PECHINO: La Cina si avvicina all'Europa. Sembrerebbe un riferimento trito e ritrito se inserito in un contesto d'informazione atto a sottolineare l'interesse dell'imprenditoria europea per il mercato cinese. In realtà la cosa può far riflettere sotto una nuova luce se ci si riferisce all'accalorato interesse cinese per le partnership con il vecchio continente. E ancor di più deve far riflettere il silenzio italiano sulla scena della "corsa ad oriente".
E' di oggi infatti il resoconto, diffuso sulla stampa locale dall'agenzia cinese xinhua, dell'intenso progetto di cooperazione economica intavolato in sinergia con il governo francese. La voce cinese parla di uno straordinario clima politico fra i due Paesi e soprattutto di un piacevole e sempre più frequente scambio di visite ufficiali. Background che aiuta molto la sensibilità cinese alla predisposizione per gli affari. Un clima perciò che pare giovare di sana cooperazione economica: il volume degli affari nelle relazioni commerciali fra Cina e Francia è aumentato solo nell'ultimo anno del 19.38% e il Paese di Mezzo rappresenta per l'economia francese uno dei più grandi partners economici insieme alla Svizzera e al Giappone. Ma ancora, lo scorso anno le esportazioni francesi in Cina hanno raggiunto un volume d'affari storico per un valore superiore ad oltre 8 miliardi di euro, segnando un incremento di ben oltre il 32% in solo un anno.
Dati alla mano i settori francesi che sembrano sostenere questo grande aumento delle esportazioni in oriente risultano essere principalmente il settore aeronautico e automobilistico, seguito da quello alimentare, ma di gran lunga trainante in questo processo d'espansione, sembra essere il settore dell'impiantistica meccanica ed elettrica di cui la Cina continua essere esosa in un momento delicato della propria crescita industriale.
Il dinamismo francese in Cina riguarda anche il settore degli investimenti. E' quanto spiega Hubert Testard, funzionario del Governo francese in Ambasciata a Pechino.
Anzi sembra proprio che l'interesse delle società francesi operanti sul mercato asiatico sia quello di agire più in una prospettiva d'investimento in Cina che di esportazione, anche se nella bilancia commerciale francese, questa sembra ricevere continuo giovamento dalla crescente domanda cinese. Si parla di un giro d'investimenti da parte di società francesi pari a circa 14 miliardi di euro nel 2005 e di un sostanziale aumento di tale volume pari al 25% annuo.
Una crescita vertiginosa e che ci obbliga a riflettere sull'atteggiamento, a volte di troppa perplessità, che forse contraddistingue e rallenta la propositività italiana nell'intavolare affari e a convogliare investimenti in Cina.
Le aziende francesi operanti in Cina danno lavoro ad oltre 200.000 cinesi e questo dato gioca ovviamente con peso favorevole nella relazione politica con Pechino. Testard sottolinea poi la necessità francese di operare in Cina non solo per garantire alle aziende di acquisire competitività nei prezzi dei prodotti messi in commercio anche sul mercato europeo, ma soprattutto guarda all'operatività delle aziende in loco come alla possibilità più concreta per poter ampliare la propria influenza sui mercati di altri Paesi orientali di cui la Cina continua a rivestire il ruolo di centro.
Ovviamente anche la Francia si augura quanto prima la realizzazione compiuta del processo di liberalizzazione dei settori d'investimento e sottolinea continuamente la necessità di garantire tutela in materia di diritti di proprietà intellettuale per le aziende che operano in maniera propositiva in Cina anche nell'apporto di brevetti e nello sviluppo delle cosiddette "opere d'ingegno". Ma al di là di questi ostacoli, naturali nell'operatività produttiva e commerciale condotta nei cosiddetti "low countries", il funzionario francese conferma alla stampa cinese la convinzione di come la Cina continuerà a rappresentare terreno di grande competitività per le aziende europee almeno per i prossimi dieci anni.
E se la cosa pare chiara ai francesi, non da meno sembrano essere i cugini spagnoli. Ricordiamo infatti che meno di un mese fa il presidente Hu Jintao ha incontrato il re Juan Carlos I proprio in occasione della sottoscrizione di un programma di cooperazione economica dalla portata più che concreta. Quello perseguito dalla parte spagnola difatti è un piano che mira alla realizzazione di una sinergia sino-ispanica per quanto concerne soprattutto il settore tecnologico: anche in questo caso gioca un fattore importante la produzione a basso costo e soprattutto la confluenza, accresciuta negli ultimi anni, di know-how d'origine giapponese. Mai come oggi, la Cina pare rappresentare un canale diretto d'accesso alle risorse produttive e tecnologiche dell'Asia orientale per le aziende europee, oltre a supportare uno dei mercati più vasti dell'economia mondiale.
E se i francesi e gli spagnoli sembrano correre a grande velocità, le aziende nostrane sembrano subire i contraccolpi di una diplomazia che, forse, spiana a rilento la strada per Pechino.





