PECHINO: Si è concluso lo scorso week-end a Pechino il terzo Forum sugli investimenti in Asia Orientale.
Protagonista annunciata è stata la Cina, che più di tutte è sembrata voler spronare alla cooperazione economica nell'area.
La Cina, nell'insieme delle relazioni economiche con i paesi vicini, vive una situazione molto particolare: pur vantando un surplus commerciale da record nei confronti del resto del mondo, ha un deficit commerciale con i paesi limitrofi che tocca quasi i 90 miliardi di dollari. Questo quanto sostenuto da Liao Xiaoqi, Vice Ministro del Commercio cinese, intervenuto al Forum.
Situazione in parte deducibile dal fatto che la Cina importa dal resto dell'Asia Orientale materie grezze e componenti, che poi lavora o assembla e che alla fine esporta in Europa e Stati Uniti come prodotti finiti.
Economie e scambi commerciali nell'area sono cresciuti in modo esponenziale, e l'interscambio tra Cina e resto dei paesi est-asiatici nel 2006 ha raggiunto i 500 miliardi di dollari.
La Cina è diventato il più grande mercato d'esportazione per la Corea, il secondo mercato per il Giappone, il terzo per la Tailandia e il quarto per Indonesia e Singapore.
La Corea del Sud, stando a quando affermato dal Ministro del Commercio cinese, è anche la prima destinazione degli Investimenti Diretti all'Estero (IDE) di Pechino: circa 600 milioni di dollari. Seguono USA e Russia con rispettivamente 230 e 200 milioni di dollari.
Pechino e Seoul sono inoltre, con Tokyo, parte integrante dell'accordo ASEAN+3, meccanismo di cooperazione monetaria e finanziaria siglato con l'ASEAN, l'Associazione delle Nazioni del Sud-est Asiatico con l'intento di far fronte a eventuali crisi economiche nell'area.
La crisi economica di dieci anni fa evoca ancora brutti ricordi: l'obbiettivo dell'accordo è di rendersi indipendenti, in caso di crisi, dal Fondo Monetario Internazionale (anche se resta da appurare se Cina e Giappone siano realmente pronte e disposte a sostituirsi economicamente al FMI).
IDE, interscambi, cooperazione e accordi bilaterali sembrano essere i fili di una fitta tela che va costituendosi per favorire il disegno di una "Free Trade Zone", che abbatta dazi e barriere doganali tra Asia Orientale (Cina, Giappone, Corea e paesi ASEAN) e Pacifico (Australia e Nuova Zelanda).
Resta da vedere se sarà una tela abbastanza resistente da reggere anche il peso dell'idea più sussurrata nelle sale congressi di questo e di molti altri Forum: l'utopia di una moneta unica asiatica.





