Te Uchi Udon, pasta fresca giapponese
L’impatto con la cultura giapponese può essere per molti versi disarmante.
Molti dei comportamenti occidentali che possiamo considerare normali o addirittura simbolo di “educazione” qui da noi, sono al contrario stigmatizzati in Giappone come comportamenti riprovevoli o di estrema maleducazione. Mangiare camminando per strada, soffiarsi il naso in pubblico o peggio che mai a tavola, eccedere nel contatto fisico con strette di mano vigorose e prolungate, pacche sulle spalle o baci sulle guance, parlare al cellulare in autobus o nel treno e mille altri comportamenti che in occidente sono considerati normali e ormai assimilati come tali o comunque sopportabili, sono in Giappone se non sconsigliati e vietati (come appunto l’uso indiscriminato del cellulare sui mezzi pubblici) quasi sempre indicati come scarsa o nulla educazione.
Perciò capita che un occidentale, tirando fuori il meglio di sé, rischi agli occhi di un giapponese di inanellare una lunga sequenza di gaffe e atti di vera e propria maleducazione.
Per fortuna la comprensione e l’educazione dei giapponesi stessi non viene quasi mai a mancare e purtroppo questo potrebbe rivelarsi un vero problema che porta spesso gli occidentali a perseverare nelle loro “disdicevoli” abitudini!
Un esempio di come le cose vengano viste e vissute in modo diametralmente opposto è proprio la tavola. Risparmiandovi in questa sede di descrivere nel dettaglio esempi poco adatti ad un blog di cucina, che vanno dalla gaffe di riprodurre per sbaglio un rituale tipico dei funerali sbagliando con le bacchette un paio di comportamenti per noi quasi istintivi fino al modo corretto di gestire un raffreddore durante un pranzo o una cena, porteremo invece come esempio il tipico modo giapponese di mangiare la pasta lunga, che sia Soba, Udon o Ramen.
In poche parole se fin da piccoli ci hanno insegnato che lo spaghetto o la fettuccina non vanno risucchiati e che la quantità di rumore prodotto da tale cattiva abitudine è direttamente proporzionale al nostro livello di maleducazione…bè, in Giappone è tutto il contrario!
Più rumore farete, più vigorosamente aspirerete la vostra pasta e più starete mangiando correttamente e con gusto! Sicuramente la cosa deriva in primis dall’esigenza di mangiare ancora “al dente” la pasta senza scottarsi, visto che il più delle volte viene cucinata in brodo, ma per un occidentale sentire tali e tanti rumori provenire addirittura da delicate ed eleganti fanciulle è a dir poco sorprendente!. Non che sia obbligatorio fare rumore, sia chiaro, ma lo stile sarà sempre e comunque quello del “risucchio”. Se in una tavolata di occidentali uno dei commensali dovesse mangiare in tale maniera, sicuramente attirerebbe su di sè quantomeno l’attenzione degli altri e forse anche qualche commento poco simpatico!
A me di solito in Giappone succede il contrario: molti, nella rumorosa aspirazione generale, si soffermano a considerare, chiedere e commentare il fatto che io non stia producendo il minimo rumore e che, nell’impossibilità di “avvoltolare” la pasta con le bacchette come farei con una forchetta, mi ritrovi a mangiucchiare la pasta quasi centimetro per centimetro! Ultimamente sto imparando e anche se qualcosa nel mio DNA italico urla forte, il rumore del risucchio alla giapponese inizia finalmente a coprirne il suono!
E per darvi la possibilità di acquisire tali “abilità” (scherziamo!), Yumie ha deciso questa volta di proporvi la prima parte di una ricetta con gli Udon, che insieme alla Soba sono i due tipi di pasta tipicamente giapponese. Cominciamo quindi dagli Udon fatti in casa, pasta fresca quindi, o come si dice in Giappone “Te Uchi Udon”, Udon battuti a mano:
Te Uchi Udon

Ingredienti per 2/3 persone:
farina debole 200gr
farina forte 200gr
sale 7 gr
acqua 200 cl
Preparazione:
Mischiare la farina debole con quella forte, poi passare il tutto attraverso un setaccio e mettere dentro una grossa ciotola o insalatiera liscia.
