MILANO: Si è tenuto ieri presso l'hotel Le Méridien Gallia di Milano, un interessante meeting organizzato da Business International sul tema dello Strategic Global Sourcing, per delineare i modelli logistici e organizzativi e le migliori strategie d'acquisto in riferimento ai "low cost countries".
Punti focali sono stati ovviamente India e Cina.
Su quest'ultima i relatori si sono espressi con particolare riguardo, sottolineandone peculiarità, vantaggi e ostacoli.
Logisticamente, la Cina ha una struttura senza uguali: 6 dei 10 maggiori porti al mondo sono cinesi. Shanghai, Hong Kong, Nanjing... Senza contare Singapore, primo in assoluto, che aiuta a concentrare i più importanti traffici nell'area del pacifico. Non a caso, in Cina la zona costiera, che conta meno di un terzo del territorio totale, traina circa il 95% del PIL del Paese.
Il sistema organizzativo cinese è complesso e ben strutturato. Oggi i vantaggi non sono più solo legati ai costi, ma anche al buon livello delle infrastrutture e ad un sistema ambientale favorito da incentivi e parchi industriali.
Certo è che, come molta letteratura di settore ha già sottolineato, la Cina non è per tutti: la delocalizzazione non è un obbligo, tantomeno dev'essere una moda. Deve nascere da una necessità.
Importante è verificare e valutare i vantaggi finali, anche nel campo del sourcing, dove bisogna focalizzare bene item e obbiettivi, conoscere bene fornitori e interlocutori.
E' necessario un lungo lavoro preparatorio, perché non si può improvvisare per andare in Cina, bisogna scegliere bene la propria strategia.
Una volta fatta la scelta, a detta dei molti addetti ai lavori presenti, la strada è poi meno difficile di quel che sembri: se la burocrazia può sembrare a prima vista complicata, una volta compresa riserva poche sorprese.
Infine, serve tener ben presente le aspettative degli interlocutori. Per intraprendere una buona strategia di sourcing in Cina non vi è infatti una soglia di dimensione o fatturato consigliabile. Ogni soglia non è assoluta, ma relativa: l'importante è scegliere l'interlocutore commerciale sulla base del proprio potere d'acquisto.
Quindi: focalizzare le necessità, mirare gli acquisti, identificare fornitori e interlocutori e valutare se ne valga la pena.
Il mercato cinese è un'opportunità e non può essere altrimenti. Sbaglia chi già pensa sia una realtà ormai già vissuta e passata. Riprendendo le parole di uno degli speaker, Valentino Blasone del Gruppo Natuzzi, che cita Seneca: il fatto non è che abbiamo poco tempo, ma che ne abbiamo perso molto. La Cina è ormai una realtà sempre meno trascurabile.





