Ritratto d'Autore: Chen Kaige

Ritratto d'Autore: Chen Kaige Ritratto d'Autore: Chen Kaige
7 Agosto 2007
SCHEDE TECNICHE (IN ORDINE CRONOLOGICO):

ADDIO MIA CONCUBINA
Titolo originale: Ba wang bie ji
Regia: Chen Kaige
Sceneggiatura: Bik-wa Lei
Attori: Leslie Cheung, Fengyi Zhang, Gong Li
Produzione: Cina/Hong Kong 1993

KILLING ME SOFTLY
Titolo originale: id.
Regia: Chen Kaige
Sceneggiatura: Kara Lindstrom da un racconto di Sean French
Attori: Heather Graham, Joseph Fiennes, Ian Hart
Produzione: USA/Gran Bretagna 2002

TOGETHER WITH YOU
Titolo originale: He ni zai yi qi
Regia: Chen Kaige
Sceneggiatura: Chen Kaige, Xiao Lu Xue
Attori: Yun Tang, Peiqi Liu, Hong Chen, Chen Kaige
Produzione: Cina/Corea del Sud 2002


Basta osservare il ricco parterre di premi vinti da Chen Kaige per accorgersi immediatamente che il regista gode dell'indiscusso favore di quasi tutta la critica internazionale: a partire dalla Palma d'Oro a Cannes nel '93 per "Addio mia concubina" (film vincitore anche del Premio César per il miglior film straniero) ai premi per la miglior regia in Florida, Los Angeles e San Sebastian per "Together with you". Molti esegeti della sua opera, a fronte di credenziali così importanti, tendono a considerare il pastiche americano "Killing me softly" come uno scivolone di percorso, un incidente tutto sommato trascurabile all'interno di una carriera altrimenti impeccabile. Non si può infatti negare che il film sia mal scritto e mal interpretato, che sia povero d'idee e che abbia uno sviluppo narrativo sciocco e prevedibile. Ma è davvero così dissimile dai suoi capolavori?
Si analizzi "Together with you", film che ha strappato applausi e ovazioni a quasi tutte le platee internazionali: la storia del giovane Liu Xiaochun, giovane trovatello e bambino prodigio col violino -- il rapporto difficile col padre adottivo Liu Cheng; quello travagliato coi suoi due maestri e quello fraterno e sincero con la ragazza di facili costumi Lili -- inizia come il "Canone Inverso" di Tognazzi e finisce in modo ancora più prevedibile: rifiutati i facili allori di una fama a cui troppo si dovrebbe sacrificare, padre e figlio si ritrovano nella stazione di Pechino e si abbracciano circondati dagli applausi della folla commossa, sotto gli sguardi amorevoli di Lili.
Il film -- nel suo dipanarsi blando e scontato -- regala allo spettatore frasi che si vorrebbero profonde ma che suonano più che altro ridicole e banali: "La musica senza il sentimento è una pistola senza proiettili"; "Sali sul palco e conquista gli ascoltatori col tuo cuore"; "Non sono mai solo: la musica è il mio amore"; e gli attori pronunciano questa battute da cheesy-movie con l'ardore di uno spettacolo shakespeariano: il seppur non eccelso "Canone Inverso" del 2000 -- che Chen Kaige dice aver avuto in mente durante la stesura della sceneggiatura -- aveva già detto le stesse cose con un afflato poetico di ben altra levatura, complice anche l'apporto di uno scrittore d'eccezione come Maurensig.
"Killing me softly" soffre di questo stesso difetto: la storia fosca di un amour fou viene banalizzata da una sceneggiatura ridicola, talmente infarcita di stereotipi e cliché da sembrare una premeditata operazione postmoderna. E anche il tanto osannato "Addio mia concubina" presenta dialoghi a volte grotteschi nella loro irrealtà: "Questi sono sogni di vetro. [...] Pensi che le tigri e gli sciacalli del mondo non riconosceranno il tuo odore? [...] Chi nasce puttana rimane puttana" dice la tenutaria del bordello a Gong Li, con una ricchezza metaforica che non avremmo sospettato in una mezzana. Ma il film -- che rimane effettivamente il capolavoro di Kaige -- unisce un respiro storico (epico, verrebbe quasi da dire) ad un riflessione non banale sul rapporto gnoseologico fra verità e finzione nell'arte, e la sceneggiatura, benché a volte sbavata o didascalica, riesce comunque a supportare egregiamente la potenza visiva del film.
