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   <title>Oishii!</title>
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   <updated>2008-05-13T07:18:35Z</updated>
   <subtitle>Cucina giapponese, ricette e piatti di cucina giapponese</subtitle>
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   <title>Da Hamamatsu!</title>
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   <published>2008-05-13T07:14:02Z</published>
   <updated>2008-05-13T07:18:35Z</updated>
   
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      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
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      <![CDATA[<img alt="hamamatsu.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hamamatsu.jpg" width="279" height="426" />Eccoci di nuovo qui sulle pagine del Corriere Asia e del nostro amato blog Oishii!
Innanzitutto ci scusiamo per tutto questo tempo in cui ci siamo limitati a pubblicare i commenti dei nostri lettori senza scrivere risposte o articoli. Questa lunga e silenziosa assenza è dovuta al fatto che ci siamo trasferiti, dal Febbraio di quest'anno, in Giappone in pianta stabile, precisamente nella città di Hamamatsu. 

Il trasferimento è stato repentino e non ci è stato possibile organizzare al meglio tutto né continuare a curare settimanalmente Oishii!come avremmo desiderato. ]]>
      Ora qui in Giappone causa nuovi ritmi e impegni non riusciamo ad assicurare la frequenza di pubblicazione delle ricette e degli articoli come quando stavamo in Italia e non abbiamo idea di quanto potrebbe durare questa pausa.
Di certo questa rubrica che ci ha accompagnato per un anno insieme ai commenti dei nostri amici/lettori ci ha dato tanto sotto tanti punti di vista. Ci siamo ritrovati a scoprire cose nuove e a rispolverarne di vecchie, ad approfondire ciò che davamo per scontato e a sperimentare ricette e accorgimenti su misura per il blog. Abbiamo mangiato bene (!)e quando possibile condiviso i nostri piatti con gli amici. Ci siamo resi conto dell&apos;interesse per la cucina e la cultura giapponese da parte degli italiani e forse avvicinato qualcuno a questo mondo così particolare. Abbiamo ricevuto complimenti e anche critiche, tentativi di imitazione mal riusciti e tanti timoli a migliorare il blog e noi stessi. Dal punto di vista più...privato, ci siamo confrontati anche come coppia dovendo tener conto di difficoltà linguistiche e di comprensione reciproca e sperimentandoci in un campo che ci ha visto quasi come “colleghi di lavoro” a reperire ingredienti, cucinare, fotografare e scrivere in orari e momenti improbabili.
La rubrica non finisce qui perchè la voglia di andare avanti è tanta e ancor di più adesso che siamo qui in Giappone  e di idee e stimoli ce ne sono davvero tanti...però come già detto la nostra vita è un po&apos; cambiata e non vogliamo certo sacrificare la qualità per la quantità e la periodicità.
Ci ripromettiamo quindi di tornare “su questi schermi” con cadenza diversa, giusto il tempo di organizzarci un po&apos; e di raccogliere nuovo materiale. Inoltre probabilmente daremo il nostro contributo al Corriere Asia anche in altri ambiti oltre quello della cucina giapponese....
Quindi continuate a passare di qui ogni volta che potete, perchè...in Giappone qualcuno vi pensa!
Un grazie di cuore a tutti voi,
Daniele e Yumie
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   <title>Wasabi</title>
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   <published>2007-12-09T14:57:49Z</published>
   <updated>2007-12-09T15:06:53Z</updated>
   
   <summary> Il Wasabi è forse uno degli ingredienti più amati (e al tempo stesso odiati da alcuni occidentali!) della cucina giapponese. Il suo sapore particolare lo rende un ingrediente unico che forse non ha eguali in occidente....</summary>
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      <![CDATA[<img alt="was_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/was_main.jpg" width="300" height="252" />
Il Wasabi è forse uno degli ingredienti più amati (e al tempo stesso odiati da alcuni occidentali!) della cucina giapponese. Il suo sapore particolare lo rende un ingrediente unico che forse non ha eguali in occidente. ]]>
      <![CDATA[Solitamente chi ha avuto modo di assaggiarlo per la prima volta e non si interessa di cucina giapponese appena si parla di sushi, ristoranti e ricette, ci chiede di cosa è fatta quella pasta così particolare...

