PECHINO: La Cina spinge gli investimenti stranieri ad ottimizzazione della potenzialità economico industriali nelle regioni occidentali. Non è una novità, ma una tendenza riscontrata da diversi anni e divenuta negli ultimi mesi ancora più netta e confermata dalle recenti affermazioni del vice ministro della Commissione per la riforma e lo sviluppo nazionale, Wang Jinxiang che ha fatto riferimento all'interesse del governo nell'agevolare ad ogni modo la politica della "porta aperta"" ai capitali stranieri che convoglieranno a sostenere progetti di sviluppo economico nelle aree occidentali della Repubblica Popolare.
I settori interessati sono principalmente quello chimico e finanziario, a cui fanno seguito l'industria dell'estrazione mineraria e d'intensificazione della produzione agricola attraverso nuove tecnologie. Il manifatturiero rimane inoltre il settore su cui la Cina intende convogliare maggiormente i capitali stranieri, sicura dell'assoluta competitività rappresentata dalla presenza di una manodopera efficiente e di basso costo. Ma, parallelamente, l'attenzione sembra essersi spostata anche sull'high tech, per cui Pechino ha avviato da diversi mesi una fitta relationship con il vicino Giappone, finalizzata allo scambio di conoscenze e all'apprendimento in materia d'alta tecnologia. Ma non meno importante sembra essere poi l'attenzione rivolta al settore turistico e alla creazione di una serie di strutture, agenzie e servizi che inducano e agevolino lo spostamento di turisti proprio nelle regioni ad ovest.
Pur mantenendo un tono propositivo e di grande fiducia nell'attenzione che gli imprenditori stranieri sapranno rivolgere alle regioni occidentali, Wang non nasconde una certa insoddisfazione per i risultati ottenuti fino ad oggi. Difatti benché si tratti di un programma di sviluppo che ha visto la sua nascita sei anni fa, concretamente i risultati tangibili in materia sono malamente percettibili e il dato relativo alla portata degli investimenti stranieri ottenuti fino ai giorni nostri raggiunge a malapena il 3% del totale di capitale rivolto dall'estero a sostegno e investimento nell'industria cinese.
Sicuramente una delle motivazioni di questo rallentamento nel programma di sviluppo è riscontrabile nei limiti e nelle carenze gestionali di molte aziende cinesi incapaci di valorizzare appieno l'investimento acquisito, o nell'apparato obsoleto di molti impianti che richiedono da controparte straniera un intervento di modernizzazione e di valorizzazione attraverso l'uso di bio energie e lo sfruttamento delle corpose risorse minerarie della zona.
Una via libera molto augurato e burocraticamente agevolato dal Governo quello degli investimenti rivolti ad ovest, ma su cui sembra pesare una clausola importante: "Siamo d'accordo che il capitale straniero venga impiegato per conseguire alti profitti a favore degli investitori stranieri" spiega Wang "ma pretendiamo che nel fare ciò si persegua un miglioramento delle condizioni di vita per tutti i lavoratori impiegati, compresi i migranti". Difatti pare che l'amministrazione centrale non consentirà piani d'investimento di grandi portata, per cui si verificherà la necessità d'adesione di lavoratori migranti, nel caso in cui non sià però garantita loro, dall'azienda stessa, una più che degna risistemazione, in termini di qualità di vita, nella destinazione di lavoro.
L'attenzione del Governo, poi non mira solo a valorizzare l'attenzione straniera alle potenzialità economiche delle regioni occidentali, ma ha pianificato un vero e proprio programma di ridimensionamento culturale e d'attrattività sociale interna; basti pensare all'offerta lanciata negli ambiti accademici con cui si propone l'accesso gratuito e un sostegno economico a carico dello Stato, per gli studenti che decideranno di spostarsi a studiare nelle università presenti nelle province dell'ovest.





