Olimpiadi Digitali: Nuovo Media e Data Center a Pechino

Olimpiadi Digitali: Nuovo Media e Data Center a Pechino
19 Aprile 2007
PECHINO: Pechino è veramente una città unica sulla terra. Non è la New York della Cina, né la Londra dell'Oriente, ma nell'arco di pochissimi anni potrebbe arrivare ad assomigliare al set di Blade Runner o Metropolis.

Il Comitato Olimpico ha preso i giochi di Barcellona a modello e si augura che il 2008 alzi il profilo della capitale così come il 1992 fece per Barcellona, dove le Olimpiadi rappresentarono un'opportunità di sviluppo e soluzione dei problemi della città: gli abitanti risiedono oggi nelle ville adibite agli atleti e il Villaggio Olimpico è diventato un florido ed integrato quartiere artistico e finanziario. A questo punto dei lavori è piuttosto difficile immaginare il medesimo risultato, ma l'impeto al cambiamento è lampante e, malgrado tutta la fanfare olimpica, dietro le mascotte e i banner pubblicitari, la Cina si è di fatto lanciata nel suo progetto edilizio più ambizioso dopo la Grande Muraglia e se è vero che parti del governo hanno recentemente iniziato una campagna di controllo contro l'incontenibile creatività straniera, alcune delle creazioni indicano chiaramente il nuovo sentiero verso il quale il paese si sta avviando.

Con l'era digitale alle porte e il suo grande impatto sulla società, la nostra vita e la realtà urbana, anche il ruolo dell'architettura contemporanea va riconsiderato e il nuovo centro media di Pechino inizia ad esplorare ciò che accadrà in piena epoca elettronica.

Progettato congiuntamente dagli studi Pei Zhu e Urbanus, il nuovo Centro Digitale che servirà da media e data centre per i giochi olimpici può facilmente essere visto come il più interessante fra quelli commissionati per il 2008.

Ispirato alla struttura di una scheda elettronica, il Centro presenterà una serie di cascate d'acqua lungo canali irregolari scolpiti lungo le varie facciate a rappresentazione di pannelli LED su quella che potrebbe essere una gigantesca scatola da scarpe in alluminio, cemento e vetro.

Con tutto il fermento edilizio che la contraddistingue, la Cina è diventata un ottimo campo di prova per nuove tecniche architettoniche e anche se la maggior parte delle innovazioni puntano sulle prodezze meccaniche e di ingegneria sviluppate dagli stranieri, la rappresentanza nazionale non sta certo a guardare e si dedica alla ricerca di elementi innovativi più legati alla struttura che alle travi. Così, nella re-interpretazione dell'edilizia cinese, professionisti come Pei Zhu e il gruppo Urbanus combinano nuovi materiali con tradizionali metodi di applicazione.

Originalmente il progetto prevedeva una copertura delle facciate esterne in pietra. Con l'incrementare dei costi però l'opzione venne presto abbandonata per far largo a soluzioni più economiche. Dopo oltre più di un anno di studi insieme ad un produttore di lattine in alluminio, il gruppo di progettisti decise per un tipo di fogli in alluminio aventi qualità simili, appunto, a quelle della pietra (lo stesso tipo di alluminio usato per le lattine di coca cola !!).
Al pian terreno un "tappeto digitale" in plexiglas translucido e iridescente rifletterà invece immagini proiettate dall'alto che dinamizzeranno anche i passaggi pedonali superiori costruiti con lo stesso materiale.

Come nel caso del centro acquatico, anche qui la forma unisce metafora e astrazione ricavando l'immagine architettonica da un contenuto pragmatico in linea quasi diretta con una tridimensionalità su larga scala.
Costituita da quattro edifici paralleli, l'intera massa dell'edificio, nel suo alternare spazi vuoti e pieni, è volta a riflettere la semplice ripetizione binaria di 0 e 1 ricreando su scala monumentale le microscopiche sottofondamenta della vita nell'era digitale.

In futuro è previsto che il centro sia sotto costante rinnovamento per tenere il passo con l'evoluzione tecnologica, ospitando un museo virtuale ed un centro espositivo per aziende manifatturiere di prodotti digitali.

Fra metafora e astrazione dunque, è possibile che il Centro Digitale cinese diventi un'icona dell'architettura contemporanea e Pechino un vero e proprio esperimento vivente della città del XXI secolo.


Olek Borelli
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