Vediamo quindi di dare qualche spiegazione piu completa sul Wasabi!

Prima di tutto, per chi non si fosse ancora imbattuto in questo ingrediente “dal vivo” possiamo dire che si presenta solitamente sotto forma di una “pasta”, un “composto” di colore verde, posto il più delle volte in un recipiente a parte e in piccola quantità. Consigliamo di assaggiarne una quantità minuscola prima di decidere se e quanto aggiungerne, come da prassi, al piatto principale, alla salsa che verrà utilizzata per intingere il Sushi o il Sashimi o a quella dove immergerete gli Udon o la Soba. 

Il sapore del Wasabi infatti è molto diverso dai sapori ai quali siamo abituati in occidente. Potremmo dire che è piccante ma non renderebbe l'idea. Forse se proprio volessimo spingerci in una descrizione del sapore, della sensazione che dà, potremmo dire che a differenza del peperoncino ad esempio, il Wasabi colpisce meno la lingua e la gola e più la parte alta del palato (un nostro amico sostiene che liberi il naso!) e stimola decisamente la lacrimazione (non per niente in gergo è detto anche Namida, ossia “lacrima”! )

E' comunque sconsigliabile l'approccio verso quantità  più consistenti per la prima volta, almeno non come nella famosa scena dell'omonimo film <em><a href="http://youtube.com/watch?v=TUnVJS1CnDM">Wasabi con Jean Reno (e Ryoko Hirose) dove l'attore francese, in visita a Tokyo, scopriva per la prima volta quest'ingrediente e lo mangiava “a ditate” come se fosse marmellata!(click per vedere la scena)</a></em>

Alcuni invece potrebbero trovare queste avvertenze esagerate perchè magari amano molto il Wasabi e magari trovano anche insufficiente la quantità che viene servita nei ristoranti. A noi ad esempio piace molto!

Come accennavamo all'inizio la domanda frequente è “ma di cosa è fatto il Wasabi?”.
Andiamo con ordine allora:

Il Wasabi, comunemente descritto come un preparato derivato da una radice giapponese, è più esattamente il derivato del rizoma (da rizo-, radice, con il suffisso -oma, rigonfiamento -  fusto perenne e sotterraneo funzionante come organo di riserva) della pianta detta Wasabia japonica,

<img alt="piantawasabi.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/piantawasabi.jpg" width="259" height="220" />
<img alt="wasabi-rizoma.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/wasabi-rizoma.jpg" width="178" height="300" />

 grattugiato tradizionalmente con un particolare attrezzo che consiste in una grattugia formata da una tavoletta di legno con manico ricoperta di pelle di Samè, ossia la Razza. In cucina viene quindi grattugiato e posto direttamente sul cibo o nei recipienti appositi 

Essiccato, si riduce inoltre in polvere e viene poi utilizzato per diversi tipi di preparazioni. 

Cresce  come molte altre piante e radici simili sotto terra ma anche in acqua e proprio in questa forma viene coltivato, nonostante non sia tra le coltivazioni più semplici, dalle ditte giapponesi. Forse la coltivazione è resa difficile anche dal fatto che per una coltivazione ottimale del Wasabi è necessaria una temperatura mite e che l'acqua sia perfettamente pulita.

Le coltivazioni si dividono principalmente in due varietà di Wasabi, una più scura e dal colore verde intenso e l'altra più chiara (ma più piccante!) che prendono rispettivamente i nomi di Daruma Wasabi e Mazuma Wasabi. 

Alcune ditte stanno ampliando inoltre le loro coltivazioni in paesi come la Nuova Zelanda e l'Australia, probabilmente proprio per  fattori quali le caratteristiche ambientali e forse i conseguenti costi di produzione minori (del resto il Giappone non è un grosso produttore di verdure, ortaggi e frutta su scala industriale...).

