BANGKOK: E' stata finalmente elaborata la prima versione della nuova costituzione thailandese messa a punto da un apposito comitato nominato dal consiglio militare insediatosi al governo a seguito del colpo di stato dello scorso settembre.
La bozza sarà presentata al pubblico alla fine del mese per poi essere sottoposta a referendum nazionale. Nonostante il riserbo mantenuto sull'operato del comitato, sono tuttavia già circolate numerose indiscrezioni in merito ai punti principali che saranno disciplinati dal nuovo testo costituzionale.
In primo luogo, l'obiettivo primario della costituzione sarà costituito dalla limitazione dei poteri dei politici eletti al governo, al fine di evitare il ripetersi di situazione analoghe a quelle che avevano visto coinvolto l'ex primo ministro Thaksin Shinawatra, accusato su più fronti di atti di abuso di potere, corruzione e conflitto di interesse.
La nuova carta costituzionale, inoltre, limiterà la durata della carica di premier ad un periodo massimo di due mandati quadriennali, disporrà la riduzione del numero dei membri del parlamento dagli attuali 500 a 400, mentre scenderà da 200 a 160 il numero dei senatori, i quali non saranno più eletti ma nominati da giudici o altri personalità indipendenti
Un'ulteriore rilevante modifica sarà infine rappresentata dalla percentuale di voti parlamentari necessari per avviare una mozione di sfiducia contro il Primo Ministro, che scenderà ad un quarto dei membri dagli attuali due terzi.
E' stata invece definitivamente cassata la proposta che aveva sollevato negli ultimi mesi le vivaci proteste di gran parte della popolazione, vale a dire la nomina come capo di governo di un premier non democraticamente eletto.
Nonostante ciò, la nuova costituzione è destinata ad alimentare ulteriore polemiche legate al fatto che sono in molti a ritenerla un testo ben lontano dal rappresentare quel modello di democrazia che i generali thailandesi avevano promesso di instaurare a seguito del colpo di stato. La nuova costituzione sarà ora sottoposta a referendum popolare cui farà seguito, secondo i proclami dell'esercito, lo svolgimento di democratiche elezioni.
Nel frattempo si è svolta la scorsa settimana una protesta silenziosa da parte di un nutrito gruppo di monaci, circa duecento, che si sono radunati di fronte al parlamento di Bangkok per invocare l'inserimento nel testo costituzionale di una specifica norma che elevi il buddismo a religione di stato della Thailandia.
Vestiti con i tradizionali abiti di colore arancione e seduti su delle sedie di legno, i monaci si sono raccolti in preghiera ed hanno diffuso un documento nel quale hanno preannunciato per il prossimo 25 aprile una massiccia massa di protesta che coinvolgerà secondo le loro stime almeno duecentocinquantamila monaci.
In Thailandia più del 90 per cento dei 64 milioni di abitanti è di religione buddista, mentre il resto della popolazione è musulmano, prevalentemente nel sud del paese, o cristiano.
Nel 1997 una campagna analoga fu successivamente interrotta per il timore di creare una spaccatura troppo marcata all'interno della società thailandese.
I motivi alla base della richiesta devono essere individuati nel tentativo di limitare la crescita esponenziale che la religione musulmana sta registrando nelle aree meridionale del paese, dove da più di tre anni i separatisti islamici hanno avviato una campagna di violenza per rivendicare l'indipendenza dal governo centrale.
Nessuna delle precedenti costituzioni della Thailandia ha mai dichiarato il buddismo come religione di stato, sebbene il testo costituzionale attualmente in vigore statuisca che il re debba professare la religione buddista.





