Il commento: Intesa SanPaolo e la strada che porta in Cina

Il commento: Intesa SanPaolo e la strada che porta in Cina
18 Luglio 2007
QINGDAO: Prima o poi doveva succedere. E a realizzare il primo investimento diretto bancario in Cina da parte di un istituto di credito italiano è stata Intesa Sanpaolo, che negli scorsi giorni ha formalizzato in grande stile l'ultimo tassello del suo shopping internazionale, che l'ha vista in precedenza puntare sguardo (e soldi) su Egitto, Russia ed Europa dell'Est.

L'operazione cinese ha tuttavia una natura e un'apprezzabilità più complessa, riconducibile a quella che è stata una strategia di ingresso accorta e geograficamente finalizzata. L'acquisizione cinese, supportata dalla presenza della banca d'affari Rothschild e dai revisori di Pricewaterhouse Cooper e dal Boston Consulting Group, soddisfa la maggioranza degli analisti, che ne gradiscono tempi e modi.

Nei dettagli, l'acquisizione ha avuto per oggetto il 19,9% del capitale della Qingdao City Commercial Bank (Qccb) di Qingdao, per un costo complessivo di 135 milioni di dollari, pari a 0,34 dollari per azione. Ma, al di là dei dati oggettivi assoluti, la transazione contiene diversi elementi di valutazione che ora vediamo brevemente.

Innanzitutto, occorre ricordare che il "sistema Paese" in cui Intesa Sanpaolo è entrata, la Cina, solo recentemente ha dimostrato di volersi aprire, peraltro timidamente, agli investitori stranieri. La percentuale di Qingdao City Commercial Bank acquisita dall'istituto di credito milanese è la massima fetta che la legislazione cinese consente ai singoli investitori esteri. Vi è poi un altro limite, quello del 25%, che è relativo all'insieme degli investitori esteri, e che verrà presto raggiunto grazie proprio alla presenza di un altro investitore finanziario estero gradito a Intesa Sanpaolo (il che garantisce, ovviamente, la nazionalità orientale del rimanente 75%).

Con questo investimento Intesa Sanpaolo diventa terzo azionista di Qccb, dietro al gruppo a partecipazione statale Haier, un gigante nella produzione di frigoriferi, lavatrici, condizionatori e altri elettrodomestici, che attualmente ne detiene il 37%. Davanti a Intesa Sanpaolo anche la Qingdao Conson Industry, che invece possiede il 21% del capitale della banca, mentre le rimanenti quote di partecipazione sono suddivise tra soci minori. La banca italiana avrà dunque un peso rilevante negli organi di amministrazione.

Un altro aspetto di stima riguarda la natura della Qccb, la quale, mentre da una parte è lungi dal poter competere con le principali banche nazionali, d'altro canto è una delle banche più dinamiche di una delle regioni più ricche della Cina. E da questo punto di vista l'operazione societaria che ha portato all'acquisto del 20% della Qccb non può che essere definita come un chiaro passo storico: Intesa Sanpaolo sa di non poter puntare ai principali istituti di credito cinesi, vero perno del sistema bancario pubblico, che probabilmente non verranno mai privatizzati. Obbligatorio, quindi, passare a quella che comunque non può essere certo definita una seconda scelta, puntando l'attenzione su una banca di recente creazione e aperta ai grandi progetti del futuro. Non una grandissima banca -- anche se i numeri non sono certamente sottovalutabili, con 2,3 miliardi di dollari di raccolta, 1,8 miliardi di impieghi, e oltre mezzo milione di clienti - tuttavia un istituto fortemente radicato nel territorio e con una crescita ampia e promettente.

E proprio il territorio di riferimento della Qccb costituisce un ulteriore elemento apprezzabile. Qingdao, dove ha sede la banca, è una città di 7 milioni di abitanti nella regione dello Shandong, una delle zone più ricche della Cina, non troppo distante dalla Corea del Sud. Regione dove le imprese italiane sono stabilmente presenti, con un interscambio tra Italia e Cina che nella sola area di riferimento raggiunge i 500 milioni di euro ogni anno, e che può contare sulla permanenza di oltre 20 investimenti aziendali italiani.

Proprio le piccole e medie imprese saranno uno dei target più importanti per Intesa Sanpaolo: Shandong è un'area industrialmente ricca e attiva, con numerose società impegnate in altrettanti settori, e con punte di particolare eccellenza nel tessile, nell'elettronica e nella nautica. Inoltre l'operazione societaria potrebbe portare degli eccellenti risultati già nel breve periodo: entro un anno la Qccb verrà quotata a Shanghai, e non occorre essere un esperto analista per comprendere che tale passo dovrebbe generare una forte e maggiore valutazione del patrimonio netto della banca da parte della Borsa.

Basterebbero forse questi motivi per ribadire il momento storico tracciato da Intesa Sanpaolo in Asia: il gruppo nato da una recente fusione non è d'altronde nuovo nei movimenti orientali. Al 2005 risale la joint venture con la Simest (Società Italiana di Promozione degli Investimenti Italiani all'Estero) e con la Bank of China, finalizzata alla creazione della Shanghai Sino-Italy Business Advisory Company, mentre ancora più recente è la partnership tra Intesa Sanpaolo e la China Investment Bank e la Export Bank of China per il "Fondo mandarino" ("mandarin fund"), un fondo di private equity creato per sostenere gli investimenti delle imprese italiane in cina e di quelle cinesi in Italia.

Da oggi, la strada che porta al cuore della Cina, sembra un po' meno lunga.


Roberto Rais
Stampa la pagina Segnala la pagina

In prima pagina