Ovviamente il “top” è rappresentato dal Wasabi fresco che però, vista appunto la difficoltà di coltivazione, è molto raro  da trovare (e quindi più caro) anche in Giappone dove la maggior parte delle ditte (tutte?) che lo vendono in tubetti dove la “pasta” è già pronta o che riforniscono la maggior parte dei locali, per motivi economici mischiano abilmente il Wasabi originale giapponese con la polvere di Rafano occidentale (Barbaforte o Rafano Rusticano).  

Esistono anche, purtroppo, confezioni di Wasabi prodotte in altri paesi orientali che sono totalmente prive di questo ingrediente e sono invece a base di Rafano e degli onnipresenti coloranti artificiali.

Fresco o “mixato” che sia, il Wasabi viene quindi utilizzato principalmente nella versione in pasta anche considerando che essiccato perde molto del suo aroma. Nonostante ciò viene comunque venduto e utilizzato in maniera minore anche come ingrediente in polvere, come spezia da aggiungere ad altre ricette o per preparare biscottini e snack . 

Si ritiene inoltre che il Wasabi, oltre a mitigare l'odore forte di cibi quali il pesce, abbia proprietà antibatteriche e addirittura di prevenzione dalle intossicazioni ed è molto probabile che il suo utilizzo con il pesce crudo nasca proprio da questa sua caratteristica. Sembrerebbe inoltre che il Wasabi sia anche un ottimo digestivo e quindi, viste queste sue proprietà, diremmo che è quasi obbligatorio consumarlo quando si mangia il pesce crudo!

Alla prossima!
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   <title>Daikon no Tsukemono – Shoyuzuke e Kakuteki</title>
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   <published>2007-12-02T21:46:51Z</published>
   <updated>2007-12-02T21:52:26Z</updated>
   
   <summary>Questa settimana vi proponiamo due ricette della cucina giapponese a base di Daikon, ortaggio che abbiamo cominciato a conoscere negli articoli precedenti....</summary>
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      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
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      <![CDATA[<img alt="tsukemono_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tsukemono_main.JPG" width="300" height="225" />Questa settimana vi proponiamo due ricette della cucina giapponese a base di Daikon, ortaggio che abbiamo cominciato a conoscere negli articoli precedenti.]]>
      <![CDATA[Sono due ricette che appartengono alla vasta categoria degli Tsukemono, ossia ricette di ortaggi sotto sale o altri ingredienti che potremmo in un certo senso considerare degli snack per accompagnare ottimamente birra o Sake giapponese. 

Di solito gli Tsukemono possono essere a base di diversi tipi di verdure ma in questo caso continueremo ad usare del Daikon e quindi entrambe le ricette saranno a base di questa bella e particolare rapa giapponese.

La prima ricetta, lo Shoyuzuke, è, come si evince già dal nome, a base di salsa di soia Shoyu. Il sapore è abbastanza particolare e richiama i tipici sapori della cucina giapponese e orientale in genere. E' sicuramente più adatta a chi è già in sintonia con il sapore particolare della salsa di soia ma può essere senz'altro un piattino da proporre a tutti, leggermente agrodolce.

Tra gli ingredienti troverete anche il Nerikarashi che è una sorta di pesto di diversi ingredienti vegetali, leggermente piccante. Apparentemente è una crema simile al Wasabi, arancione anziché verde, e non è escluso che non lo troviate nei negozi di alimentari orientali, spesso nella stessa linea e confezione del Wasabi. Non è comunque indispensabile e la ricetta ha una buona riuscita anche senza.

Consigliamo questa ricetta accompagnata da un buon Sake giapponese.

