Infernal Affairs, trilogia della dannazione

Infernal Affairs, trilogia della dannazione
2 Agosto 2007
Infernal Affairs (Mou gaan dou, 2002)
Infernal Affairs II (Mou gaan dou II, 2003)
Infernal Affairs III (Miu gaan diy III: Chun gik miu gaan, 2003)
Regia: Andrew Lau e Alan Mak
Interpreti: Tony Leung, Andy Lau, Anthony Wong, Eric Tsang
Produzione: Hong Kong


Per l'Oscar vinto con "The Departed", Martin Scorsese ha un grosso debito con il Cinema di Hong Kong, perché il suo film, accolto come il trionfante ritorno del regista al genere gangster, è il remake -- di ottima fattura, ma pur sempre un remake -- di "Infernal Affairs" di Andrew Lau e Alan Mak, del quale riprende fedelmente la trama, tradendolo solo nel finale, e la trasferisce nel mondo della mafia irlandese di Boston. Ma mentre Scorsese dilata la storia scoprendo il background dei personaggi, il ritmo di "Infernal Affairs" è molto più stretto e serrato, incalzante, presentandosi come un film di pura azione i cui protagonisti dall'anima perduta si svelano a poco a poco col proseguire della Trilogia. Il respiro del film hongkonghese e del suo remake americano si rivela così totalmente diverso. Scorsese attinge anche in parte da "Infernal Affairs 2", ma resta in superficie. In realtà la Trilogia di Andrew Lau e Alan Mak, grandi Maestri del Cinema Gangster, costruisce un puzzle che, oscillando di continuo su due piani temporali, scava nei segreti più torbidi spingendosi sempre più giù nell'abisso e rendendo ancora più labile e confuso il confine tra Bene e Male.

Storia incrociata di due infiltrati, uno nella Polizia e l'altro in una Triade, "Infernal Affairs" di Andrew Lau Wai-Keung e Alan Mak Siu Fai, vincitore del Far East Film di Udine 2003, è un intricato dedalo di tradimenti fitto d'azione e di ribaltamenti psicologici, giostrato su un montaggio serrato e una splendida fotografia che alterna panorami mozzafiato di Hong Kong (il terrazzo della resa dei conti) ad ampie scenografie nude e desolate come quella che fa da sfondo all'uccisione del boss Sam.
I protagonisti, Lau e Yan, si spiano, mandano a monte reciprocamente operazioni pericolose, si trovano ad indagare su se stessi, perdono ogni punto di riferimento in cui riporre fiducia. Attanagliato dai dubbi e dall'ossessione di difendere se stesso, ormai precipitato in una fitta rete di inganni, Lau, l'infiltrato nella Polizia, cambia fronte continuamente rivelando a pieno la sua anima dannata. Ecco ancora una sostanziale differenza che separa "Infernal Affairs" da "The Departed": mentre quest'ultimo si presenta come un percorso di Giustizia, il primo è, solo apparentemente soffermandosi al capitolo iniziale, una storia di redenzione. Solo al termine della Trilogia, quando si è guardato nel fondo del baratro, si vedrà quanto siano nere le anime di tutti.

Il secondo capitolo va a ritroso nel passato di Lau e Yan e dei loro capi Wong e Sam per scoprire solo altri torbidi rapporti. L'apparentemente integerrimo Wong, vittima nel primo episodio, è legato a Sam, suo futuro antagonista, si è macchiato di un delitto (il padre di Yan), spinge Yan a spiare e tradire la sua stessa famiglia, mentre Lau ama e uccide la donna del proprio boss. Caratterizzato dalla stessa struggente colonna sonora, "Infernal Affairs 2" pulsa dell'attesa del passaggio alla Cina, ma resta tuttavia il capitolo più debole dei tre, forse per l'assenza dei due carismatici protagonisti Andy Lau e Tony Leung, qui sostituiti reciprocamente dai più giovani Edison Chen e Shawn Yue.

Il terzo capitolo alterna Passato e Presente mostrando gli eventi precedenti e conseguenti la morte di Yan e completa il puzzle incastrando tutti i tasselli mancanti e ricongiungendosi in tutti i dettagli all'episodio capostipite della saga. L'intreccio di tradimenti si fa ancora più inestricabile e Lau assume le proporzioni di un personaggio shakespeariano tormentato da incubi e ossessioni e perseguitato dai propri fantasmi, precipitando quasi nell'identificazione con Yan (emblematica la scena della seduta di ipnosi incrociata in cui entrambi rivelano il proprio identico Male: essere costretti a tradire per sopravvivere). "Il Male vince sempre, solo i buoni muoiono giovani" dice Wong all'inizio del secondo episodio. E questo è l'Inferno continuo: senza speranza, senza riscatto, senza salvezza.


Gabriella Aguzzi
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