NEW DELHI: Sulle pagine del Corriere Asia, appena qualche mese fa, parlammo del pericolo "pirateria informatica" che permeava l'India, sottolineando come il fenomeno fosse in rapida e inarrestabile espansione, e specificando ulteriormente quali provvedimenti fossero stati presi dal governo indiano per arrestare i reati di tale tipo.
Da allora a oggi poche sono le novità provenienti dalle autorità indiane, mentre sono sempre più impressionanti le cifre che denunciano quella che è diventata oramai un'illegale abitudine. L'India parla apertamente di lotta alla pirateria musicale, ma i numeri parlano ancora più chiaro delle azioni di governo: le stime di perdita del settore dell'entertainment comunicano 440 milioni di dollari bruciati dalla pirateria negli ultimi tre anni nel solo subcontinente, comprendendo, in tale cifra, le mancate vendite di cd, dvd, libri e software.
A essere presa particolarmente di mira è ancora la musica, tanto che secondo le più recenti perizie, un terzo dei prodotti musicali che circolano oggi nel Paese hanno provenienza illegale. Numeri senza alcun dubbio elevati, annunciati durante il World Intellectual Property Day, svoltosi il 26 aprile scorso a New Delhi, e organizzato dalla National Academy of Customs, Excise and Narcotis (NACEN) e dalla Federation of Indian Chambers of Commerce and Industry (FICCI).
Dal meeting è emerso che le cifre di cui sopra sono ancora più allarmanti se si pensa che secondo uno studio dell'Interpol gran parte di questi soldi andrebbero a finanziare il traffico di droga e il terrorismo internazionale. L'India finisce così con il ritrovarsi nella speciale watch list statunitense dei Paesi che maggiormente violano i diritti della proprietà intellettuale. Dodici nazioni che dovranno fare grandi sforzi per limitare i danni futuri e prevenire ripercussioni ancor più gravi, e che comprendono, oltre alla già citata India, anche Cina, Russia, Thailandia, Argentina, Cile, Egitto, Libano, Turchia, Ucraina, Venezuela, Israele.
La pirateria quindi -- come dichiarano le principali associazioni dei commercianti indiani -- uccide le idee, le invenzioni e la creatività degli artisti nazionali. Non solo: i costi della pirateria ricadono sui consumatori, i governi sono privati delle tasse sulle vendite, si perdono posti di lavoro, l'innovazione viene scoraggiata. A risentire particolarmente è anche il mercato nazionale della produzione cinematografica: Bollywood assiste impotente all'uscita delle proprie pellicole sulla rete pochi giorni dopo l'uscita nelle sale di tutto il Paese.
Un mercato talmente ricco da aver attratto le mire di organizzazioni terroristiche, che vedono nella pirateria cinematografica e musicale un semplice modo per fare soldi, sicuramente più conveniente e meno rischioso del traffico di narcotici, specialmente in un Paese senza alcuna effettiva normativa anti-pirateria.
Come rimediare a tutto ciò? Il risultato del meeting di aprile consiste in molte idee, alcune confuse, alcune molto precise. Come quella di abbassare i prezzi dei prodotti musicali, attualmente troppo cari, al fine di scoraggiare gli acquirenti di prodotti illegali. O intraprendere una strada ancor più in salita, quella di matrice tecnologica, che potrebbe giocare una parte importante nella protezione della proprietà intellettuale.
Ciò che appare chiaro è che le decisioni andranno prese ed applicate già nelle prossime settimane, se si vuole evitare che, nonostante la forte crescita, l'industria indiana dell'entertainment possa subire seri e irreparabili danni dai nuovi pirati di un mare fatto di soldi.





