L'Opera House di Guangzhou: Intervista a Simon Yu

L'Opera House di Guangzhou: Intervista a Simon Yu
11 Maggio 2007
GUANGZHOU -- Porta la firma di Zaha Hadid - la celebre architetto iraniana operativa a Londra - e diventera' presto il polo di riferimento per le arti e lo spettacolo del Sud della Cina. Si tratta dell'Opera House di Guanzhou, un progetto da 46.000 mq e da 120 milioni di US$ di investimento con cui la capitale Cantonese si appresta a rilanciare la propria immagine culturale agli occhi del mondo.

Simon Yu, 34 anni, nato e cresciuto ad Edimburgo da famiglia di origine hongkonghina, e' uno degli architetti progettisti dello Zaha Hadid Architects Studio londinese; e' arrivato a Guangzhou alla fine del 2004 ed e' lui ad avere il compito di portare a termine quest'opera colossale entro l'inizio del 2008.

EC: - Cinese d'origine, britannico d'adozione e formazione: Zaha Hadid sceglie sempre cosi' ad hoc i collaboratori per i propri progetti?

SY: - Ebbene si', effettivamente gli occhi a mandorla devono essermi stati d'aiuto in qualche modo... Si e' sentito spesso parlare di come la Cina negli ultimi decenni sia diventata un enorme cantiere a cielo aperto, pronto ad accogliere ogni sorta di sperimentazione architettonica, spesso fino al limite del buon gusto; cio' nonostante e' ancora un Paese fortemente ancorato alla tradizione, specie se lo si va a toccare in cio' che riguarda il proprio patrimonio storico-culturale.
Zaha Hadid sapeva bene che per costruire un'Opera House a Guangzhou di certo inizialmente sarebbe stato necessario vincere una serie di diffidenze locali e cosi' ha scelto me, diciamo pure una sorta di mediatore culturale... Per me e' stata semplicemente la grande occasione, lavoro per Zaha dal 1995 ma questo e' il mio primo "grande progetto" e il fatto di realizzarlo in Cina ha per me un significato ancora maggiore.

EC: - Quando parli di "diffidenze locali" a cosa alludi esattamente? Quali sono state le maggiori difficolta'?

SY: - Inizialmente i cantonesi si aspettavano un progetto piu' tradizionale, proprio per la funzione stessa che l'edificio andava ad assolvere, ossia quello di custode di una tradizione teatrale antichissima, il teatro kunqu...Ma si e' trattato solo di una prima reazione, una volta spiegato il progetto e' apparsa subito evidente la volonta' di Zaha Hadid di ispirarsi alla cultura cinese e la diffidenza e' stata superata.
Le difficolta' no, quelle chiaramente persistono tutt'ora e sono facilmente immaginabili da tutti coloro che abbiano avuto modo di lavorare in Cina. Il nostro progetto in particolare e' finanziato dal governo cinese, il che significa dover affrontare iter burocratici interminabili e al tempo stesso lavorare a ritmi frenetici per far fronte ad una tempistica, quella cinese, che e' da brivido... I cinesi sono abituati a tirar su' interi quartieri nel giro di un paio di mesi, non ammettono dilatazioni temporali, neppure se si tratta di un progetto di Zaha Hadid. Per noi che siamo abituati a lavorare sui dettagli, questa e' stato probabilmente il maggior impedimento.

EC: - Prima parlavi di tradizione...Zaha Hadid e' nota in tutto il mondo per la sua creativita' innovativa (pensiamo al progetto per il Museo di Arte Contemporanea a Roma!), non e' azzardato associare al suo nome la parola "tradizione" ?

SY: - No, non lo e', specie se si considera la genialita' con cui ha saputo servirsene, della tradizione.
Il progetto dell' Opera House e' stato ribattezzato da molti "the two stones project", in quanto si realizza intorno a due aree ben distinte, il cui fulcro sono proprio due pietre, due sassi che Zaha Hadid ha voluto fossero prelevati direttamente dal Zhujiang, il fiume di Guangzhou. Un gesto volutamente simbolico, che le e' valso l'apprezzamento e la fiducia dei cantonesi e che al tempo stesso ha concesso carta bianca al suo estro creativo.
La prima area e' il Gran Teatro, con i suoi 1800 posti a sedere, mentre la seconda e' una Multipurposal Hall, 400 posti a sedere con coffee-shop ed altri spazi ricreativi. Il tutto concepito all'insegna della continuita' spaziale, per cui gli ambienti si susseguono in tutta armonia, grazie soprattutto ad uno studio attento degli angoli. Vedi, la tradizione in fondo ha servito da spunto per realizzare qualcosa di decisamente innovativo...


EC: - L'Opera House fa parte del "Zhujiang Xincheng Project", un progetto volto a rinnovare l'aspetto delle rive del fiume cittadino attraverso la costruzione di nuovi centri culturali, tra cui il Guangdong Museum, la Guangzhou Library e il Guangzhou Children's Palace. Come interpreti questa improvvisa "sete di cultura" a Guangzhou?

SY: - Quello che sta succedendo a Guangzhou, sta in realta' succedendo un po' in tutte le maggiori citta' cinesi. Partendo dalla National Opera House di Pechino, ormai in tutte le citta' cinesi c'e' o e' via di costruzione un'Opera House... e' una sorta di status symbol culturale, per cui piu' e' estrosa, piu' e' stupefacente e meglio e'.
Vero e' che a Guangzhou i progetti in corso di sviluppo sono piu' di uno... a mio avviso il motivo e' che Guangzhou sta cercando di liberarsi da una sorta di complesso di inferiorita' culturale, potremmo riassumerlo nel motto "non solo business"?

EC: - Simon Yu, architetto londinese: da un punto di vista professionale, cosa ti sta insegnando l'esperienza a Guangzhou?

SY: - Mi ha ricordato l'importanza che ha il contesto in cui l'opera architettonica deve essere inserita: un'opera house cinese e' strutturalmente diversa da un'opera house occidentale, per esempio occorre attribuire una maggiore enfasi alle luci e ai suoni sintetici, due ingredienti fondamentali della rappresentazione teatrale Cantonese (per cui il nostro Gran Teatro e' concepito su linee di forza 3-D, in modo che da ciascuno dei 1800 posti a sedere si possa godere della stessa visibilita' e della stessa acustica); o piu' banalmente i posti a sedere v.i.p. non sono sul loggione ma al centro della platea...
Ma piu' di tutto, credo mi abbia insegnato ad adattarmi, a riuscire ad ottenere il massimo, a perseguire ostinatamente la perfezione anche in un contesto che per molti versi ottimale non e'. E non da ultimo, mi ha permesso di constatare i vantaggi del net-working, senza il quale non sarei riuscito ad arrivare ai risultati attuali.

EC: - Quindi l' esperienza in Cina promossa?

SY: - Promossa a pieni voti.


Enrica Costamagna
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