Riecetta Poori

I poori sono un tipo di pane nato dall’incontro tra le varie culture che popolano l’India. Nel XIX secolo i cuochi mussulmani poterono osservare che il chapati, piatto tipicamente moghul, una volta assimilato e preparato dai cucinieri induisti subiva una variazione sostanziale.

Il chapati infatti dopo essere stato steso sottilmente come prevede la ricetta originale veniva poi fritto in olio profondo piuttosto che essere scottato sulla tawa, la pesante pentola di ferro. In questo modo il chapati si era trasformato in poori, conosciuto anche come luchi nell’area orientale dell’India.
La pasta deve essere stesa piuttosto sottile in modo che i poori si gonfino a contatto con l’olio bollente. In questo caso vanno tamponati e gustati immediatamente. Se invece prevedete di mangiarli dopo averli fritti tutti, e magari dopo aver scattato qualche fotografia 😉 , potete stenderli a velo con una sfogliatrice; in questo modo si gonfieranno poco e resteranno croccanti e asciutti grazie all’olio abbondante e caldissimo in cui li avrete cotti.

Luchi
piatto vegan

per 12 pezzi

farina 200 g
olio vegetale 2 cucchiai
sale
acqua tiepida una tazzina da caffè
abbondante olio per friggere

 

Setacciate la farina in una ciotola e unite poco sale. Aggiungete i due cucchiai di olio e mescolando unite gradualmente l’acqua tiepida fino ad ottenere una pasta soda, potrebbe non essere necessario unirla tutta. Formate una palla e fatela riposare per 15 minuti sotto un canovaccio umido.

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Dividete la pasta in palline della stessa dimensione e stendetele sottili con il mattarello ed eventualmente con una sfogliatrice. Ricavate delle circonferenze con un bicchiere o un coppapasta. Fate scaldare l’olio fino a quando raggiunge il punto di fumo e friggetele una alla volta velocemente. Mentre cuociono versateci sopra un mestolino di olio bollente. Scolatele e tamponatele lievemente con della carta paglia.

 

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Servite.

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Chiara Bellasio

Informazioni su Chiara Bellasio

Chiara Bellasio è comasca, food blogger, laureata in comunicazione con una tesi sul gastronomo dallo spirito pungente Grimo de la Reinier e vive a Parigi. Ora si occupa di fotografia, stilismo culinario e dello sviluppo di ricette per riviste.

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