La seconda ricetta invece, il Kakuteki,  è la riproduzione giapponese di una ricetta tipica coreana. 
In generale la cucina coreana è molto piccante, si fa larghissimo uso di aglio e peperoncino in quantità davvero industriali! La ricetta che vi proponiamo, nella versione “leggera” giapponese, prevede per 200 grammi di Daikon tre cucchiaini di peperoncino in polvere e uno di aglio grattugiato...ed è già molto forte, al punto che ve la sconsigliamo se non siete appassionati di cibo piccante o se avete un qualsiasi impegno con qualcuno dopo aver mangiato! A dispetto di questi effetti collaterali però è molto buona e l'aglio, il peperoncino e il Daikon insieme sono ingredienti ottimi per la salute e per la circolazione sanguigna in particolare. 

La consigliamo accompagnata sia dal sake che dalla birra, propendendo più per la seconda.


<strong>Shoyuzuke</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti:</strong>

Daikon (circa 200gr)
Shoyu
Aceto di riso
Zucchero
Nerikarashi 
Sale
<strong>
Preparazione:</strong>

Pulire il Daikon come per pelare una carota.
Tagliare in rettangolini di circa 4/5 cm di lunghezza e 1 cm di spessore.
<img alt="daikon_rettangoli.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikon_rettangoli.JPG" width="225" height="300" />
In una ciotola mettere il Daikon, due cucchiaini di sale e mischiare in modo che il sale aderisca bene alla superficie. Lasciare il tutto per almeno mezz'ora nella ciotola.
In un'altra ciotola mettere quattro cucchiai di salsa di soia Shoyu, due cucchiai di aceto di riso, un cucchiaio di Nerikarashi (opzionale), un cucchiaio di zucchero e mischiare tutto fino a far sciogliere lo zucchero.
Nell'altra ciotola, passata  mezz'ora, sarà uscita dell'acqua dai bastoncini di Daikon. Con un tovagliolo asciugare e assorbire tutta l'acqua da ogni singolo pezzo. 
In una busta di plastica, possibilmente del tipo con cerniera sigillante, mettere il Daikon e la zuppa dell'altra ciotola. Mischiare leggermente con le mani attraverso la busta. Chiudere la busta facendo attenzione a togliere tutta l'aria. Lasciare così per circa un'ora. 
Lo Shoyuzuke è pronto.

<img alt="shoyuzuke.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shoyuzuke.JPG" width="300" height="225" />

<strong>Kakuteki</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti:</strong>

Daikon (circa 200gr)
Aglio
Erba cipollina
Konbu dashi
Zucchero
Peperoncino in polvere
Sale

<strong>Preparazione:</strong>

Pulire il Daikon come per pelare una carota. 
Tagliare in cubetti di un centimetro per lato.
<img alt="daikon_cubetti.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikon_cubetti.JPG" width="268" height="300" />

In una ciotola larga aggiungere due cucchiaini di sale, mischiare facendo ben aderire il sale al Daikon e coprire con della pellicola per alimenti. Aggiungere sopra alla pellicola, direttamente sui cubetti un peso che sia circa tre volte quello del preparato. In questo caso, avendo usato 200gr di Daikon aggiungeremo un peso di almeno 600gr. Aspettare quindi almeno un'ora. 
Tolto il peso e la pellicola, asciugare l'acqua con un tovagliolo.
In un'altra ciotola mettere un cucchiaino di aglio tritato, un cucchiaino di erba cipollina (la parte bianca, sminuzzata), due cucchiaini di konbu dashi, tre cucchiaini di zucchero, tre cucchiaini di peperoncino in polvere. Mischiare tutto facendo sciogliere bene lo zucchero.
Aggiungere il Daikon in cubetti e mischiare tutto. Lasciare nella ciotola per circa due o tre ore. 
Il Kakuteki è pronto. 
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Ecco infine i Daikon Tsukemono insieme!

