PECHINO: Danone, la più grande multinazionale francese dell'alimentazione, ha intentato una causa legale contro la cinese Wahaha, accusandola di vendere succhi di frutta identici ai suoi. Il paradosso sta nel fatto che Wahaha è di fatto la rappresentante di Danone in Cina: le due aziende sono legate da una joint venture, che risale al 1996, finalizzata all'apertura di filiali.
Ma, proprio secondo questo accordo, Wahaha sarebbe tenuta a non fare concorrenza a Danone sul suolo cinese.
Zong Qinghou, fondatore e presidente della compagnia numero uno sul mercato cinese delle bevande, inizia il suo business nel 1987, vendendo latticini e ghiaccioli in una scuola di Hangzhou. Il successo è tale che
Wahaha, onomatopea del riso di un neonato, si amplia già nel 1991, rilevando la Hangzhou Canned Food Product Co. Nel 1994 l'azienda apre altri stabilimenti a Chongqing, espandendosi anche a Ovest.
Si arriva così al 1996, quando Wahaha entra nel gruppo Danone per aprire cinque nuove filiali. L'accordo prevede che Danone controlli il 51 per cento delle nuove unità produttive, il resto a Wahaha. La multinazionale francese partecipa addrittura alla proprietà del partner cinese, con un significativo 30 per cento.
Con il contributo di Danone, Wahaha modernizza i propri impianti e raddoppia la propria produzione tra il 1996 e il 1997.
Attualmente la compagnia cinese ha circa 70 controllate, 40 unità produttive disseminate per il Paese e impiega circa 10 mila persone.
Danone ha di recente accettato di investire altri 4 miliardi di yuan (circa 390 milioni di euro) nella joint-venture, in cambio del controllo di alcune filiali e del permesso di vendere alimentari sfruttando il marchio Wahaha.
In questo quadro, si inserisce il "casus belli" che ha spinto la multinazionale francese a ricorrere a vie legali: sarebbe infatti emerso che alcune delle filiali oggetto della contrattazione producono e distribuiscono già copie dei succhi Danone con il brand Wahaha.
Zong, "mister Wahaha", definisce la causa del partner-avversario "odiosa e ridicola". Secondo la compagnia di Hangzhou, Danone sta cercando di erodere il valore di mercato delle sue filiali cinesi, per spingerle a cederle a basso prezzo le unità produttive.
Ancora più duro è Shan Qining, portavoce della compagnia, secondo cui "l'addio di Danone al mercato cinese non è così lontano".
Per la multinazionale francese i guai in Cina non finiscono qui. A Shanghai, la settimana scorsa, migliaia di bottiglie di acqua minerale Evian - che è prodotta da Danone - sono state infatti sequestrate dalle autorità, perché sarebbero risultate contaminate da batteri tossici.





