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Aprile 2007 Archivi

05.04.07

Daigaku Imo, patate dolci e Università!

daigakuimomain_ridimensionare.jpgDaigaku in giapponese significa Università e Imo significa patata. Che c’entrano le patate dolci giapponesi con il mondo universitario? Andiamo per gradi, cercando di schivare abilmente i facili giochi di parole che, questa volta nella nostra lingua, (vedi il precedente articolo) potrebbero portare a qualche goliardico fraintendimento (già il titolo è stato più che selezionato tra i vari “patate universitarie” “la patata all’università” e via dicendo!).
Anticamente, nel Giappone feudale e in particolare durante l’era dell’unificazione del Paese ad opera della dinastia dei Tokugawa (dal XVII secolo fino agli ultimi scorci del XIX, prima della cosiddetta Era Meiji, l’era moderna e di apertura all’Occidente), venivano denominati Ronin i Samurai rimasti senza un padrone, un capo o un feudo da servire a causa dei rinnovamenti sociali, della caduta o trasformazione di dinastie guerriere o eserciti o “semplicemente” perché per scelta decidevano di abbandonare tutto intraprendendo un Musha Shugyo (viaggio di studio del guerriero) per poi dimostrare la sua abilità e venire assoldato al servizio di qualche potente signore o famiglia

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12.04.07

Tori no Karaage, pollo fritto

karaagemain_ridimensionare.jpgNella cucina giapponese tradizionale si è sempre dato molto spazio ad aspetti che nelle altre cucine sono di solito secondari o totalmente assenti, come ad esempio l’estetica minimale o i sapori appena percettibili e sfumati. Anche nei colori non si tende quasi mai allo sfarzo quanto invece al rappresentare, artificialmente, la natura e le sue stagioni, per stimolare un appagamento mentale ed estetico prima ancora che fisico. Le piccole porzioni, i sapori leggeri, il vasellame e gli accessori perfettamente in armonia con il cibo che contengono o con la stagione in cui vengono utilizzati, sono ad esempio una caratteristica fondamentale della Kaiseki Ryori, un particolare modo di cucinare ma anche di servire e gustare alcune pietanze sviluppatosi lungo tutta la storia del Giappone ma con particolare canonizzazione nei periodi Kamakura e Edo dove l’estetica e la raffinatezza erano elementi imprescindibili di ogni arte. La cucina Kaiseki, sempre a base di pesce e crostacei accompagnate da verdura e frutta di stagione, viene servita in una serie di piccole porzioni con sequenze e modalità prestabilite.

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18.04.07

Kakuni, carne in cubetti

kakunimain.jpgQuando si parla di cucina giapponese inevitabilmente il discorso, prima o poi, cade sui costi.
Solitamente l’opinione più diffusa è che la cucina giapponese sia carissima e questo è dovuto principalmente ai prezzi dei ristoranti che svolgono la loro attività qui in Italia e che non sono sempre alla portata di tutte le tasche. Nascono poi spontaneamente varie considerazioni: la cucina giapponese si basa su ingredienti che potremmo definire “poveri”, il pesce in fondo lo comprano qui da noi, le porzioni sono piccole se confrontate con quelle occidentali e via dicendo.
Oggettivamente sono tutte considerazioni vere.
Eppure il ristorante giapponese è nell’immaginario comune uno dei più cari in assoluto.

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25.04.07

Yasai Tenpura, frittura giapponese (leggerissima!)

tenpuramain_.jpgRiguardo la cucina giapponese, oltre all’onnipresente Sushi, nell’immaginario e nella cultura gastronomica degli occidentali si è fatta spazio tra poche altre una ricetta: un modo di friggere verdure e crostacei che ha il nome di Tenpura. Questa ricetta ormai considerata giapponese a tutti gli effetti ha le origini molto più europee di quanto si pensi, spesso sconosciute anche ad alcuni giapponesi che la ritengono in tutto e per tutto un’invenzione nipponica!
Un po’ di storia quindi, per introdurvi al contesto storico che vede la nascita del Tenpura e la sua adozione tra le ricette tradizionali della cucina giapponese!

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