Ma agli spettatori attenti non sfuggì allora, nel 1993, -- e anche prima, con "Bian zou bian chang" (1991) -- che il vero interesse di Kaige era la composizione scenica, la raffigurazione filmica mai, come nel suo caso, così simile ad un proscenio teatrale (a parte gli scontati riferimenti a "Addio mia concubina", anche "Together with you" è spesso costruito scenicamente con la tecnica campo-vetro/paravento-controcampo, tecnica che mima quinta teatrale). "Killing me softly" non fa eccezione: immaginiamo di osservare il film senza voci, e troveremo che l'esperienza visiva del film è estremamente appagante. Movimenti sinuosi di macchina, fotografia densa e pastosa, montaggio morbido e languido, contrasti coloristici (ad esempio, banalmente, fra i corpi dei due attori) intriganti. Ma improvvisamente restituiamo il sonoro alla scena: i due amanti si incrociano sulle scale dell'appartamento di lui. Dialogo: "Devo andare a lavorare", dice lei. "Pensarai a me oggi?" risponde lui. "Sì. Tu cosa farai?" chiede lei, sorridendo. "Penserò a te" risponde lui nel più scontato dei cliché.
Molti critici hanno voluto accostare il cinema di Chen Kaige a quello di James Ivory, cui si possono attribuire tutti gli stessi pregi, quelli cioè di un cinema elegante, raffinato, estetico, patinato. Ma Ivory non trascura mai l'eleganza linguistica delle sceneggiatura, a volte elaborandola in chiave fin troppo letteraria; Kaige, invece, è molto più vicino alla scuola dell'immagine pura, che ha oggi uno dei suoi massimi rappresentati in Quentin Tarantino. Certo gli stili dei due registi sono quanto di più lontano si possa immaginare: il languore estenuato di "Addio mia concubina" è agli antipodi rispetto al pulp tarantiniano, ma -- al di là della superficie -- si agita lo stesso vuoto di sostanza.
Torniamo per un attimo a "Together with you" e prendiamo in considerazione la scena d'apertura e quella finale, giocate sul montaggio alternato e accomunate dal giovane Xiaochun che suona con trasporto il violino. La telecamera, in entrambi i casi, mischia inquadrature avvolgenti col dolly a inquadrature ravvicinate sullo strumento, regalando il vibrare commosso delle corde, il movimento sincopato dell'archetto, le lacrime del fanciullo. Non c'è scenaggiatura in queste scene: solo l'immagine e il suono (il film si avvale tra l'altro di una colonna sonora classica d'eccezione, da Tchaikovsky a Bruch) e la potenza filmica raggiunge vette di commozione autentica, non dissimile dalle scene in cui Xiaochun -- venduto il violino per comprare un regalo a Lili -- si esercita, nella penombra dello squallido appartamento dove vive col padre, semplicemente muovendo il capo e accarezzando le pagine polverose degli spartiti.
I film di Chen Kaige si amano o si odiano: tertium non datum. E, se è vero che la mente analitica dello spettatore occidentale a volte è costretta a sospendere bruscamente l'incredulità di fronte a dialoghi raffazzonati, è pur vero che -- cercando di mettere a tacere la cultura della parola -- i film del regista cinese erano ieri e sono tutt'oggi una sinfonia di immagini e suoni -- si pensi alle rappresentazioni teatrali di "Addio mia concubina" o alle esecuzioni musicali di "Together with you", oppure anche alla composizione plastica dei corpi di "Killing me softly" -- che non può lasciare indifferenti: forse è uno splendore vacuo, vuoto, mero virtuosismo sterile. Forse non è cinema, forse è pittura, forse teatro. Arte, semplicemente.


Andrea Morstabilini
Stampa la pagina Segnala la pagina