Nel recipiente dove avete versato i 200 cl di acqua, aggiungere il sale e mischiare per scioglierlo bene nell’acqua.
Versare l’acqua un po’ alla volta nella farina e ogni volta mischiare con le mani per impastare. In Giappone per indicare la consistenza dell’impasto si dice che “deve essere come il lobo dell’orecchio” ! Impastare quindi bene e aggiungere all’occorrenza ancora un po’ di acqua o al contrario un po’ di farina debole, in modo che il composto non sia né troppo liquido e appiccicoso né secco e duro. L’esempio del lobo dell’orecchio dovrebbe essere il giusto termine di paragone! Il resto lo farà la pratica…
Lasciare riposare per almeno 15 minuti.
Il glutine presente nell’impasto tenderà a stringere e solidificare il tutto, quindi impastare ancora un po’ il composto per restituirgli la giusta consistenza.
Porre l’impasto su una tavola leggermente ricoperta di farina debole. Appiattire tutto con le mani, dopodiché iniziare a stendere la pasta con un matterello, fino a rendere tutto l’impasto uniformemente piatto, possibilmente rettangolare e dello spessore di 3 o 4 millimetri.
Il lato verticale (e perpendicolare a voi) dell’impasto dovrà essere di circa 20 centimetri, che risulteranno essere poi la misura approssimativa di ogni singolo filo di pasta. Cospargere il tutto con un po’ di farina per evitare che nell’operazione successiva la pasta si attacchi su sé stessa.
Piegare i lembi orizzontali verso la metà della superficie e successivamente piegare al contrario il risultante rettangolo ancora lungo la linea centrale. In questo modo la pasta sarà ripiegata su sé stessa come la carta di un ventaglio. Con un coltello, tagliare il lato più stretto in pezzi approssimativamente di mezzo centimetro o poco più.
Inserendo un bastoncino al centro dell’impasto ripiegato a soffietto e alzandolo orizzontalmente, dovreste avere ora tanti Udon, fili di pasta, perfettamente uguali e allineati!
Il passo successivo è quindi cuocerli nell’acqua bollente (ma senza sale) per poi condirli secondo le varie ricette, una delle quali sarà argomento del prossimo articolo.
Alla prossima!

Commenti (11)
Scusate, ma dov'è finito il blog su Shanghai?
Pubblicato da Antonio | 01.02.07 09:03
Pubblucato il 01.02.07 09:03
Che meraviglia! Gli Udon!!
Grazie per la ricetta, per le consuete note storiche e culturali, e per la cura dei particolari con cui esponete le ricette.
Solo una domanda: facendo qualche ricerca ho letto che la differenza tra "farina debole" e "farina forte" sta nel differente contenuto di glutine. Ma come faccio io a sapere quanto glutine contiene la farina? Ad esempio, la 00 è una farina debole?
Grazie.
Pubblicato da Chiara | 01.02.07 11:51
Pubblucato il 01.02.07 11:51
Ciao Chiara e grazie per i complimenti!
Puoi trovare sulle confezioni della farina la quantità di glutine espressa in genere tra i 100W e i 350W.
Più il valore è alto più la farina è considerata forte. In mancanza di questa indicazione puoi regolarti con il contenuto di proteine. Più è basso e più la farina è debole.
Lo 00 invece indica il livello massimo di purezza della farina.
Pubblicato da daniele e yumie | 01.02.07 12:40
Pubblucato il 01.02.07 12:40
Ma sulla farina che ho in casa non c'è scritto niente!!!
In ogni caso mischiare in parti uguali farina forte con farina debole equivale ad avere della farina "media" (se esiste il termine)... quindi se dovessi trovare una farina sui 225W=(100W+350W)/2 è lo stesso, o no?
Mi sa che un giorno di questi mi bannate dal blog!!
