Giappone: approvata la legge di facilitazione militare pro Usa

Giappone: approvata la legge di facilitazione militare pro Usa
25 Maggio 2007
TOKYO: Se si poteva pensare ad un leggero cambio nella strategia geopolitica giapponese dopo la visita ufficiale dell'anno scorso di Shinzo Abe in Cina, la prima all'estero in qualità di Primo Ministro, alcuni recenti sviluppi sono tornati a dimostrare quanto ancora sia stretto il legame tra Tokyo e Washington.

Risale a mercoledì l'approvazione definitiva di una legge, nata secondo l'autorevole Asahi Shinbun dietro pressioni americane, che si pone l'obiettivo di facilitare il piano di ricollocazione delle forze statunitensi presenti nell'arcipelago, piano nato sulla base di un accordo bilaterale del maggio 2006.
In base alla legislazione appena approvata, il governo centrale dispone la distribuzione di una certa quantità di sussidi da erogare alle municipalità che saranno coinvolte nel riassestamento, ma vincola la quantità di questi aiuti, e finanche la possibilità di riceverli, all'effettiva collaborazione delle amministrazioni locali alle operazioni.

Il palese intento di questa legge, definita da qualcuno "il bastone e la carota", è quello di spingere a più miti consigli le voci di protesta, istillando il timore di una riduzione, se non addirittura di una revoca, dei fondi governativi. Finora sembra però che l'effetto non sia stato sortito, in quanto si sono già registrate rimostranze a livello locale sia in merito alla legge che all'opportunità della ricollocazione delle forze americane.

Da sottolineare anche il coinvolgimento della Japan Bank for International Cooperation (Kokusai Kyoryoku Ginko), che dovrebbe contribuire a finanziare il trasferimento di 8000 marines americani, con le rispettive famiglie, da Okinawa all'isola statunitense di Guam.

Questo è solo l'ultimo degli episodi che hanno concretamente riaffermato l'orientamento strategico di Tokyo, preceduto la settimana scorsa dall'approvazione alla Camera Bassa del prolungamento della missione delle Forze Aeree di Auto-Difesa in Iraq.
Dopo il ritiro dell'anno scorso delle proprie truppe di terra, il Giappone ha continuato a mantenere nel paese un piccolo contingente aereo, con funzioni meramente di trasporto, che avrebbe dovuto terminare la propria missione questo luglio. Con la quasi certa approvazione in tempi brevi anche da parte della Camera Alta del provvedimento, le operazioni vengono invece prolungate di altri due anni.

L'alleanza con gli USA, assolutamente irrinunciabile per il Giappone, data l'attuale situazione in Corea del Nord, è però allo stesso tempo funzionale alle aspirazioni dell'attuale governo.

Uno degli obiettivi principali del programma di Abe è infatti una modifica costituzionale che permetta alle Forze di Auto-Difesa di non dover legare più la propria azione solo al campo dell'assistenza umanitaria, ma che invece consenta alle forze armate nipponiche di intervenire anche in conflitti che non coinvolgano direttamente il Giappone.
Come più volte ribadito negli anni, sebbene possieda il diritto di autodifesa, il Giappone non è in possesso del diritto di autodifesa collettiva, ovvero della possibilità di sostenere i propri alleati sotto attacco o impegnati in azioni militari.
Gli USA rivestono quindi la parte fondamentale dell'alleato a cui eventualmente bisognerebbe prestare soccorso, scenario immaginato sia nel caso di un'eventuale crisi in Corea del Nord che nell'infausta ipotesi di un conflitto tra Repubblica Popolare Cinese e Taiwan.

La limitazioni all'importazione della carne americana in Giappone, alcune divergenze sulle modalità di soluzione della questione Nord-Coreana, le differenze di vedute sul Protocollo di Kyoto, su questi ed altri affari USA e Giappone divergono, ma entrambi i paesi sanno di avere ancora troppo bisogno l'uno dell'altro per lasciare che l'ormai sessantennale alleanza si incrini in qualche modo.


Gigi Boccasile
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