Anko, la marmellata di fagioli Azuki

Dire che i fagioli di soia rossi giapponesi, gli Azuki, sono “dolci” non rende bene l’idea del sapore di questi legumi, almeno fino a quando non si ha l’opportunità di mangiare un dolce farcito di Anko, la marmellata di Azuki. Fino a quel momento, probabilmente gran parte degli occidentali sentendo parlare di Azuki, penserebbe che “i fagioli sono sempre fagioli, e quindi dire che sono dolci è soltanto un modo per distinguerli, eventualmente, da varietà più saporite”… “al massimo saranno un po’ più sciapi dei nostri fagioli cannellini…” o peggio che “non è possibile fare un dolce che sia davvero dolce con i fagioli!”.
Anch’io la pensavo più o meno così quando durante il mio primo soggiorno in Giappone acquistai la mia prima scatoletta di fagioli Azuki e ne mischiai avventatamente il contenuto con olio, sale e mais…
Chiaramente il risultato fu pessimo perché con mia grande sorpresa, i fagioli Azuki erano dolci davvero! E ancor più dolce e buona è la marmellata, detta Anko, che è possibile preparare con questi legumi speciali che ormai vengono coltivati anche in Italia.

In Giappone i dolci che vengono preparati con gli Azuki sono tanti, il più delle volte a base di impasti di riso o farina, con l’Anko come farcitura. Spesso viene usata anche come “condimento extra” sul gelato.
L’Anko può essere preparato in due modi, nella versione Koshian, ossia perfettamente amalgamata e omogenea, e nella versione Tsubuan, un po’ più consistente e ruvida, dove si possono ancora distinguere le forme dei piccoli fagioli di soia. Quest’ultima è la tipica farcitura dei Dorayaki, dolce popolarissimo in Giappone che consiste in due frittelle tra le quali viene spalmato appunto l’Anko. Come già detto in un precedente articolo, gran parte di ciò che gli italiani sanno della cultura giapponese passa attraverso i cartoni animati, e questa volta per visualizzare meglio questo dolce ci viene in aiuto Doraemon, personaggio a metà strada tra un gatto blu e un robot, molto popolare anche in Italia grazie ad una lunghissima serie di cartoni animati per bambini. Doraemon deve il suo nome proprio ai Dorayaki di cui è ghiottissimo, e spesso lo vediamo mangiare questi dolci, dalla forma rotonda e schiacciata, insieme al suo amico del cuore, il bambino Nobita. Ve li ricordate?!
Questa settimana quindi Yumie vuole presentarvi la ricetta per preparare l’Anko, la marmellata di fagioli rossi Azuki, che per ora potrete mangiare come una normale marmellata, per poi illustrarvi nel prossimo articolo il modo per preparare anche i Dorayaki completi.

Anko (nella versione Tsubuan)
vegan.jpg
Ingredienti:
*fagioli rossi di soia azuki (secchi) 200g
zucchero raffinato (stesso peso degli azuki) 200g
un pizzico di sale
*(I fagioli di soia Azuki sono reperibili non soltanto nei supermarket asiatici ma anche in tutti i negozi di alimentazione biologica e in alcuni supermercati italiani, in quanto come già detto vengono prodotti anche in Italia.)

