TOKYO: Continuano le pianificazioni d' investimento giapponese nel campo della produzione e sviluppo delle risorse energetiche in Asia. L'ultimo accordo risale all'inizio di questa settimana e ha visto nascere l'intesa fra Giappone e India, sancita simbolicamente nella stretta di mano fra il vicepresidente della Indian Planning Commision, Montek Singh Ahluwalia e il Ministro dell'Economia, Commercio e Industria giapponese (METI), Akira Amari.
L'incontro si è tenuto qui a Tokyo nella giornata di lunedì e rappresenta il primo passo di un progetto concreto che vedrà il Giappone impegnato in una serie di investimenti atti a sostenere lo sviluppo delle risorse indiane ma soprattutto a trasferire conoscenze e tecnologie atte a salvaguardare il risparmio energetico. Tema importante in un paese come quello indiano che, nella sua recente corsa al rapido e dirompente sviluppo economico, rappresenta una delle realtà maggiormente a rischio, insieme al vicino gigante cinese, per il rispetto degli standard internazionali di sicurezza ambientale sanciti dal protocollo di Kyoto. L'india ha aderito alle disposizioni dettate dal protocollo nell'estate del 2002 ma fatica a controllare la portata delle attività produttive in continua crescita nel rispetto degli standards. Ecco perché l'incontro di lunedì rappresenta anche l'inizio di una fase "post protocollo di Kyoto" e che mira ad avviare la pianificazione di un nuovo tavolo di trattative e di disposizioni di salvaguardia ambientale a partire dal 2012, anno in cui scadrà la coercizione applicativa per gli stati aderenti delle regole sancite dal trattato.
La prima parte dell'incontro ha ripercorso l'ordine delle argomentazioni già dirette dall'interlocutore giapponese in occasione della concertazione con il premier cinese Wen Jiabao in visita ufficiale nei primi giorni d'aprile. Si è menzionato, perciò, alla necessità di implementare le modalità produttive delle risorse energetiche fino a garantire il fabbisogno e parallelamente raggiungere tale scopo nell'ottica della salvaguardia ambientale. Basti pensare a tal proposito che la richiesta d'energia da parte del gigante indiano segna di anno in anno un aumento del 6%. Autorevoli ricerche condotte dalla International Energy Agency tracciano, difatti, un rialzo del bisogno indiano di petrolio del 3,4% solo per l'anno 2007 con un consumo pari a 2,7 milioni di barili al giorno. In tale ottica di consumo di greggio il ruolo strategico giapponese verrebbe giocato, come nei confronti del partner cinese, in un'attenta attività di consulenza e pianificazione della modalità di risparmio di petrolio e parallelamente all'avvio di uso più pulito del carbone.
La gestione del carbone in un'ottica di salvaguardia ambientale, difatti, preme molto alla controparte giapponese dato che rappresenta non solo la fonte primaria di Cina e India nella soddisfazione dei propri bisogni energetici, ma è anche il materiale più a rischio nell'emissione di gas nocivi nell'intensificazione dell'effetto serra del pianeta, molto più dei gas derivanti dalla combustione del petrolio. Ricordiamo a tal proposito il fallimento del tentativo giapponese di includere Cina e India nella lista dei paesi aderenti a un progetto di riduzione dei gas nocivi in previsione della fine dell'applicazione coercitiva del protocollo di Kyoto; anche se, la chiara discussione del problema nella fase d'incontro fra India e Giappone, qui a Tokyo, probabilmente segnala l'intenzione del governo Indiano a distinguersi e, nel contempo, a distaccarsi dalla linea politica del silenzio in materia di uso scorretto delle risorse carbonifere tenuta dalla controparte cinese.
Al contrario risultano essere ben 35 i Paesi aderenti alla chiara disposizione di riduzione dell'emissione di gas nocivi nell'ampliamento dell'effetto serra, all'infuori appunto di Cina, India ma soprattutto Stati Uniti, rivelatosi come il maggiore inquinatore del pianeta.
La seconda parte del colloquio ha visto invece la trattazione di un tema altrettanto spigoloso ma fondamentale non tanto per questioni di salvaguardia ambientale quanto per portata geopolitica. Il portavoce del governo indiano ha difatti menzionato alla necessità d'adesione per il proprio Paese ad un progetto d' implemento del nucleare. Sviluppo che condurrebbe l'India alla sottoscrizione di un trattato con gli Stati Uniti per l'accesso indiano alle tecnologie nucleari statunitensi. Ahluwalia ha riferito a tal proposito l'interesse indiano nel godere di un appoggio e consiglio dalla controparte giapponese in materia e lungo il realizzarsi della cooperazione, consapevole del fatto che esistono però degli ostacoli in materia. Il Giappone infatti ha messo appunto un documento con cui rifiuta il sostegno in cooperazione multilaterale con partners che non aderiscono al trattato di non proliferazione del nucleare, fra cui rientrano sia US che India. Divieto questo che potrebbe seriamente compromettere la riuscita della collaborazione indo-americana in materia nucleare, dato che a livello internazionale per l'applicazione di un trattato di questo tipo, occorre l'approvazione del Nuclear Suppliers Group, l'insieme dei fornitori di nucleare composto da ben 45 stati membri e in cui il Giappone riveste ovviamente un ruolo chiave.
La linea giapponese sembra mantenere rigore e serietà per quanto concerne la questione ambientale e difficilmente permetterà all'India di trattare la questione con sottigliezza e pressappochismo. Anche se, dall'altra parte, l'interesse del governo di Abe sembra realmente ambire al ruolo di coordinatore assoluto della politica bilaterale nei commerci e di trasmissione di tecnologie con le poderose neo potenze economiche asiatiche, Cina e India in primis. Ambizione che può essere sfiorata solo attraverso una linea di dialogo e di concessioni. La rivalità, in tal senso, degli USA, partner storico del Giappone, o più che altro oserei dire "storico amico di facciata", è forte così come è forte la paura statunitense di ritrovarsi ecluso da un gioco di potere che vedrebbe le potenze asiatiche unite in relazioni diplomatiche ed economiche dalla straordinaria consistenza, tale da ribaltare gli assetti del controllo geopolitica internazionale.





