La sferzata di Guglielmo Epifani: in Cina gli imprenditori italiani arrivano in ritardo

La sferzata di Guglielmo Epifani: in Cina gli imprenditori italiani arrivano in ritardo La sferzata di Guglielmo Epifani: in Cina gli imprenditori italiani arrivano in ritardo
12 Giugno 2007
MILANO: "Gli imprenditori italiani sono in ritardo. Solo diciassettesimi nella graduatoria dei paesi che investono in Cina oggi." E' con queste parole che Guglielmo Epifani, segretario generale della CGIL, entra nel vivo del dibattito dal Convegno tenutosi ieri sera presso la Fondazione Corriere della Sera a Milano nell'ambito della serie di incontri intitolato "Geografie Contemporanee". Moderatore della serata, il corrispondente del Corriere della Sera a Pechino Fabio Cavalera.

Le parole di Epifani risuonano dirette e colme di delusione: ben più abili e pronti nel saper sfruttare la grande opportunità cinese sono stati altri stati dell'Europa quali Germania, Gran Bretagna o Francia, ora presenti con un peso non certo irrilevante in settori nevralgici che vanno dall'industria automobilistica alle grandi opere, dall'alta velocità al settore bancario, in una Cina che da vent'anni a questa parte cresce con un incremento annuo del PIL del 9,8%.

Anche per quanto riguarda le iniziative politiche, continua Epifani, troppo poco si è fatto per colmare il ritardo accumulato in questi anni; urge quindi correre ai ripari attraverso la promozione di nuove cooperazioni commerciali e di sviluppo.

La soluzione? Secondo il segretario generale CGIL possiamo tuttavia ancora occupare degli "interstizi" rilevanti andando a investire in Cina per vendere in Cina tecnologia del Made in Italy, soprattutto perché quello è il mercato di sbocco.

Una grande opportunità viene sicuramente offerta dal mercato turistico anche se, con opinione convenibile Epifani sottolinea come poco si stia facendo anche per intercettare il turismo cinese, importante sia dal punto di vista ovviamente economico, ma strategico per quanto riguarda le possibilità di avvicinare e mettere in contatto persone di paesi e culture diversi.

Forza dei numeri della Cina che avanza, prosegue il segretario della CGIL, è che "se per esempio il 2% della popolazione cinese diventa ricco, abbiamo 30 milioni di persone che hanno la possibilità di viaggiare per il mondo; se poi queste persone si fermano sopra le Alpi ci troviamo di fronte all'ennesima occasione persa per il nostro paese. E per fare questo servono politiche di promozione mirate nei confronti della Cina, iniziative che già gli altri stati europei stanno portando avanti da tempo mentre noi ancora siamo lontani dall'intraprendere progetti in questa direzione".

Ospite della serata, insieme a Epifani, Han Dongfang, fondatore del primo sindacato indipendente in Cina, recentemente soprannominato il Lech Walesa cinese.
Persona rivoluzionaria per idee ma al contempo moderato per mezzi di attuazione delle medesime, è ottimista sulla possibilità di costruire una nuova coscienza dei lavoratori cinesi facendo rispettare leggi che già esistono ma che purtroppo non vengono applicate.
Dopo aver subito sulla propria pelle le limitazioni imposte dal regime di Pechino a seguito degli scontri di Tiananmen pagando con il carcere, e dopo un periodo negli USA, vive ora ad Hong Kong da dove coordina il China Labour Bulletin, periodico on line in prima fila nella difesa dei diritti dei lavoratori cinesi.


Jerry Fornari
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