Preparazione:
Lavare i fagioli con acqua corrente 2-3 volte e buttare l’acqua ogni volta, per togliere il sapore allappante dei fagioli (in giapponese questa operazione si dice appunto Shibunuki, estrarre il sapore aspro-allappante)
Mettere a mollo in una pentola piena di acqua per circa 6 ore.
Successivamente, mantenendo la stessa acqua, mettere la pentola su fuoco medio fino a bollitura e lasciare bollire per circa 5-10 minuti.
Spegnere il fuoco e scolare l’acqua. Rimettere gli azuki nella pentola. Aggiungere acqua a coprire di due volte il contenuto (ad esempio: per due centimetri di altezza dei fagioli rispetto al fondo della pentola, aggiungere acqua fino a 6 centimetri rispetto al fondo).
A fuoco medio-basso, aggiungere zucchero per un terzo del peso dei fagioli (in questo caso circa 60-70 grammi) e mischiare.
Prima che l’acqua venga tutta assorbita, aggiungere lo zucchero rimanente ancora per tre-quattro volte e mischiare ogni volta. Non bisogna lasciar asciugare completamente i fagioli ma lasciarli umidi con un minimo di liquido.
Spegnere il fuoco e assaggiare per sentire la durezza del composto. Se ancora duro, aggiungere un altro po’ di acqua e cuocere ancora un po’. Se abbastanza morbidi, della consistenza di una marmellata un po’ “stretta”, aggiungere un pizzico di sale e girare.
Lasciar riposare almeno dieci ore nella pentola o in un altro recipiente. La grande quantità di zucchero provvederà a mantenere il tutto. Il risultato, lo Tsubuan appunto, diventerà leggermente più duro. Eventualmente per ammorbidire porre di nuovo la pentola qualche minuto sul fuoco aggiungendo un bicchiere d’acqua.
Per la conservazione, potete mettere il tutto in barattoli di vetro come fareste con una normale marmellata di frutta e conservare in frigorifero.
Alla prossima!

Tag:

  • anko
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Daniele Bevivino

Informazioni su Daniele Bevivino

Classe 1974, dopo diversi viaggi e brevi permanenze vive in Giappone dal 2008, dove ha prima gestito il negozio online Hamakura trattando articoli della tradizione giapponese e poi un negozio di antiquariato occidentale. Collabora dal 2006 con il CorriereAsia dove inizialmente ha curato insieme a sua moglie Yumie, cuoca e insegnante di cucina, numerosi articoli di cucina giapponese da realizzare facilmente con gli ingredienti a disposizione anche fuori dal Giappone. Per molti anni ha scritto sul web a proposito di arti marziali giapponesi e argomenti correlati collaborando con diversi siti specializzati.

8 commenti

  1. Gata da Plar Mony in 25 maggio 2015 il 12:11

    Ciao!
    Grazie infinite per la ricetta.
    Ho fatto propri ieri i Dorayaki, ma non avendo la Anko ho messo un’altra marmellata.

    Ottimi, ma voglio provare a farla così almeno proverò l’abbinata originale 🙂

    saluti!



  2. Matteo in 7 giugno 2015 il 23:09

    Ottima!
    Prima di lasciarla riposare ho schiacciato il tutto con un cucchiaio e, devo dire, si presenta anche molto bene!
    Per quanto può essere conservata? 🙂



  3. Daniele Bevivino Daniele in 10 giugno 2015 il 16:02

    come una marmellata, controllandola ogni tanto 🙂



  4. Miyuki in 10 novembre 2015 il 00:41

    A differenza di quanto si possa pensare, il nome di Doraemon non deriva da “Dorayaki”, bensì da “Dora neko”, che vuol dire gatto randagio in giapponese. “-emon” e la parte finale di molti nomi maschili.



  5. francesca in 5 gennaio 2016 il 12:58

    quante ore devono cuocere i fagioli? li ho sul fuoco da due ore e sono ancora duri, tra poco devo riaggiungere altra acqua, sono durissimi.



  6. Daniele Bevivino Daniele Bevivino in 8 gennaio 2016 il 05:47

    Ciao Francesca, scusa per il ritardo (suppongo che ormai i fagioli siano più che cotti!). Se li hai tenuti a mollo 6-8 ore come scritto nella ricetta due ore mi sembrano tante, però potrebbe dipendere da altri fattori e non saprei aiutarti senza l’appoggio di Yumie, che poi era la vera artefice degli articoli. Appena posso provo a dare una risposta.



  7. Daniele Bevivino Daniele Bevivino in 8 gennaio 2016 il 05:51

    Vero, ho semplificato un po’ la cosa per l’articolo visto che comunque nel manga e nell’anime l’associazione tra i dorayaki e il nome del gattone robot non è casuale. La tua spiegazione completa il tutto, grazie.



  8. Anna in 2 marzo 2016 il 21:58

    Grazie mille per questa ricetta. L’ho preparata oggi per mettere nei “Daifuku” che vorrei provare a fare prossimamente. Non mi aspettavo venisse così. Sembra quasi di mangiare una marmellata ai marron glacé: buonissima!!! Grazie ancora. Anna



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