 settembre del 1972.
La visita di Abe a Pechino nell'ottobre scorso, suo primo viaggio all'estero in qualita' di Premier, definita come "la rottura del ghiaccio", e l'appena svoltasi missione di Wen in Giappone ("lo scioglimento del ghiaccio"), sembrano pero' dare adito all'ipotesi che sia la seconda commemorazione quella sotto i cui auspici si potrebbero evolvere le relazioni tra i due paesi asiatici.

Non sono comunque mancati, da parte di Wen, i richiami alla spinosa questione delle responsabilita' storiche del Giappone, anche se il Premier cinese ha voluto comunque sottolineare quanto entrambi i paesi abbiano sofferto delle sciagure della guerra e anche quanto il Giappone abbia aiutato la Cina a sviluppare le proprie potenzialita' economiche. E' ben chiaro a chiunque il suscettibile disappunto cinese se il Primo Ministro Abe dovesse percorrere le stesse orme del suo predecessore, Jun'ichiro Koizumi, che con le sue visite annuali all'ormai ben noto Santuario Shintoista di Yasukuni aveva imposto uno stallo al dialogo fra i due paesi.

Abe, che dal canto suo non si e' ancora chiaramente pronunciato sulle proprie intenzioni rispetto a Yasukuni Jinja, ha cercato l'appoggio cinese per quanto riguarda la questione dei cittadini giapponesi rapiti dalla Corea del Nord, e per la richiesta del Giappone di un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza ONU, ottenendo pero' da Wen risposte altrettanto vaghe.
Chiaro invece e' il fatto che entrambi i paesi sono fermamente intenzionati a mantenere la pace e la stabilita' nella penisola coreana e che intendono agire d'ora in poi in maggiore concerto, nonostante alcune differenze di approccio alla questione.

Altrettanto ribadito e' l'impegno ad una maggiore collaborazione e trasparenza in campo militare, tramite anche la creazione di una linea rossa diretta tra il Quartier Generale dell'Esercito di Liberazione Popolare cinese e la controparte giapponese delle Forze di Autodifesa. Ma nonostante i buoni propositi enunciati, non si puo' nascondere come il Giappone (con l'alleato americano) sia preoccupato per il vistoso aumento delle spese militari cinesi, quanto la Cina non sia entusiasta dei tentativi del Giappone di modificare la propria costituzione in modo da poter diventare un paese militarmente "normale".

Non potevano mancare intese, proposte ed aperture in campo economico e commerciale, che nell'immediato hanno gia' portato alla revoca del blocco alle importazioni di riso giapponese in Cina.
Primo importante passo e' la decisone di costituire un meccanismo consultivo bilaterale che coinvolga le massime cariche istituzionali di entrambi i paesi in campo economico, organo che dovrebbe riunirsi per la prima volta a Pechino entro quest'anno.
Di sostanziale rilievo, ma concretamente meno attuabile, la proposta di un sfruttamento congiunto sino-giapponese dei giacimenti petroliferi e di gas naturale che si trovano in una zona del Mar Cinese Orientale dai confini marittimi non ben definiti e gia' causa di accesi diverbi tra i due paesi. Nonostante l'intenzione, secondo le parole di Wen, di "rendere quel mare un simobolo di pace, amicizia e collaborazione", l'effettiva realizzabilita' del progetto rimane ancora tutta da verificare.

Particolare importanza riveste inoltre la collaborazione richiesta dalla Cina al Giappone per quanto riguarda le problematiche legate ad energia e ambiente.
Il Giappone, all'avanguardia nel campo dello sfruttamento energetico e della tutela dell'ambiente dall'inquinamento industriale, e' un partner irrinunciabile per il colosso cinese, che solo ora sta cominciando a porsi il problema di come portare avanti uno sviluppo ambientale sostenibile senza compromettere la propria economia, soprattutto nell'ottica di grandi eventi come le Olimpiadi del prossimo anno o il World Expo che si terra' a Shanghai nel 2010.
Pur con le debite riserve dovute ai rischi di esportare il proprio know-how in Cina, dove e' ancora pendente la questione dei diritti di proprieta' intellettuale, diverse ditte giapponesi si sono gia' fatte avanti con almeno sedici proposte per lo sviluppo in Cina di progetti legati agli ambiti appena elencati.

In definitiva, nonostante lo scontato tono retorico di fondo, la visita di tre giorni in Giappone del Premier cinese Wen Jiabao sembrerebbe aprire una nuova strada nell'ambito delle relazioni diplomatiche tra i due paesi, strada che adesso sta alla volonta' politica delle rispettive classi dirigenti percorrere sino in fondo, senza lasciare che del nuovo ghiaccio la ricopra, considerando che oramai il volume degli scambi commerciali tra i due paesi, nel 2006, ha superato i 200 miliardi di dollari e che la Cina si appresta a superare gli Stati Uniti come principale partner commerciale del Giappone.


Gigi Boccasile
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