PECHINO: La Cina ha presentato il suo primo Piano Nazionale sul cambiamento climatico.
Il rapporto esprime la volontà del paese asiatico di ridurre l'uso energetico di un quinto entro il 2010 e di incrementare da subito la produzione di energia rinnovabile.
Dunque maggior spazio a energia eolica, idrica, nucleare e maggior cura per gli impianti alimentati a carbone.
Una presa di coscienza molto importante per la Cina, che è a un passo dal superare gli Stati Uniti come paese leader nelle emissioni di gas serra.
Oltre ai buoni propositi però, il rapporto affronta anche la ben più spinosa questione delle responsabilità dei cambiamenti climatici.
Per Pechino la colpa ricade inevitabilmente sull'Occidente industrializzato, ben più imputabile per l'effetto serra in virtù dell'entità dei gas prodotti nel corso del secolo passato.
La Cina si dichiara paese in via di sviluppo, e per tanto pretende di non avere troppi obblighi nel dare un taglio alle emissioni.
Sebbene i leader del Paese garantiscano di volersi caricare sulle spalle la propria parte di responsabilità, la Cina non ha dubbi nel sostenere che le priorità oggi siano esclusivamente sviluppo sostenibile e sradicamento della povertà.
Quindi attenzione verso l'ambiente, ma non a spese dello sviluppo economico.
Il piano cinese è arrivato a pochi giorni dal G8, in programma dal 6 all'8 giugno, dove il problema del clima sarà uno dei punti cruciali.
La Germania, paese che ospiterà il meeting, ha già dichiarato di voler spingere per un nuovo protocollo sui cambiamenti climatici, per supplire all'accordo di Kyoto in scadenza nel 2012.
Il problema del "global warming" è stato toccato anche dal Segretario Generale delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon, che ha chiamato i maggiori capi di stato a un incontro sulla questione da svolgersi a settembre. L'ONU questa volta vuole essere in prima linea nel decidere dell'assetto del nuovo protocollo.
Per le sorti del riscaldamento globale, il piano presentato dalla Cina è una forte dichiarazione d'intenti, ma il paese asiatico paga il dazio di avere fin qui mancato quasi tutti gli obbiettivi ambientali che si era prefissato negli anni passati.
Per la Cina non sarà facile conciliare quello che è stato definito il proprio "diritto allo sviluppo" -che inevitabilmente passa da un'industrializzazione serrata- con il controllo delle emissioni.
Per adesso a tentare di colmare la distanza tra interessi nazionali e scopi globali ci sono 62 pagine di rapporto. La prima pietra di una lunga strada.





