Roberta Ponticiello e Susanna Scrivo sono le giovani curatrici del libro"Con gli occhi a mandorla sguardo sul Giappone dei cartoon e dei fumetti", recensito oggi sul nostro magazine, uscito nel 2005 e già alla seconda edizione. Il libro, un'interessante raccolta di saggi scritti da studiosi cresciuti durante gli anni dell'invasione dei cartoon giapponesi in Italia, vuole sfatare miti e fraintendimenti sul paese del Sol Levante diffusisi durante quegli anni e mai più chiariti. Il libro presenta inoltre interessanti descrizioni della società nipponica, spiegando alcuni elementi culturali che appaiono negli anime e nei manga e che possono essere incomprensibili a chi non conosca a fondo la società giapponese.
Corriere Asia ha intervistato Roberta Ponticiello e Susanna Scrivo per conoscere più a fondo le motivazioni e gli obbiettivi che hanno spinto queste due appassionate di manga e anime giapponesi ad imbarcarsi in un progetto così complesso, riunendo sotto un unico titolo saggi scritti da ben tredici autori e che affrontano argomenti quanto mai disparati.
Corriere Asia: Come è nata l'idea di scrivere con gli occhi a mandorla?
Susanna Scrivo: Roberta ed io, accomunate da una profonda passione per anime a manga, ci siamo casualmente conosciute all'università. Insieme abbiamo pensato che sarebbe stato interessante provare a raccogliere una serie di saggi volti a estirpare i pregiudizi che, per lungo tempo, hanno relegato manga e anime a "opere per l'infanzia di serie B". Così, dopo aver selezionato le tematiche su cui più ci premeva confrontarci, abbiamo contattato le persone che ritenevamo più autorevoli a trattare i temi scelti, gli autori che hanno collaborato alla realizzazione di Con gli occhi a mandorla.
Corriere Asia: Con gli occhi a mandorla è già alla seconda edizione, rivelandosi un libro per un'audience diversificata. Voi a chi lo consigliereste?
Roberta Ponticiello: Probabilmente l'approccio diretto, scientifico, ma allo stesso tempo discorsivo e - speriamo - piacevole, ad argomenti di vario interesse riguardanti la cultura giapponese, ha fatto sì che "Con gli occhi a mandorla" abbia incuriosito sia il pubblico che muove i primi passi all'interno della cultura dei manga e degli anime, sia il pubblico meno ingenuo. L'obiettivo che ci eravamo prefissate era quello di poter estirpare qualche pregiudizio e suscitare un nuovo interesse nella cultura giapponese così come la si vede dai cartoon e dai fumetti. Il nostro augurio è che il libro abbia raggiunto quest'obiettivo nei lettori della prima edizione, e che ancora colpisca nel segno con quelli della seconda!
Corriere Asia: Nel saggio della Ponticello si analizza l'ingresso nella programmazione televisiva italiana degli anime giapponesi dagli anni '70 e l'accoglienza del pubblico. Oggigiorno lei crede che gli anime in Italia siano realmente proposti e quindi compresi per quello che sono, ossia un prodotto non necessariamente destinato ad un pubblico di bambini?
Roberta Ponticiello: Io credo che la situazione sia decisamente migliorata, anche se non risolta.
Il pubblico di oggi e' tendenzialmente più consapevole di quello degli anni 70-80, non solo rispetto alla percezione dei programmi d'animazione ma più in generale all'utilizzo della tv. D'altra parte gli "adulti" di oggi altro non sono che i bambini cresciuti in quegli anni con la televisione.
Purtroppo persistono ancora molti pregiudizi nei confronti dell'animazione nipponica, e spero che operazioni come la nostra possano agevolare la comprensione di tutti i malintesi originati tanto dalle inevitabili differenze culturali quanto dalla difficoltà, piuttosto diffusa, nel credere che questo tipo di produzioni (che li si voglia chiamare cartoon, cartone animato, disegno animato o anime...) siano rivolte ad un pubblico ben piu' vasto, colto e maturo di quello infantile.
Non escludo però che un aiuto in questa direzione possa provenire anche dal favore che le recenti e numerose produzioni americane destinate ad un pubblico adulto (dai Simpson a Shrek) raccolgono quanto meno in occidente.
Corriere Asia: Nel saggio della Scrivo, si analizza l'ambiguità inerente all'identità di genere presente in molta della produzione pop giapponese. Secondo lei, è questo uno degli aspetti della cultura del Sol Levante più fraintesi da noi occidentali?
Susanna Scrivo: I taboo sessuali sono una prerogativa della cultura occidentale, e questo indubbiamente rende sospetta ogni opera che, in qualche modo, li infranga mostrandoci una realtà più aperta e forse più libera della nostra. Detto questo, non credo che questo sia l'unico aspetto della cultura giapponese travisato in Occidente: un altro esempio molto caro ai detrattori di anime e manga è, certamente, quello dell'uso della violenza in opere rivolte a un pubblico di minori. Max Ciotola, nel suo saggio dal grande valore scientifico, dimostra che questo non è altro che un pregiudizio di chi, spesso, non conosce nemmeno il contenuto degli stessi anime criticati.
Corriere Asia: Adesso cosa avete in cantiere per il futuro?
Susanna Scrivo: Sto preparando un nuovo libro per Tunué, sul fumetto a tematica GLBT.
Roberta Ponticiello: Devo confessare che ancora non mi sono ripresa dopo lo sforzo per portare a termine Con gli occhi a mandorla... A parte gli scherzi, sono molto concentrata sul mio lavoro quotidiano e, pur senza abbandonare la mia passione per l'animazione, non ho in mente altri progetti editoriali, almeno per il momento...