Per evitarlo faccio un po' il "gomasuri":
Sinceri complimenti per questa rubrica, la qualità dei grandi testi di Arte Culinaria è quella di saper unire la precisione tecnica al lato umano e culturale... (è un po' così in tutte le Arti ;-) )
Evviva L'Artusi di Leo & Beno !!!
Pubblicato da Andrea Coletta | 01.02.07 13:59
Pubblucato il 01.02.07 13:59
Ummm... buoni gli udon! A me piacciono da morire i sanuki udon, li mangiavo sempre durante la pausa pranzo, quando abitavo a Osaka. Qui a Tokyo, invece, non mi capita spesso. Mi limito comunque a comprarli già pronti al supermercato (sono troppo pigro per farmeli da me, ma chissà che grazie alla tua ricetta...) e li cucino in una zuppa a base di miso e verdure (ma ai giapponesi sembra una cosa strana, sebbene lecita, abbinare miso e udon).
Non sono mai riuscito, e temo che mai ci riuscirò, a mangiarli aspiradoli sonoramete, come fanno i giapponesi.
Pubblicato da baroccogiapponese | 01.02.07 15:41
Pubblucato il 01.02.07 15:41
beh provero' sicuramente!
li adoro
grazie!
Pubblicato da lorenzo siti | 01.02.07 19:14
Pubblucato il 01.02.07 19:14
Eccomi! Trovo davvero interessante anche la parte con le usanze e le curiosità, oltre alle ricette naturalmente!
Volevo ringraziarvi per la ricetta dei Dorayaki sono buonissimi! (W Doraemon)
A presto e continuate così!
p.s. Sherpa ma te li fai proprio tutti hè?! :)
Pubblicato da Andrea Proietti | 02.02.07 17:46
Pubblucato il 02.02.07 17:46
Eh sì!!! sono un'appassionato di cucina... mi piace molto cucinare sperimentare e ... mangiare (e si vede dal girovita!!!) :-D
A proposito di sperimentazioni... Oggi mia mamma ha fatto la zuppa di pesce e sono riuscita a convincerla a metterci l'alga Kombu (o Gombu?)... chiedo a Daniele e Yumie se è una bestemmia o è accettabile (vegetarianismo a parte ;-) )
Saluti
Andrea
Pubblicato da Andrea Coletta aka Sherpaman | 02.02.07 18:37
Pubblucato il 02.02.07 18:37
ciao a tutti!
chiaramente la cucina giapponese presenta alcune caratteristiche ed abbinamenti tradizionali e di base ma può essere interessante sperimentare e associare diversi ingredienti e ricette. del resto anche noi per avere un riscontro con ciò che proponiamo spesso consultiamo i libri giapponesi di yumie, le ricette dei suoi insegnanti e le ricette di altri, e non sempre tutti sono d'accordo nello stesso modo per la stessa ricetta! noi a casa sperimentiamo molto e se ci sarà l'occasione contiamo anche di postare qualche ricetta italo/giapponese tutta nostra! chiaramente quando avremo almeno pubblicato un pò tutte le ricette più canoniche e "di base"!
ah, le alghe si chiamano konbu!
ciao e grazie!
Pubblicato da daniele e yumie | 02.02.07 18:57
Pubblucato il 02.02.07 18:57
Complimenti ragazzi, ricetta geniale parlare della cucina di un paese "emulsionata" con informazioni su usanze e costume di questo.
E'una formula vincente che solletica l'attenzione anche di coloro che solitamente si annoiano a leggere le ricette di cucina.
Introduzione sapientemente condita di curiosità insaporita da un pizzico di ironia, quanto basta.
Una lettura gradevole che girerò ai miei amici, in particolare a quelli che apprezzano lo stile di vita giapponese, soprattutto a tavola.
Continuate così, in bocca al lupo.
Massimo
Pubblicato da Massimo | 05.02.07 10:10
Pubblucato il 05.02.07 10:10
yep yep yep
Pubblicato da marchebbau | 05.02.07 12:58
Pubblucato il 05.02.07 12:58