Kobayashi: vittoria giapponese alla 60esima edizione del Festival di Locarno

Kobayashi: vittoria giapponese alla 60esima edizione del Festival di Locarno Kobayashi: vittoria giapponese alla 60esima edizione del Festival di Locarno
14 Agosto 2007
LOCARNO: E' il trionfo di Masahiro Kobayashi all'International Film Festival di Locarno, giunto alla sua 60esima edizione quest'anno. Il regista giapponese 53 enne si è aggiudicato con "Ai no Yokan" il leopardo d'oro per il miglior film in gara fra diciannove titoli in competizione. Il film, tradotto nella versione internazionale con il titolo di "Rebirth", si scioglie in un susseguirsi di silenziose pause, intervalli che sottolineano i gesti dei protagonisti coinvolti in una storia d'amore fatta di silenzio più che di pulsioni, dove i sentimenti sono, come spesso accade nella migliore tradizione cinematografica giapponese, velati, nascosti o lasciati appena percepire in un gioco espressivo mai smaccato o diretto, come estetica e comunicazione giapponese comandano.

Oggi sulla stampa giapponese è orgoglio nazionale per la vittoria del prestigioso premio da parte di Kobayashi. Era, difatti, dal 1970 che il Giappone non si aggiudicava un riconoscimento internazionale al prestigioso festival del cinema di Locarno. L'ultimo sussesso infatti fu, oltre trent'anni fa, di Akio Jissoji che si distinse fra i titoli in lizza con il suo "Mujio" ("Incertezza").

Kobayashi, che oltre ad aver scritto l'intera sceneggiatura, ha vestito i panni di uno degli attori principali nel film, si è dimostrato commosso e molto coinvolto nella cerimonia di premiazione tenutasi sabato scorso. Con accanto la moglie Naoko, tra l'altro produttrice del film, ha ricevuto una somma premio di circa 55 mila euro.

Possiamo dire che Masahiro Kobayashi rappresenti un po' la nuova generazione di registi giapponesi: il suo primo film "Closing Time", difatti, risale al 1996, e fra i suoi lavori successivi rientrano titoli come "Bootleg Film," "Koroshi" e "Bashing."Quest'ultimo si è aggiudicato il Gran Premio del Tokyo Filmex nel 2006 e il premio speciale della giuria alla 24esima edizione del Theran Fajir International Film Festival, segnando così l'entrata effettiva di Kobayashi nel mondo della cinematografia d'alto livello riconosciuta internazionalmente.

Nella pellicola premiata a Locarno, Kobayashi veste i panni di Junichi un padre rassegnato dopo la morte della propria figlia assassinata da una compagna di scuola elementare. Non manca in questo il richiamo all'efferatezza sociale e di disturbo psicologico che sottolinea la paura tipicamente giapponese al tema del "disordine" sociale, conseguenza, se vogliamo, al clima di controllo e di ordine a cui la società e il mondo scolastico nipponico sono spesso sottoposto.

Dopo la tragedia famigliare Junichi lascia il proprio posto di lavoro presso un quotidiano di Tokyo e si trasferisce nell'Hokkaido, una sorta di realtà geografica e di vita da "altro mondo" per la percezione comune giapponese. Ha inizio la rinascita, come il titolo inglese suggerisce. Lì trova lavoro in una fabbrica specializzata nella lavorazione del ferro e soggiorna presso un dormitorio dove incontra Noriko, la donna che si occupa delle pulizie dei locali e preparai pasti ai lavoratori dell'azienda. Ed è dal passato di Noriko che prende forma l'intreccio corposo del film: anche la donna fugge dagli incubi della propria vita. Trasferitasi da Tokyo nell'Hokkaido cerca di dimenticare l'orrore che ha visto protagonista la propria figlia nell'assassinio di una compagna di classe, la figlia di Junichi.

Nessuno dei due si presenta all'altro, nessuna parola o nessun commento ma ognuno comincia a percepire la presenza dell'altro come immancabile, insostituibile a compensazione del proprio dolore quotidiano. E' a questo proposito che risulta ancor più calzante il titolo giapponese al film: i due cominciano a vivere il proprio "presentimento d'amore" e a configurarlo quale farmaco riparatore al proprio male di vivere.

Secondo la giuria si tratta di un film toccante, condotto con leggerezza e intreccio accattivanti che mettono a nudo le paure, le debolezze e i dolori della vita dell'uomo, in costante ricerca di una panacea amorosa al proprio dramma di vivere.


Paolo Cacciato
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