Il commento: Quando l'Oriente si sente offeso dall'Occidente (che fa finta di non capire)

Il commento: Quando l'Oriente si sente offeso dall'Occidente (che fa finta di non capire) Il commento: Quando l'Oriente si sente offeso dall'Occidente (che fa finta di non capire)
4 Settembre 2007
BANGKOK: Un paio di giorni fa il Nation ha titolato con "La Thailandia rimuove l'oscuramento del sito web YouTube in vigore da 5 mesi" mettendo fine ad una polemica tra il Ministro dell'Information Communication and Technology (ICT) e Google, proprietaria del sito web di condivisione di video amatoriali, e che ha innescato una discussione che tocca temi importanti come la liberta' di espressione e il diritto al rispetto delle leggi locali.

Tutto e' cominciato il 3 Aprile scorso quando un anomino - noto ai cybernauti con l'account di Paddidda -- ha pubblicato sul sito web di YouTube un videomontaggio in cui il volto del Re Thai Bhumibol Adulyadej e' stato associato all'immagine dei piedi. Il Ministro dell'ICT Thailandese Sitthichai Pookaiyaudoom ha subito chiesto a Google di rimuovere il video ma ottenuta risposta negativa dai dirigenti americani si e' visto costretto a interdire l'accesso al popolare sito web dagli internet providers del Regno, applicando le leggi in vigore nel Paese e passando per il censore della giunta militare al potere. Contemporaneamente il popolo internettiano ha reagito alla censura con la proliferazione di video con la stessa finalita', blog e forum che hanno amplificato l'incidente mediatico ad una tale magnitudo da costituire un vero e proprio West-East affaire.

Nei mesi successivi le due parti coinvolte hanno collaborato per cercare di risolvere la scomoda diatriba e il 10 Maggio il sito -- attraverso una terza persona -- ha pubblicato un video riparatore, una sorta di ammenda e mea culpa mediatica, liquidando il gesto come di natura politica (Paddidda e' un anonimo fan del deposto Thaksin) tutt'ora online. Il 31 Agosto appunto l'epilogo della vicenda con un compromesso tecnologico - liberale: software ad hoc per la Thailandia che consente l'accesso a YouTube con filtri sul materiale considerato offensivo, volgare ed irriverente che comunque viene pubblicato sul sito.
Ricordo che per cultura ancestrale in Thailandia i piedi e la testa sono come il diavolo e l'acquasanta per noi Italiani: tale tradizione e' molto radica anche nella odierna gioventu' ed e' di dominio pubblico tanto che e' menzionata in tutte le guide turistiche alla sezione stili di vita. Aggiungo anche che il Re (Rama 9, nella conta che parte dal lontano 1736) e' l'Istituzione del Paese venerato da oltre 60 anni per la guida spirituale e religiosa (buddhismo) e di sviluppo del Paese, della sua gente e delle sue risorse. Neanche maggiorenne ha preso per mano la Thailandia alla fine della seconda guerra mondiale conducendola fino ad oggi, gestendo 6 colpi di stato (di cui alcuni veramente cruenti), crisi finanziarie e monetarie (1997), e diventando l'icona di un Paese, noto ai piu' per il sorriso del suo popolo.

Un europeo come me che vive a Bangkok non capisce fino in fondo le svariate forme di adorazione e devozione che il popolo Thai -- dal bracciante dei campi di riso, all'impiegato statale, fino a gli imprenditori e studiosi con formazione alla occidentale -- ha verso il proprio Re. Chi scrive le accetta, perche' e' straniero ospite di un Paese che non e' il suo, perche' crede che la tolleranza sia un valore e perche' ha una predisposizione mentale all'incontro della diversita', sopratutto culturale.

La cosa che piu' impressiona e' che pur non comparendo quasi mai in pubblico -- ad eccezione di alcuni appuntamenti calendarizzati -- la presenza del Re e' massiva nella quotidianita' del paese con immagini, foto, vessilli, colori. L'ossequio e' tale che nelle sale cinematografiche prima di ogni proiezione ci si alza in piedi per vedere un clip di 2 minuti dedicato a Bumidol con in sottofondo l'inno nazionale Thai. Nonostante sia evidente l'assenza di uno spirito critico al riguardo, trovo che questa forma di rispetto sia un valore.

Ora, lo slogan di YouTube e' il free spech che significa che chiunque voglia esprimere un'opinione attraverso un videoclip o altro formato multimediale e' libero di farlo nel piu' perfetto anonimato pubblicandolo sul sito, senza nessuna responsabilita' di sorta. Sono milioni gli hit giornalieri di questo sito, di una popolazione senza confini, giovane e a suo agio con il codice binario del mondo digitale. YouTube, se vogliamo, e' la piu' recente incarnazione del motto "liberta' a tutti i costi", l'essenza del modello liberale a stelle e strisce e l'unico che ho assorbito da quando ho acquisito capacita' di intendere e volere, pur vivendo in Italia.

La nostra societa', che ha partorito la globalizzazione del cheeseburger e del caffe' beverone consumabili ad ogni angolo del mondo e il conseguente appiattimento dei gusti e sapori, ha fatto poi marcia indietro e da anni ormai grida alla biodiversita', preoccupata dell'impoverimento genetico delle specie.
I tempi sono quindi maturi e credo occorra segnare il passo e ripunteggiare: "liberta', a tutti i costi?" per il rispetto della diversita' altrui come indice di buon senso ed intelligenza. A quando il neologismo di liberta' che faccia rima con responsabilita'?


Luca Vianelli
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