NEW DELHI: India e Italia sono diversissime: una dimostrazione? In Italia il calcio è lo sport nazionale, e il cricket viene ignorato. In India invece il cricket è motivo di orgoglio e grande partecipazione popolare, mentre il calcio diviene sport secondario. Tuttavia, la situazione potrebbe ben presto cambiare (...almeno da loro).
"We love to football you": è con questo slogan che il sito ufficiale della Premier indiana accoglie i visitatori. Un semplice gioco di parole per presentare il portale di quella che è l'equivalente della nostra Serie A. Un semplice gioco di parole dietro al quale si cela una lunga serie di progetti grazie ai quali -- chissà tra quanto -- si potrà assistere a una finale dei campionati mondiali tra Brasile e India.
Tale previsione non deve sorprendere, e non deve nemmeno riferirsi a tempi troppo lontani dal giorno d'oggi. È pur vero, tuttavia, che per ora il piatto calcistico indiano piange, nel senso che la nazionale indiana non fa altro che raccogliere pesanti sconfitte su campi più o meno improbabili a primario livello internazionale.
Nel corso del 2006 i beniamini del subcontinente (ribattezzati "Bhangra Boys") non hanno totalizzato nemmeno un punto nei gironi di qualificazione della Coppa d'Asia 2007. Eppure gli avversari non erano certamente formazioni di fuoriclasse. A parte il Giappone, contro il quale l'India ha perso 6-0 in terra nipponica e 0-3 tra le mura amiche, i Bhangra Boys si sono dovuti arrendere all'Arabia Saudita e addirittura allo Yemen. Grave la sconfitta esterna contro i primi (7-1), meno grave quella contro i secondi (2-1). Anche nelle gare interne le cose non vanno certo per il meglio: la partita India -- Arabia Saudita si è conclusa sul risultato di 0-3, e con la medesima sentenza è terminato lo scontro tra India e Yemen.
Nelle sei partite ufficiali disputate la nazionale indiana ha segnato due gol subendone ventiquattro. In casa non ha siglato nemmeno una realizzazione, eppure il portiere dei Bhangra si è dovuto chinare nove volte per raccogliere la palla dal fondo della sua rete. Lievemente meglio è andata durante le recenti amichevoli, sebbene non si possa certo gioire per il pareggio interno (2-2) contro Hong Kong.
Dei 21 giocatori attualmente in rosa, inoltre, oltre la metà proviene dalle due squadre che maggiormente contribuiscono alle fila della nazionale: il Mahindra United e il Mohun Bagan Ac, mentre 5 o 6 giocatori provengono dall'East Bengal Club e dal JCT Mills.
Ben presto però le cose, come detto, potrebbero cambiare: bisognerà vedere se, come pare, il settore industriale indiano supporterà il movimento calcistico. Per aiutare i propri beniamini ad elevarsi ad un livello mondiale, il presidente della CII (Confederation of Indian Industry) Sunil Mittal ha dichiarato che alcune delle principali aziende nazionali potrebbero "investire" nel calcio locale. Mittal si è spinto anche oltre, annunciando di voler tradurre in realtà il sogno di milioni di indiani: vedere la propria nazionale ai mondiali di calcio.
L'India ha il suo sport fondamentale nel cricket, ha poi ricordato Mittal durante una sessione interattiva cui ha partecipato anche il capo della FIFA Joseph Blatter, aggiungendo che "il calcio ora può avere un'opportunità mai avuta prima". Non si tratta solamente di soldi e finanziamenti concessi (in realtà) a titolo di investimento dalle principali aziende industriali del subcontinente. Si tratta anche di considerare e valutare pienamente quella che è la vera forza dell'India, che ha una popolazione per ampiezza seconda solo a quella cinese, in cui il 54% dei cittadini ha meno di 25 anni.
Le imprese non possono giocare a calcio (e non di soli soldi può vivere il movimento calcistico nazionale) ma il denaro può aiutare questa enorme massa di potenziali, futuri, campioni: diverse le adesioni già raccolte. La Bharti Enterprises, ad esempio, colosso nelle telecomunicazioni, o ancora il gruppo Essel, sembrano pronte a scommetterci





