Il commento: la fine di Abe, un disastro annunciato?

Il commento: la fine di Abe, un disastro annunciato? Il commento: la fine di Abe, un disastro annunciato?
12 Settembre 2007
TOKYO: E' di poche ore fa la notizia ufficiale: Shinzo Abe, primo ministro da un anno nella guida del Governo giapponese , molla tutto. Le dimissioni dalla carica sembrano essere sicure e irrevocabili.

I segnali però c'erano tutti. Non solo i sondaggi in evidenza sulla perdita di popolarità del delfino di Koizumi alla guida del Paese dal settembre scorso, ma la prova più evidente della sfiducia popolare nel governo Abe è emersa in maniera incisiva durante la pesante sconfitta nelle ultime elezioni del 29 luglio scorso per il rinnovo della Camera Alta.

Ma Abe ha continuato a tener duro, ha messo a segno un rimpasto zoppicante, ignorando e lasciando dietro di sé episodi realmente spiacevoli che hanno segnato in una luce negativa l'operato dell'esecutivo: dalla scomoda affermazione del ministro Ministro della Sanità, Lavoro e Welfare Hakuo Yanagisawa, che definì le donne "macchine per fare figli", gettando nel polemico le poco presunte radici conservatrici di Abe, al suicidio dell'ex Ministro dell'Agricoltura Toshikatsu Matsuoka, lo scorso maggio, gesto che venne etichettato subito dall' "inerenza professionale" in seguito al ritrovamento di un vero e proprio testamento politico rilasciato dal suicida al primo ministro Abe, passando poi per le dimissioni dell'allora Ministro per la Riforma dell'Amministrazione, Genichiro Sata, travolto dallo scandalo di una società che avrebbe finanziato in nero la sua campagna durante le ultime elezioni, e poi come dimenticare lo scandalo caduto su un altro parlamentare, Masaaki Homma, capo della commissione governativa per le tasse, accusato dall'opinione popolare in seguito a molteplici appuntamenti con la sua amante in un appartamento governativo.

Ricordiamo poi alcuni gesti forti da parte dell'esecutivo di Abe, che non solo hanno lasciato perplessità fra le fila del pacifismo giapponese, ma si sono da subito contraddistinti per dubbia efficienza di mediazione su temi delicati come la creazione dell'esercito, il coinvolgimento al fianco dell'alleanza con gli USA o i rapporti con i vicini Paesi asiatici su questioni rimaste aperte in seguito al secondo conflitto mondiale: a tal proposito come tralasciare l'istituzione di un vero e proprio Ministero della Difesa, primo episodio di tal portata nella storia giapponese dal secondo dopoguerra ad oggi, alla guida di Fumio Kyuma, crollato subito nello scandalo per aver definito sotto termini di "necessità" l'intervento atomico americano, e screditandosi anche la vicinanza statunitense dopo alcune affermazioni critiche sulla gestione americana della "questione Iraq". Kyuma sostituito dalla rigorosissima Yuriko Koike, voluta appositamente da Abe come risposta giapponese alla Condi Rice americana, esperimento fallito e scordato nel rimpasto di poche settimane fa. E come dimenticare poi la serie scomoda di affermazioni dello stesso premier giapponese in merito "all'innocenza" dell'esercito nazionale nell'induzione forzata alla prostituzione delle prigioniere cinesi e coreani durante l'imperialismo nipponico in Asia.

Una serie continua di errori che hanno costato molto in termini di credibilità pubblica e di coesione politica. Abe , inoltre, pur affrontando un programma apprezzato dalla destra giapponese, quale l'avvio della creazione di un esercito nazionale, la programmatica modifica costituzionale, la riforma scolastica in un'ottica più nazionalista e rigorosa, non ha tardato a mostrare slanci riformisti rivolti ad un dialogo paritario con i partners asiatici, poco apprezzati alla linea più conservatrice dell'LPD; basti pensare all'infittirsi del dialogo sino giapponese, con le visite ufficiali di Wen Jiabao in Giappone o a al più recente incontro fra il ministro cinese della Difesa, Cao Gangchuan e la neo controparte giapponese Masahiko Komura. Viene meno così l'appoggio del leader conservatore e storico sostenitore della carriera politica di Shinzo Abe fin dall'epoca Koizumi ,l 'ex premier Yasuhiro Nakasone, che accusa Abe di pressappochismo politico e di nebulosità programmatica.

Un clima politico pesante che ha aggravato la serenità dell'esecutivo e l'ottimismo politico di Abe. Il "The Japan Times" nel proprio editoriale di stamani segnala il silenzio del premier nelle ultime dichiarazioni ufficiali, in merito alla costruzione dell'"Utsukushii Nihon" (Giappone meraviglioso), pluricitato nei discorsi pubblici un anno fa e caduto nel silenzio da mesi. E così nel silenzio e senza troppe consultazioni il 52 enne Shinzo Abe, il più giovane primo ministro della storia giapponese, rassegna le proprie dimissioni e in un annuncio alla tv nazionale comunica al Paese la propria scelta di rimettere al Partito la selezione di una candidatura più adatta "a guidare la nazione nella lotta al terrorismo." Un'affermazione che riporta ad un barlume d'orgoglio nel sostenere una necessità che rimane primaria nella linea d'integrità politica della relazione dell'LPD con il proprio elettorato , un'affermazione che tenta di recuperare, in extremis, una fiducia fortemente compromessa. E fra la sorpresa degli stessi parlamentari, ignari della scelta dell'ormai ex primo ministro, il governo tenta di voltare pagina e si richiude in un silenzio che lascia il Giappone nell'attesa di capire chi succederà ad Abe e cosa cambierà nelle sorti politiche del Paese.


Paolo Cacciato
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