Rimpasto di governo per Shinzo Abe

Rimpasto di governo per Shinzo Abe Rimpasto di governo per Shinzo Abe
28 Agosto 2007
TOKYO: Fin dai primissimi minuti dopo l'annuncio delle dimensioni della sconfitta alle elezioni del 29 luglio, il Primo Ministro Shinzo Abe aveva annunciato la ferma intenzione di non dimettersi dal proprio incarico, motivato dal fatto che il patto che aveva stipulato con i suoi elettori era ancora lungi dall'essere portato a termine.
Da molte parti, dall'esterno ma anche dall'interno della maggiornaza, si erano levati cori che chiedevano invece proprio un passo indietro del Primo Ministro, ma nulla era riuscito a smuovere Abe dalla sua decisione di mantenere le redini del governo.

Finalmente, a un mese quasi esatto dalla debacle, dopo un fine settimana passato a consultarsi con le più alte cariche del proprio partito, il Partito Liberal-Democratico, con ministri ed ex-ministri, lunedì 27 agosto Shinzo Abe ha reso pubblica la composizione del suo nuovo governo, con la sostituzione di 12 ministri su 17.

Primo punto da segnalare sono i cinque "superstiti" della vecchia compagine governativa.
Come nel precedente governo, solo due ministri non appartengono direttamente al PLD, e sono il Ministro delle Politiche Economiche e Fiscali, signora Hiroko Ota, e il Ministro delle Costruzioni e dei Trasporti, Tetsuzo Fuyushiba, entrambi riconfermati nella nuova squadra.
Se la prima è quello che in Italia si definirebbe un ministro "tecnico", cioè non appartenente a nessun partito politico, il secondo è invece un esponente dell'alleato di governo del PLD, il partito di ispirazione buddhista Komeito.

Riconfermati per il ruolo che stanno svolgendo nelle riforme economiche del paese, ritroviamo al loro posto anche il Ministro dell'Economia, Commercio ed Industria, Akira Amari, e il Ministro per le Politiche Finanziarie e le Riforme, Yoshimi Watanabe.
Mantiene il proprio dicastero anche Bunmei Ibuki, Ministro dell'Educazione, Scienza e Tecnologia, che ha svolto un ruolo molto importante durante l'approvazione della controversa riforma del sistema scolastico, uno dei pochi obbiettivi prefissati che Abe è riuscito a raggiungere.

Il precedente governo era stato tacciato di essere formato per la maggior parte da gente inesperta o da amici del Primo Ministro, personalità che ne avevano sostenuto la candidatura al momento del ritiro di Koizumi, o compagni di corrente, ed inoltre era stato più volte scosso da scandali, come quelli legati al Ministero dell'Agricoltura, che avevano portato un ministro al suicidio, o quello più recente di svariati milioni di dati ruguardanti titolari di pensioni andati perduti.

Nella nuova formazione, oggi, sono invece presenti diversi "veterani", tra cui spicca il nome di Masahiko Komura, ex Ministro della Giustizia e degli Esteri, che va a sostituire la signora Yuriko Koike al Ministero della Difesa.
Con lo scadere a novembre della Legge Antiterrorismo, quella che permette alle Forze di Autodifesa Giapponesi di assistere con funzioni logistiche le truppe americane impegnate in quella che Bush definisce la "lotta al terrore", e considerando che attualmente alla Camera Alta il governo non dispone della maggioranza, questo dicastero riveste un ruolo chiave per quanto riguarda l'immediato futuro della politica estera nipponica.

Presenti anche facce nuove, come l'ex-governatore della Prefettura di Iwate, Hiroya Masuda, scelto per le sue posizioni apertamente riformiste, e anche personalità esplicitamente critiche nei confronti di Abe, come Yoichi Masuzoe, che aveva esplicitamente chiesto ad Abe di andarsene dopo il 29 luglio, nominato Ministro del Welfare.

Una faccia nota che se ne è andata è Taro Aso, sostituito al Ministero degli Esteri da Nobutaka Machimura, già ministro con Koizumi.
Aso, sconfitto già due volte, prima da Koizumi e poi da Abe, nelle elezioni interne del PLD per la scelta del Presidente del partito (cioè colui che poi diventerà Primo Ministro in caso di vittoria elettorale), ha abbandonato il suo ministero per andare ad occupare la seconda carica del PLD, quella di Segretario Generale.
Con questo passo, Aso, che è a capo di una corrente interna che porta il suo nome, cementa il proprio ruolo all'interno del partito, ponendo una seria ipoteca sul nome del futuro Presidente del PLD.

Dall'opposizione non sono mancate naturalmente le critiche, basate soprattutto sulla constatazione che un mero cambio di nomi non implica necessariamente un ripensamento delle proprie politiche, cosa che secondo il Segretario Generale del Partito Democratico, Yukio Hatoyama, sarebbe stato auspicabile, anzi necessario, dopo la sonora sconfitta inflitta dal PD alle scorse elezioni.


Gigi Boccasile
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