Hong Kong, presente e futuro tra benessere e contraddizioni

Hong Kong, presente e futuro tra benessere e contraddizioni
15 Maggio 2007
HONG KONG: Sono ormai trascorsi quasi dieci anni dalla fatidica data del 1 luglio 1997, quando gli inglesi restituirono alle autorità cinesi la sovranità su Hong Kong, sancendo la conclusione di 156 anni di dominio coloniale. Se all'alba di quel giorno non furono pochi coloro che temettero che l'avvento delle truppe cinesi potesse far presagire una lunga e difficile fase di instabilità per l'isola, oggi quei timori sono soltanto un lontano e sfumato ricordo. Il vero esercito di Hong Kong è oggi costituito dall'imponente numero di banchieri, avvocati, manager e uomini d'affari che gravitano nelle strade e negli uffici della città ed ogni giorno scrivono una nuova pagina del capitalismo locale.
Oggi Hong Kong rappresenta il sesto mercato azionario più grande del mondo e, dopo aver scavalcato New York lo scorso anno, è secondo solo a Londra per volume di offerte pubbliche di acquisto. Il porto dell'isola, circondato da una fitta massa di grattacieli, costitusce il secondo porto al mondo per numero di scambi e spedizioni.
Secondo una speciale classifica stilata ogni anno dalla Heritage Foundation di Washington, Hong Kong è stata riconosciuta per il tredicesimo anno come l'economia più libera al mondo. I motivi addotti per il conferimento di tale posizione sono stati il ridotto livello di pressione fiscale, l'apertura e gli incentivi agli investimenti, nonché la mancanza di tariffe.
Come spesso accade, tuttavia, non tutti i cambiamenti occorsi a far data dal 1997 si sono rivelati fonti di benessere. Oggi la città è costantemente avvolta da una cappa di smog che rende la qualità dell'aria decisamente insopportabile, tanto che lo scorso anno in ben 41 occasioni il governo ha invitato a non uscire di casa coloro che fossero affetti da asma o da patologie cardiovascolari.
Hong Kong si trova inoltre oggi a dover affrontare delle sfide competitive sempre più agguerrite con altre dinamiche città asiatiche quali, ad esempio, Shangai e Singapore. Larga parte della popolazione lamenta la mancata attuazione delle riforme democratiche che le autorità avevano promesso nel recente passato, mentre il gap tra la popolazione ricca ed i poveri continua a crescere inesorabilmente.
Secondo l'accordo conosciuto con lo slogan "Un paese, due sistemi", a far data dal 1997 Hong Kong è divenuta una regione ad amministrazione speciale della Repubblica Popolare Cinese, per cui il governo di Pechino si è impegnato a garantire per 50 anni piena autonomia alla città con l'eccezione del diritto di difesa e della politica estera. Pertano le autorità cinesi al momento non interferiscono minimamente nello stile di vita e nella determinazione delle strategie economiche di Hong Kong, che ha mantenuto la propria valuta, il dollaro di Hong Kong, una posizione autonoma nella World Trade Organization ed il proprio sistema legale e giudiziario ereditato dal common law britannico.
Nel timore che l'avvento del governo cinese potesse compromettere la vitalità economica del paese, dal 1984 al 1997 più di mezzo milione di persone, circa un dodicesimo della popolazione di Hong Kong, aveva abbandonato il paese, così come un notevole numero di aziende europee e statunitensi. Il premio Nobel per l'economia Milton Friedman aveva pronosticato nel 1997 che nel giro di due anni il governo di Pechino avrebbe imposto il controllo sui capitali e abolito il dollaro di Hong Kong. Ma tutto ciò non è successo e le autorità cinesi sono rimaste fedele ai patto "un paese, due sistemi" siglato nel 1984 da Margaret Tatcher e Deng Xiaoping.
Negli ultimi tre anni l'economia di Hong Kong è cresciuta mediamente del 7,6%, mentre le quotazione degli immobili hanno raggiunto valori ormai vertiginosi e nessuno teme che possa riproporsi una crisi analoga a quella sofferta nel 1997 dalle economie asiatiche.
In termini di ricchezza personale, Hong Kong presenta il più alto tasso di milionari, con una percentuale pari a 29 su una popolazione di 7 milioni, il che significa che 1 residente di Hong Kong su 50 possiede almeno un milione di dollari americani. In tale contesto a farla da padroni sono le grandi banche e gli istituti finanziari quali UBS, Bank of China e Goldman Sachs.
Per far si che il mercato di Hong Kong rimanga appetibile per i grandi investitori stranieri, il Capo Esecutivo dell'isola, Tsang, rieletto lo scorso anno, ha individuato le quattro priorità che ha promesso di difendere nel corso del suo mandato: un mercato borsistico ben regolato, il sistema legislativo britannico, la libertà degli organi di stampa e la lotta serrata alla corruzione. Lo scorso anno Hong Kong si è classificata al sedicesimo posto tra le nazioni meno corrotte al mondo, posizione migliore rispetto a Germania, Stati Uniti e Giappone. La Cina si è classificata al settantesimo posto.
Hong Kong potrà anche godere di un'occasione di celebrità nelle Olimpiadi di Pechino 2008, poichè, essendo insieme a Macao l'unico territorio cinese in cui le corse dei cavalli sono legali, ospiterà le gare equestri della competizione olimpica.
A gettare un'ombra sul felice momento di Hong Kong vi è peraltro la rivalità con la capitale commerciale della Cina, vale a dire Shangai, il cui mercato azionario si sta dimostrando assai più vitale e dinamico, così come più attivi e intensi sono i traffici internazionali nel porto locale.
La rivalità con Shangai, l'endemico problema dell'inquinamento atmosferico, la riduzione del gap tra ricchi e poveri e l'introduzione di un effettivo sistema democratico sono dunque le sfide principali che le autorità di Hong Kong dovranno fronteggiare nei prossimi anni. E sono in molti a credere che se il capo esecutivo Tsang avrà l'abilità di gestire al meglio queste sfide, allora Hong Kong si affermerà definitvamente come l'astro incontrastato dell'economia asiatica per i prossimi decenni.


Fabio Grandin
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