India e Vietnam: attenti a quei due

India e Vietnam: attenti a quei due
11 Luglio 2007
NEW DELHI: India e Vietnam. La prima è sicuramente uno dei Paesi emergenti più appetibili, il secondo è un Paese che nemmeno troppo lentamente sta acquisendo fama e interesse nelle retrovie del -- giusto per usare un termine retrò mai passato di moda - 'Secondo Mondo'. E, a ben ragione, c'è chi da tempo scommette sul roseo futuro vietnamita, figlio di un difficile passato e di un travagliato presente.

Mentre i Paesi Europei sembrano dimenticarsi dell'esistenza di questa nuova emersione asiatica, India e Cina (tra le due, soprattutto la seconda) hanno da tempo compreso che strada prendere per raggiungere il cuore dell'economia vietnamita. Ci sarebbe poi da stendere alcuni volumi sui rapporti tra il Vietnam e gli Stati Uniti, o meglio tra uno strato della società vietnamita e uno strato della politica statunitense, ma il discorso sarebbe troppo lungo da affrontare in queste pagine.

Ritardo congenito europeo a parte, India e Vietnam si sono decise a far le cose in grande, partendo dai numeri non certo eccezionali del proprio commercio bilaterale. Eppure i due governi scommettono apertamente sullo sviluppo del parametro sopra citato, auspicando con ostentata sicurezza che entro i prossimi tre anni il valore complessivo degli scambi bilaterali potrebbe addirittura raddoppiare.

A esprimersi in questi termini è stato più recentemente il Primo Ministro del Vietnam Nguyen Tan Dung (per voce dell'ambasciatore vietnamita Diem), durante una visita in India in cui, per sottolineare la grandezza dell'evento, si è fatto accompagnare da una delegazione di proporzioni interessanti: 186 persone tra Ministri, Ufficiali di governo, uomini d'affari, leader politici.

Durante la visita di tre giorni nel subcontinente Dung non ha perso tempo, ed ha approfondito i contatti industriali e commerciali tra i due Paesi, visitando le istituzioni principali e esprimendo più volte delle dichiarazioni di comuni intenti. Inoltre la delegazione ha cercato di incrementare sul luogo la collaborazione con alcuni dei più grandi gruppi industriali del subcontinente: non poteva mancare quindi un incontro con i rappresentati di Tata Steel, Reliance, Tata Motors, Essar, per una visita che -- oltre che di cortesia -- sembrava un preambolo per accordi più vasti nemmeno troppo futuri.

L'ambasciatore Diem ha quindi rivelato che l'India è da tanto tempo uno dei primi dieci investitori in Vietnam, ma che sia il governo vietnamita che la sua controparte indiana si aspettano molto di più dal rapporto tra le due nazioni asiatiche, e che porranno in essere tutti gli sforzi necessari per portare il valore complessivo del commercio bilaterale a 2 miliardi di dollari nel 2010, partendo dalla cifra di 1 miliardo di dollari attualmente registrata.

L'impresa, pensiamo noi, potrebbe riuscire senza eccessivi sacrifici: la Cina, in fondo, che si è mossa prima e più pesantemente nei confronti del Vietnam, ha oggi un flusso di scambi bilaterali che supera i 15 miliardi di dollari, mentre verso la metà degli anni '80 il valore era fermo ai 50 milioni di dollari.

L'impresa potrebbe quindi risultare meno improba del previsto, anche perché sono già stati individuati dei punti di particolare redditività: il primo è quello delle infrastrutture stradali e ferroviarie, con un Vietnam attento agli sviluppi della costruzione delle nuove linee ferroviarie di collegamento con il Nord Est e l'Est del subcontinente. Diem ha infatti dichiarato che una volta che i lavori ferroviari indiani saranno completati, gli affari tra Kolkata e Ho Chi Minh City ne trarranno sicuro vantaggio. Oltre che alle ferrovie si dovrà pensare al traffico aereo, per il quale si renderà necessario anche un aumento piuttosto radicale della frequenza e dell'ampiezza della gamma dei voli.

Gli attuali numeri ci dicono che l'India mantiene in Vietnam 12 progetti di investimenti diretti (soprattutto nel campo della sicurezza e difesa), per un totale di circa 46 milioni di dollari, ampliabili -- così ha detto Diem -- a oltre 580 milioni di dollari se si considera l'indotto generato dall'implementazione degli investimenti complessivi. Stando alla qualità e alla quantità del rapporto commerciale bilaterale, si ricorda infine che il Vietnam esporta in India soprattutto caffè, carbone, spezie, prodotti elettronici e scarpe, per un valore di circa 137,8 milioni di dollari nel 2006. L'India invece esporta soprattutto materiali provenienti dall'industria pesante, ma anche prodotti farmaceutici e chimici, e prodotti tessili, per un valore totale di oltre 880 milioni di dollari.

Importanti novità potrebbero comparire già nei prossimi mesi


Roberto Rais
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