PECHINO: Agli inizi d'aprile, in Cina si è assistito alla messa in onda del primo talk show a tematica apertamente omosessuale.
Trasmesso in rete, la serie in 12 puntate di "Tongzhi Yi Fanren", Queer as Folk appunto, in riferimento alla celebre serie televisiva, si propone di aprire la mente di un paese dove l'omosessualità è stata considerata una malattia mentale fino al 2001, quando venne ufficialmente tolta dalla lista della Chinese Classification and Diagnostic Criteria of Mental Disorders (Classificazione e criteri diagnostici delle malattie mentali) dell'Associazione Psichiatrica Cinese.
Il programma, congiuntamente condotto da Xiao Gang e Didier Zheng, laureato alla Sorbonne e ora attivista della Chi Heng Foundation a favore degli orfani malati di AIDS, affronterà le problematiche sociali degli omosessuali cinesi attraverso interviste, ospiti e professionisti.
Dalla fine dell'epoca maoista la Cina è indubbiamente diventata più tollerante nei confronti della comunità gay e lesbica, arrivando ad attivare hot lines e ad offrire test gratuiti per malattie trasmissibili sessualmente. Metropoli quali Pechino, Shanghai e Canton contano ormai numerosi locali apertamente gay e centri di supporto, ma nelle zone più rurali la tradizione la fa ancora da padrone e le idee sulla famiglia e i rapporti sociali sono ancora dure a cambiare.
Uno dei due produttori, Xiao Gang, si augura che "...dopo questo programma l'omosessualità non sia più un problema e che la società diventi più tollerante e comprensiva", sottolineando fra l'altro come "...malgrado l'elevato numero di persone facenti parte della comunità gay cinese, la gente non ha ancora una comprensione esaustiva di questa comunità che, di conseguenza, è soggetta a fortissime pressioni e difficoltà".
Se sopravvivrà ai raid delle censura, lo show è destinato a diventare un'icona nella lotta per il riconoscimento dell'esistenza di gay e lesbiche, che in Cina risultano ancora essere coperti da un forte tabù. Malgrado un potenziale pubblico di oltre 100 milioni di persone e la promozione dell'utilizzo di internet da parte del governo infatti, il rischio è che finisca nelle grinfie di quel estensivo sistema di sorveglianza e filtro che previene i residenti cinesi dall'accedere a materiali considerati osceni o politicamente sovversivi.
Ma non è facile: in un intervista rilasciata recentemente al portale omosessuale Fridae, Didier Zheng ha sottolineato come il governo abbia già iniziato a porre freni al format originale, impedendo che le questioni politiche vengano discusse apertamente e bocciando l'idea originaria di avere un forum con la partecipazione del pubblico nella seconda parte del programma. Ciononostante, lo show continua ad essere trasmesso e se è ancora magra la speranza che la TV di stato ospiti presto un programma di questo genere, è indubbio che il Paese di Mezzo ci stia facendo una gran bella figura.
Che sia tutta una mossa per abbellirsi davanti agli occhi stranieri o se si tratti di un effettivo cambio di atteggiamento è ancora da vedere. Rimane il fatto che con le Olimpiadi, la campagna del sorriso e l'economia in festa, la Cina comunista sta facendo di tutto per passare di grado ed andare finalmente a braccetto con quei paesi un tempo considerati decadenti.
E se così non fosse, pace all'anima loro! Rimane che ormai è successo e una volta aperta una porta di queste dimensioni, non sarà affatto facile tornare sui propri passi e magari un giorno potremo anche marciare al primo Gay Pride di Pechino.
Tongzhi Yi Fanren viene trasmesso il giovedì sera alle 23 (ora locale) dalla phoenixtv.com, di proprietà della Hong Kong Phoenix Satellite Television Holdings, ma gli episodi passati possono essere rivisti su blog.sina.com.cn/qafbeijing, che ne mantiene estratti on line.





