Esportazioni record per l'automotive cinese. Russia il primo partner e Fiat segue in scia

Esportazioni record per l'automotive cinese. Russia il primo partner e Fiat segue in scia
16 Agosto 2007
PECHINO: La Cina segna un nuovo record nell'export di veicoli a motore. Durante il semestre appena concluso, sono usciti dai confini ben 241 mila mezzi, arrivando ad un più 71,2% rispetto allo stesso periodo del 2006. È quanto emerso nel corso del recente forum Sino-Russo svolto nella città di Harbin, capitale della provincia nord orientale dello Heilongjiang. Traducendo le percentuali in dollari, il segretario generale della divisione auto della China Chamber of Commerce for Import and Export Fu Peizhao, ha indicato in 2,7 miliardi il giro d'affari generato in questi sei mesi, pari ad un più 110,7%. Motore trainante di questa crescita inesorabile sono i mezzi commerciali, soprattutto furgoni e camion, quindi autobus di medie e grandi dimensioni, seguiti dai mezzi di trasporto speciali, cui derivano il 72% delle entrate complessive. Aumenta del 23% anche il valore unitario medio di ciascun mezzo esportato, che si aggira sugli 11.200 dollari, ulteriore prova della crescente qualità offerta dal Made in China nel settore automobilistico, che sembra davvero godere di ottima salute. Senza dubbio però, la fiducia riscossa a livello internazionale non è giunta per caso, ma arriva dopo un costante lavoro di modernizzazione del sistema produttivo, basato su tecnologie all'avanguardia (spesso concentrate in apposite aree di sviluppo, le cosiddette Economic Development Zone) in grado di allineare la produzione ai canoni occidentali, il tutto accompagnato da una costante spinta dell'attività esplorativa rivolta ai mercati stranieri, in particolare a quello Europeo. Sembra essere questa la 'ricetta' del Dragone, sempre più lanciato oltre confine, ma con pneumatici al posto degli artigli. Dopo l'apertura di Peizhao, al forum di Harbin è intervenuto il ministro del commercio Wang Jingsong, che ha stilato la classifica dei principali mercati di destinazione dei veicoli cinesi. Ottimi risultati in Kazarkhstan con 6.445 automezzi, poi Iran, Algeria, Syria, Vietnam, Sudafrica e Ucraina, tutti mercati superiori ai 100 milioni di dollari. Il primo posto spetta però alla Russia, con 38.600 veicoli esportati in sei mesi, pari a 450 milioni di dollari, valore che segna un punto di svolta epocale nei rapporti bilaterali tra Pechino e Mosca, approdati da gennaio 2007 ad un totale complessivo di 20,5 miliardi. Si tratta di un nuovo traguardo, maturato dopo 8 anni di intesa, che stando alle previsioni di Jingsong potrebbe superare la soglia dei 40 miliardi entro fine anno, avvicinando così l'obiettivo dei 60/80 miliardi fissato per il 2010. Oltre alla forte spinta nell'export di automobili complete, la Cina sembra destinata a fare di meglio nella distribuzione di componenti per auto. Lo testimonia anche in questo caso l'attenzione della Russia per il settore, con una crescita del 161,8% nelle importazioni da gennaio 2007, per un giro d'affari di 460 milioni di dollari.
Sulla scia dell'inarrestabile boom in corso in Cina, si è inserita anche l'italiana Fiat, sottoscrivendo ad inizio agosto un importante accordo con la Chery Automobile, per l'acquisto annuale di 100 mila motori benzina da 1.6 e 1.8 litri. Si tratta di una scelta strategica da non sottovalutare quella del gruppo guidato da Sergio Marchionne, che ha visto in Chery la partner ideale per incrementare la produzione Fiat in Estremo Oriente, aprendo così un nuovo capitolo, dopo gli insuccessi delle joint venture cinese con Nanijng. A pochi giorni dall'accordo sui motori, il 7 agosto Fiat ha siglato un nuovo memorando d'intesa con Chery, che anticipa la creazione di una jv paritetica per la distribuzione di vetture Alfa Romeo e Fiat in Cina, prevedendo a partire dal 2009 la produzione di 175 mila unità all'anno. Pur trattandosi di un'azienda molto giovane, fondata nel 1997 nella città di Wuhu (provincia di Anhui), Chery Automobile è specializzata nella produzione di veicoli completi e di componenti, soprattutto motori e scatole cambio, utilizzando tecnologie all'avanguardia, in linea con le migliori case europee. Oltre alla qualità però, Chery è in grado di garantire anche la quantità, con una capacità produttiva annua di 400 mila veicoli completi, e 300 mila scatole cambio. Si tratta infine di una società in forte crescita (più 118% nel 2006) e orientata ai mercati stranieri, che lo scorso anno è diventata il primo esportatore cinese di automobili interamente prodotte nel mercato interno.


Emanuele Confortin
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