I giapponesi e il sesso: i giovani lo praticano tardi ma di più e con passione.

I giapponesi e il sesso: i giovani lo praticano tardi ma di più e con passione.
10 Maggio 2007
TOKYO: I giovani giapponesi e il sesso. Un argomento che riconduce la propria portata a dinamiche di carattere culturale oltre che sociale. Una ricerca condotta dal Ministero della Salute giapponese in collaborazione con la Japan Family Planning Association, che ha coinvolto circa 3000 uomini e donne fra i 16 e i 49 anni, ha dimostrato come le giovani coppie giapponesi diventino sempre più attente, col passare delle generazioni, alle dinamiche sessuali, soprattutto nel conferire alla prima esperienza un carattere simbolico oltre che di crescita personale e psicologica davvero notevole. Al contempo si è alzata l'età in cui i giovani vivono il loro primo rapporto sessuale, come se la curiosità venisse frenata o, ancor meglio, stando al parere di molti ragazzi intervistati dal gruppo di esperti, venisse alimentata nell'attesa della prima notte consumata.

Secondo i dati raccolti e pubblicati oggi sulla stampa giapponese, si è assistito ad un graduale spostamento della fascia d'età in cui viene consumata la prima esperienza sessuale: sono in minoranza difatti i giovani (in particolar modo ragazzi) che dichiarano di aver avuto la prima esperienza fra i 16 e i 19 anni e in aumento quelli che rivelano di essersi coinvolti sessualmente la prima volta fra i 20 e i 24 anni. Alla domanda degli intervistatori che chiedono se tale cambiamento fosse dovuto a mancanza di interesse, ben l'80% degli intervistati risponde dicendo che pur desiderando di provare, sperimentare e lasciarsi andare nel piacere della prima volta, ha preferito aspettare per dare più valore all'esperienza stessa. Un dato interessante se si tiene conto di come la cultura giapponese non preveda nessuna condanna morale, né tantomeno religiosa (sia nella prospettiva scintoista che in quella buddista) al consumo della prima volta al di fuori del vincolo matrimoniale, cosa che invece è fortemente inculcata dalla morale cattolica in molti Paesi occidentali.

"Perché fare l'amore prima di sposarsi o senza voler fare figli è tsumi (peccato)?" mi sono sentito spesso chiedere da Soichiro, mio caro amico, in alcune serate a Tokyo "credo sia tsumi o un offendere l'altro il fare l'amore senza alcun interesse o coinvolgimento vero, anche solo fisico, semplicemente perché si è sposati". Domande e considerazioni che ben si addicono ai dati della ricerca e che rivela il reale interesse dei giovani giapponesi a praticare il sesso in una prospettiva priva sì di moralismo o conformismo sociale, ma vincolata dall'etica del coinvolgimento personale e del rispetto del partner. Un'etica laica che trovo di grande interesse.

Ma, tornando ai dati della ricerca, ancor più importante è il paragone, condotto dalla commissione specializzata, sul motivo che ha spinto la coppia al passo della prima volta. Gli intervistati, tutti giovani fra i 16 e i 25 anni hanno risposto che è avvenuto perché lo volevano davvero e lo avvertivano come un passo importante per la propria crescita di coppia e d'intesa emotiva, mentre alla stessa domanda, la generazione di uomini e donne fra i 40 e i 45 anni hanno risposto semplicemente "Non so, è solo accaduto senza un motivo particolare".

Accanto al valore simbolico che i giovani sembrano associare alla loro prima volta molto più di quanto non fatto dai loro genitori, dalle colonne del Mainichi Shinbun si legge un altro dato estremamente importante. Ben l'82% dei ragazzi intervistati dichiara di aver usato il contraccettivo e di avere ben chiari i rischi correlati ad un'attività sessuale priva di protezioni. "E' una generazione attenta al safe sex" spiega il Dott .Kunio Kitamura della Japan Family Planning Association "e che si approccia ad ogni tipo di esperienza sessuale senza falsi moralismi ma con grande coscienza e rispetto di sé stessi e del proprio partner"

Lo studio pubblicato oggi sembra voler ridimensionare il mito di una società intrisa di "nascosta e lecita perversione sessuale" così come spesso è descritta la realtà giapponese dai media o da alcune ricerche dal limitato profilo scientifico. Se è vero che Tokyo offre per quanto riguarda "il mercato del sesso e della personale perversione sessuale" una serie di opportunità allettanti e assolutamente legalizzate, queste sembrano attrarre sempre meno le giovani generazioni, che per quanto concerne la sessualità sembra stia instaurando un buon rapporto nella comunicazione di coppia più di quanto avveniva in passato, in una prospettiva dettata dall'etica personale e nel perseguimento del piacere reciproco sia esso fisico che sentimentale.

Se però i giovani giapponesi sembrano essere interessati al sesso in una sfera "rinnovata", di grande slancio e di comunicazione, il silenzio di coppia e i problemi sessuali di tradizionale eredità sociale sembrano colpire ancora le coppie di mezza età. Secondo le statistiche pubblicate dalla Japan Family Planning Association e dal ministero della salute e del walfare ben il 35% delle coppie sposate non pratica più alcuna attività sessuale se non sporadiche volte. Il dato rivela un aumento della perdita di interesse per la vita sessuale di coppia di ben oltre il 3% solo da 2004. La causa di questa tendenza è data allo stress, alla stanchezza al poco tempo. Motivazioni che però non sembrano convincere i lavoratori più giovani. Sul perché di questo disinteresse di coppia al sesso, gli intervistati fra i 25 e i 30 anni rispondono difatti che il problema non è solo del sistema lavorativo e della società giapponese dal ritmo intenso e dallo stress dilagante, bensì dall'assenza di comunicazione e dagli strascichi di un tradizionalismo culturale che ha spesso ammutolito i reali bisogno della coppia e della donna in primis.

"Tendiamo sempre a pensare che le nuove generazioni siano smodate e tendenti ai costumi più pericolosi" conclude Kitamura "Ma la ricerca condotta ci aiuta a capire come in realtà la tendenza sia contraria e come oggi siano proprio i più giovani a vivere la sessualità con grande spirito di responsabilità e rinnovato interesse".


Paolo Cacciato
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