Il mercato bancario indiano vicino al primato

Il mercato bancario indiano vicino al primato Il mercato bancario indiano vicino al primato
4 Luglio 2007
NEW DELHI: Il report di PricewaterhouseCooper ha un nome chiaro: "Banking in 2050: How big will the emerging markets get?". Ovvero, quanto diventeranno grandi i mercati bancari dei Paesi emergenti tra quarant'anni? E, di conseguenza, quanta importanza perderanno i sistemi bancari e finanziari globali contemporanei, basati su una tripartizione tradizionale (in barba alla neo-globalizzazione!) Stati Uniti / Europa / Giappone?

La risposta di PricewaterhouseCooper è piuttosto precisa, e l'analisi offre numerosi spunti di approfondimento. Riferendoci al mercato indiano, PricewaterhouseCooper ad esempio scommette che nel giro di trent'anni tale mercato possa diventare addirittura il terzo del mondo per grandezza, e il primo in quanto a velocità di espansione.

Ma facciamo un passo indietro, prima di occuparci della situazione indiana. Secondo il report infatti, l'universo bancario del 2050 sarà radicalmente differente rispetto all'attuale contesto. Le economie emergenti supereranno quelle di odierno riferimento, costringendoci forse ad aggiornare le stesse definizioni di "grande" ed "emergente".

Per usare i simboli del report PricewaterhouseCooper, i Paesi E7 (cioè le sette economie emergenti) metteranno la freccia e supereranno i "vecchi" G7 (ovvero le attuali sette grandi economie), riformulando il panorama bancario mondiale. Il Pil degli E7 cresce infatti molto più rapidamente rispetto a quello dei G7, così come notevolmente più vivace è anche la crescita dei rispettivi sistemi bancari.

Gli E7 -- che, si ricorda, sono i quattro Paesi "BRIC" (Brasile, Russia, India e Cina) con la Turchia, l'Indonesia e il Messico -- scavalcheranno i sette grandi anche rispetto al credito domestico. Il dato, d'altronde, non sorprende: già ora le informazioni che provengono da Pechino ci rivelano che la Cina ha superato Germania e Gran Bretagna (due dei G7 insieme a Italia, Canada, Francia, Stati Uniti e Giappone), e che tra meno di un decennio il dragone avrà la meglio sul vicino territorio nipponico. Ancora quarant'anni (ma, secondo altre analisi, ne potrebbero bastare almeno 10 di meno) e la Cina scavalcherà anche gli Stati Uniti.

Eppure, in questa situazione dove la Cina sembra, ancora una volta, far da padrona, sarà l'India la piacevole sorpresa della galassia bancaria. Sarà il subcontinente infatti, a recuperare il maggior terreno, godendo della crescita più imponente tra le economie degli E7 nel lungo termine. La Cina continuerà sì a crescere più velocemente dell'India, ma questo solo per i prossimi cinque -- o al massimo dieci -- anni, mentre successivamente il gigante cinese dovrebbe rallentare per poi fermarsi quasi del tutto. Un arresto in contrasto con l'avanzamento rapido di alcune altre economie emergenti: mentre la Cina avrà consumato il proprio sprint, India, Brasile, Messico, Indonesia e Turchia (favorite anche dall'età media della popolazione molto più bassa di quella cinese), avranno ancora benzina da spendere.

Tra essi l'India pare avere le carte in regola per raggiungere obiettivi ambiziosi nel medio termine: una popolazione giovane, come detto, un sistema democratico in grado di garantire regole certe, una graduale apertura al sistema internazionale. Una scommessa che, stando alle attuali stime, pare vinta già in partenza.


Roberto Rais
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