Ritornare in India dopo alcuni mesi d'assenza è sempre una gioia, nonostante i monsoni e le giornate gonfie d'acqua e cariche di elettricità. Il cielo è spesso grigio ed i colori sembrano diversi ora che non c'è più il sole ad illuminarne lo spettro. Ma gli odori non cambiano e semmai si intensificano con l'umido e l'acqua che ristagna. I profumi delle spezie invadono le narici, misti all'odore del cibo e dei rifiuti sparsi alla rinfusa. La pioggia, poi, contribuisce a rendere il tutto ancora più precario, ed i monsoni, attesi con ansia dopo la calura dei mesi estivi, apportano vita e dispensano morte. Nelle città le abitazioni più fatiscenti, cariche d'acqua, collassano su loro stesse, falciando storie di gente umile di cui nessuno sentirà la mancanza, e la vita, nonostante tutto continua a scorrere indifferente alle tragedie umane, con il suono dei clacson a fare da sottofondo con le urla dei venditori ambulanti e quelle dei bambini che, incuranti, giocano scalzi sulla strada.
Anche questa è India, fuori stagione e fuori dai circuiti turistici, anche se in pochi ancora sanno che anche questo è un buon periodo per visitare il paese. Certo, non si fa il bagno al mare e non si ritorna abbronzati, ma sicuramente al rientro a casa ci si sentirà arricchiti e con il cuore pieno di vita, come se la pioggia ci avesse, oltre che bagnato, benedetto con la sua acqua. Inoltre c'è da dire che i costi in questo periodo sono molto contenuti, e diversamente che nell'alta stagione, non c'è bisogno di prenotare con largo anticipo per trovare una buona sistemazione a prezzi ridotti.
In India, quest'anno, il 29 luglio era giorno di luna piena, giornata in cui in tutto il paese si celebrava la ricorrenza del Guru Purnima (Guru, dal termine sanscrito 'goe' tenebre e 'roe' dissipare, e 'Purnima' che significa luna piena), il giorno più propizio per ricevere la benedizione ed equivalente come importanza alla somma di tutte le benedizioni ricevute nell'arco di un intero anno. Secondo la tradizione indiana, infatti, in questo giorno le benedizioni sono estremamente efficaci in quanto l'energia cosmica scorre liberamente attraverso il corpo umano passando dal chackra superiore ed uscendo attraverso i piedi. E' questo giorno in cui gli indiani rendono omaggio con fiori di loto i piedi delle divinità o dei loro rappresentanti, i guru per l'appunto, che in questa ricorrenza diventano i canali dell'energia cosmica.
Per questo motivo, a pochi giorni dal mio rientro in India, ho scelto di visitare, come prima destinazione, la collina sacra di Sravanabelagola, nel cuore del Karnataka settentrionale, sull'altopiano del Deccan, la fertile pianura che occupa gran parte degli stati del Karnataka e dell'Andhra Pradesh. E li, dopo aver scalato, scalza, come da tradizione, il colle di granito con i suoi 614 gradini intagliati nella roccia, silenziosamente ringraziando il giorno in cui ho smesso di fumare, ho offerto fiori di loto alla statua di Bahubali, il primo profeta giainista, figlio del grande imperatore Vrishabhadeva, che rinunciò a contendere al fratello la successione al trono per dedicarsi alla meditazione e giungere infine all'illuminazione.
Sravanabelagola, uno dei centri di pellegrinaggio giainisti più antichi ed importanti dell'India, è famosa per la statua, alta 17 metri, di Gomateshvara (Bahubali), ricavata da un unico monolite di granito, secondo alcuni il più grande monolite al mondo. La statua, caratterizzata da una estrema semplicità stilistica, emana una serenità tale da ripagare immediatamente della fatica fatta per raggiungerla, anche se solo quando ci si trova di persona al suo cospetto ci si accorge della sua reale imponenza. Attorno alle sue gambe, come unico ornamento, sono raffigurate delle viti intrecciate e ai suoi piedi c'è un formicaio, segni del distacco dal mondo che viene predicato dalla religione giainista.
La collina sacra è ancora oggi il centro della religione giainista, una dottrina che predica il rispetto di ogni forma di vita e la tutela di ogni creatura, quale che essa sia: uomini, elefanti, moscerini o formiche. Bisogna sottolineare che la visita alla collina sacra, oltre che di forte valenza storica, riserva delle emozioni forti e contrastanti che non è facile trasmettere per l'intensità che suscitano. Qui, infatti, è possibile vedere i fedeli che vestiti con tessuti leggeri ed impalpabili, a simboleggiare l'ascetismo, la meditazione e l'assenza di desiderio, intonano canti all'unisono e fanno offerte alla divinità, portando fiori di loto, latte e acqua dai fiumi sacri di tutta l'India. Ed ancora è possibile vedere altri fedeli nudi, come segno del distacco da tutte le cose materiali e dal desiderio di esse. Altri ancora, vestiti di bianco, indossano sulla bocca una mascherina per evitare di ingerire, anche solo casualmente, il più piccolo degli insetti. I giaina, infatti, sono i seguaci di una religione antichissima che nacque ai tempi di Buddha, e che ha come fine la ricerca della purificazione, come arma la non violenza e come regola il rispetto della vita.
E' difficile allontanarsi dal tempio, e non soltanto per la mole della statua che si riesce ad intravedere a una quindicina di chilometri di distanza, ma piuttosto per il senso di misticismo che, impalpabile ma onnipresente, si respirava al suo cospetto.
Il viaggio prosegue alla volta dei templi di Belur e Halebidu, attraverso una campagna rigogliosa, resa fertile dalle piogge monsoniche e di un verde talmente intenso da rendere struggente la vista di una donna che sul ciglio della strada, con il suo sari rosso porpora, contrasta con il blu plumbeo del cielo.
Questi templi con le loro esuberanti decorazioni in stile hoysala differiscono nettamente dallo stile quieto e pacato del tempio giainista. Lo stile hoysala, paragonabile al barocco occidentale per la dovizia di particolari e la grazia compositiva, rappresenta l'apice di uno dei periodi artisticamente più esuberanti della cultura hindu, ed anche se entrambe i templi non si distinguono per l'imponenza delle loro costruzioni, le decorazioni degli dei danzanti ed i fregi che ne abbelliscono la struttura, compensano pienamente con la mole ridotta delle costruzioni. Entrambe i templi, che distano 16 Km l'uno dall'altro, sono talmente ricchi di particolari da meritare una visita di mezza giornata ciascuno, possibilmente accompagnati da una guida locale che al costo di 150 rupie vi aiuterà a comprendere meglio la storia e lo stile dei templi. Personalmente desidero segnalare le pregiate raffigurazioni dei danzatori e dei personaggi del Kamasutra nella parte posteriore del tempio di Belur, talmente raffinate da competere con i templi di Khajuraho (Madhya Pradesh) e di Konark (Orissa).
Per arrivare ai templi di Belur e Halebidu e da li proseguire la visita alla collina sacra di Sravanabelagola, ci sono corse regolari di bus da Mysore (60 Rupie 4 ore) e da Bangalore (80 rupie 5 ore), ma questo genere di tragitto richiede una notte di pernottamento in loco. Nel caso, invece, non si avesse troppo tempo a disposizione si può scegliere di acquistare un'escursione del KSTDC (Karnataka State Tourism Development Corporation), Tel. 0091 080 222 75869, che con autobus comodi ed al costo di 625 rupie, accompagnano i visitatori all'escursione di una giornata ed a differenza delle escursioni organizzate dai grandi tour operators viaggerete con persone del luogo, e non con schiere di turisti occidentali o giapponesi.

