NEW DELHI: Il 17 Gennaio di quest'anno su queste pagine intitolavamo un articolo in questo modo: "Sulla salute ci si può scommettere", focalizzando l'attenzione su alcuni progetti in fase di progettazione e di realizzazione all'interno dei confini indiani. Nell'articolo puntavamo lo sguardo sulle potenzialità espresse dal settore dell'healthcare, sottolineando la rapida espansione del relativo segmento di mercato in grado di poter replicare il boom ottenuto da quello dell'information technology, altro segmento del quale citavamo diverse assonanze.
Grandi aziende come Ecorts, Apollo, Fortis, Max, Wockhardt, Reliance, Paras, hanno sperimentato positivamente differenti iniziative in ambito sanitario, e altre ancora -- e non solo asiatiche -- si sono dimostrate sempre più interessate a ritagliarsi una fetta della vasta "torta del benessere". Oltre alle aziende private e a quelle a partecipazione pubblica occorre anche ricordare come le Università e le istituzioni locali e nazionali abbiano iniziato ad offrire con regolarità un'ampia gamma di servizi di formazione a beneficio del management della sanità, con immediati ritorni qualitativi sul livello di professionalità del settore.
Tra le aziende che avevamo citato come principali artefici del successo del settore dell'healthcare figurava anche il Gruppo Apollo Hospitals, uno dei più importanti del continente asiatico, che martedì scorso ha varato con soddisfazione l'Apollo "Health City", una cittadella della salute che si propone d'essere un modello internazionale di cura del sistema corporeo a 360°.
La città della salute di Apollo è infatti la prima di questo genere nel continente asiatico, e sebbene siano riscontrabili alcuni similari esempi in altre parti del mondo (soprattutto negli Stati Uniti), l'esperimento indiano pare poter fornire un nuovo elevato valore aggiunto al mercato globale della salute.
Il centro Apollo è in grado di fornire cure con differenti tipologie di medicine, tra cui le novità più recenti, occupandosi praticamente di qualsiasi malanno corporale esistente e annoverato dalla scienza contemporanea: all'interno vengono seguite oltre 50 specifiche categorie patologiche, e vi sono ben 10 centri di assoluta eccellenza, dal settore ortopedico all'oncologia, dalla cardiologia alle neuroscienze, senza trascurare l'altissima esperienza in materia di occhi e reni.
L'ospedale Apollo (sebbene il termine ospedale sia sempre meno presente nelle politiche di marketing del gruppo, sostituito dal vocabolo "città della salute"), si propone come un modernissimo centro multi specialistico, che per la complessità e la profondità del proprio sistema si è guadagnato l'appellativo di vera e propria "città".
Oltre che per le cure, all'interno del centro Apollo infatti c'è ampio spazio per le diagnosi, le ricerche, l'information technology, la medicina preventiva, l'educazione. Diversi i corsi di formazione già programmati per il prossimo futuro, così come i progetti di ricerca finanziati direttamente dalla compagnia.
L'ospedale è costruito su un'area di oltre 33 acri e, stando alle attuali possibilità, consente il soggiorno e il pernottamento a circa 300 persone, numero che, probabilmente, sarà destinato a salire rapidamente. Secondo gli obiettivi del management societario, il centro Apollo non nasce solamente per i "malati", ma -- per dirla con le parole di Prathap C. Reddy, chairman del gruppo -- per tutti coloro "che vogliono prendersi cura del proprio benessere". Quindi, come già ricordato, non più "ospedale" bensì "città della salute"; non più "malati", ma persone che hanno a cuore il loro "wellness": un abile gioco di parole che sta davanti a una delle strategie imprenditoriali più innovative del settore.
Nel progetto Apollo sono stati già spesi oltre 10 miliardi di rupie solamente per creare le infrastrutture esistenti. Almeno altri 2 miliardi di rupie saranno poi spesi per avviare gli istituti di ricerca contenuti nel centro entro i prossimi sei mesi.
L'esperienza Apollo segna un nuovo passo nel settore dell'healthcare, una volta dominato da Gran Bretagna e Stati Uniti, oggi rinnovato da un Paese emergente come l'India, che non è nuova a esperimenti di questo genere. Gli analisti si sono dimostrati fiduciosi nei confronti delle mosse del gruppo, abile a legarsi con altre grandi compagnie della nazione: Apollo ha stretto una larga intesa con TCS, Tata Consultancy Service, per la messa in opera di un sistema informativo ospedaliero che possa connettere tutti gli ospedali Apollo con oltre un centinaio di centri medicinali di India, Dubai, Kuwait, Doha, Nigeria, Dhaka e Sri Lanka, e con l'ambizioso progetto a medio termine di collegare 52 nazioni africane attraverso la telemedicina.
Apollo come nuovo benchmark del settore? Potrebbe darsi, anche se le attenzioni indiane non sembrano rivolte alle sole punte d'eccellenza. Preoccupazione basilare dovrebbe essere quella di colmare la differenza attualmente esistente nell'ambito dell'assicurazione sanitaria per i ceti meno abbienti.
Gli investimenti, in questo contesto, dovrebbero poter bastare: il settore dell'healthcare è -- nonostante il parere di alcuni osservatori -- abbastanza bene organizzato, e sebbene molti siano i lavori da effettuare (a cominciare dal solito nodo delle infrastrutture), il lavoro di miglioramento del mondo della sanità nel subcontinente pare meno arduo dello sviluppo di altri settori.





