HONG KONG: Qualcuno ricorda che, durante la cerimonia inglese di addio del 30 giugno del 1997, la pioggia cadeva copiosamente sulla città prefigurando uno scenario apocalittico per il futuro cinese di Hong Kong. Molti giornali britannici (e americani) prevedevano per la città-stato asiatica un poco piacevole avvenire, schiacciata politicamente e culturalmente dalla "nuova" madre patria cinese.
Oggi, a dieci anni di distanza da quelle giornate in cui la Cina divenne formalmente sovrana di Hong Kong, è possibile giudicare quelle stime come eccessivamente pessimistiche. Hong Kong è cambiata, certo, ma non per questo è cambiata in peggio. La città ha continuato il suo progresso e la sua crescita, contagiando, per quanto possibile, la stessa Repubblica Popolare Cinese.
È la Cina ad aver cambiato Hong Kong, o è piuttosto Hong Kong, quindi, ad aver cambiato la Cina? Probabilmente la risposta è che entrambe le realtà hanno suscitato reciproche influenze, migliorando ove possibile alcuni lati delle rispettive medaglie. L'operazione decennale è oggi valutabile con maggior precisione in un lungo elenco di punti a favore e di elementi obiettabili che hanno creato uno scenario di interessante analisi.
È possibile osservare innanzitutto che l'esperimento del passaggio di sovranità dagli inglesi ai cinesi è complessivamente riuscito: quel trasferimento dei poteri non ha recenti precedenti nella storia e pur con numerosi "se" e altrettanto numerosi "ma", è oggigiorno lecito promuovere la transazione del secolo scorso.
Al di là della variazione di sovranità, ciò che non pare cambiata è l'autonomia effettiva di Hong Kong, ancora oggi formalmente una SAR (acronimo di Special Administrative Region), così come non pare cambiata la vitalità della regione, servizi commerciali e finanziari inclusi. Esteticamente, ancora più impressionante appare la skyline della città. Insomma, al di là delle insegne di Stato che campeggiano in diverse parti del centro urbano, le strade di Hong Kong paiono non aver subito grossi contraccolpi dal 1997 ad oggi.
Nel 1997 ci fu quindi tanta paura e tanti dubbi per nulla? Secondo alcuni giornalisti è davvero così. L'accordo che ha sancito il passaggio alla Cina prevede infatti che per 50 anni (fino al 2047) Hong Kong mantenga la sua autonomia economica e il proprio sistema politico, la gestione indipendente degli affari esteri, della difesa e della sicurezza nazionale. Questa, che appare una formale quanto straordinaria concessione, riflette forse nient'altro che un compromesso storico nemmeno troppo immediato.
Un compromesso cui fu dato anche un nome, quel "Un Paese, due Sistemi" che mai come ora si è tradotto in realtà: a tal proposito un giornalista americano piuttosto critico sottolineava come i due apparati non avrebbero mai potuto fungere da esempio; quello di Hong Kong, "libero ma non democratico" e quello cinese, "né libero né democratico" non sarebbero andati lontano. Il timore mai celato era che la mancanza di libertà cinese potesse contagiare un'area, quale quella di Hong Kong, cui tutti gli analisti -- critici o meno -- riconoscevano comunque un certo grado di emancipazione. A parziale smentita delle perplessità di quel giornalista, si ricorda che oggi ad Hong Kong avvengono elezioni democratiche, e che dal 1995 si sono svolte regolarmente le tornate elettorali. Tuttavia è forse vero che una "piena democrazia" non appartiene ancora alla regione visto che, ad esempio, l'autorità cui spetta il compito di interpretare la "Basic Law" di Hong Kong (una sorta di nostra Costituzione) spetta a un'istituzione esterna (una Commissione Permanente del Congresso Nazionale del Popolo di Beijing) invece che all'Alta Corte di Hong Kong. Inoltre l'attuale meccanismo elettorale permette a Pechino di influenzare decisamente le scelte politiche, ed è per questo che in queste settimane si parla insistentemente dell'avanzamento di alcune proposte per modificare il sistema in vigore.
Ancora: il Consiglio Legislativo di Hong Kong ha vietato una marcia organizzata dal movimento democratico per celebrare il decimo anniversario della transazione ai cinesi. Cosa ancora più interessante è che oltre a ciò sarebbe stato anche il quarto anniversario dal 1° Luglio 2003, giorno in cui diverse centinaia di migliaia di persone scesero nelle strade per protestare contro un disegno di legge che rischiava di ridurre sensibilmente le libertà individuali.
Nonostante questi e altri punti in sospeso, Hong Kong si appresta a festeggiare il suo decimo anniversario da quel 1997 che la ricondusse sotto le strette maglie dell'ampia rete cinese: più di 450 eventi celebrativi sono in cartellone fino al mese di dicembre, tra cui diverse parate, manifestazioni teatrali e addirittura una partita di calcio. Ma a festeggiare è anche la Cina. Forse, e soprattutto, per aver moltiplicato il valore dei commerci bilaterali tra la zona continentale e quella di Hong Kong, portando l'ammontare complessivo a oltre 170 miliardi di dollari.
Ad ogni modo, buon compleanno Hong Kong.