<img alt="tsukemono.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tsukemono.JPG" width="300" height="225" />

Alla prossima!
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   <title>Daikon to Butabaraniku no Nimono</title>
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   <published>2007-11-25T20:43:02Z</published>
   <updated>2007-11-25T20:50:50Z</updated>
   
   <summary>Questa volta, il nostro e vostro viaggio nella cucina e nella cultura giapponese prende in esame un ingrediente veramente importante: il Daikon, un vegetale dai mille usi!...</summary>
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      <![CDATA[<img alt="daikonbutabara_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikonbutabara_main.jpg" width="300" height="225" />Questa volta, il nostro e vostro viaggio nella cucina e nella cultura giapponese prende in esame un ingrediente veramente importante: il Daikon, un vegetale dai mille usi!]]>
      <![CDATA[Prima di tutto specifichiamo che il Daikon è una sorta di gigantesco ravanello o rapa bianca, che in Giappone è considerato per utilizzo e diffusione come in Italia possiamo considerare le patate: economico, facile da reperire e cucinare, multiuso, a disposizione tutto l'anno.

Ultimamente, come accennato in un articolo precedente, è possibile reperire il Daikon anche nei negozi di verdure italiani. La forma e il colore sono inconfondibili: Un ciuffo verde alla sommità di un lungo e grosso “ravanello” bianco, della consistenza di una carota. 

Nella foto sotto potete vedere alcuni bellissimi Daikon.
<img alt="daikon.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikon.jpg" width="300" height="225" />

Qualche tempo fa abbiamo detto come il riso sia considerato l'alimento principale del Giappone fin dai tempi antichi al punto da rappresentare da solo il concetto di cibo addirittura nel linguaggio (“gohan” cioè riso è anche equivalente di “pasto”). 
Senza togliere quindi questa leadership al riso, non possiamo però fare a meno di ricordare che proprio per la sua importanza simbolica ed economica, il riso non è sempre stato a disposizione di tutti in ogni momento. Anzi le carestie si rivelavano tali proprio cominciando dall'assenza di riso! In particolare, per i contadini, era necessario sopperire ad esso in quei periodi con altri alimenti che la terra offriva più generosamente, più facili da coltivare e conservare. 

Il Daikon, insieme a poche altre verdure, rappresenta quindi il “Piano B”, l'alternativa al riso, l'alimento quasi sempre sicuro...

Forse in virtù di ciò il Daikon ha goduto nei secoli di un'attenzione che ha portato il popolo giapponese ad utilizzarlo in centinaia di forme diverse e a renderlo ancora oggi così importante e diffuso. Grattugiato, mangiato crudo, tagliato alla julienne o in fantasiosi riccioli, in spicchi, fette, cotto, lessato, conservato con salse e spezie, il Daikon è in qualche modo sempre presente in tavola sia che si tratti di un piccolo ornamento in una pietanza più grande che di un piatto vero e proprio.

La ricetta che vi presentiamo questa settimana vede protagonisti il Daikon e la pancetta di maiale in un unico stufato molto semplice da preparare.

Prima di lasciarvi alla ricetta però volevamo condividere con voi una curiosa foto che abbiamo trovato in rete, dove si mostra un Daikon dalle forme antropomorfe trovato in un paesino del Giappone da un'anziana coltivatrice di Daikon. Viste le forme sinuose e la posa sexy di quelle che potrebbero essere le gambe, il Daikon è stato subito ribattezzato “Monroe-chan” in onore di Marylin Monroe! (fonte: Mainichi Shinbun)
<img alt="daikon_monroe_chan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikon_monroe_chan.jpg" width="250" height="305" />

<strong>
Daikon to Butabaraniku no Nimono</strong>

<img alt="carne%20e%20pesce.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne%20e%20pesce.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti</strong> (per due persone):

Daikon (500gr)
Pancetta di maiale (250 gr)
Sake per cucinare  (¼ di bicchiere)
Due bicchieri di acqua
Mezzo cucchiaio di zucchero
Un cucchiaio e mezzo di salsa di soia Shoyu
<strong>
Preparazione:</strong>

Pulire (con un pelapatate) e tagliare il Daikon in spicchi come nella foto sotto, dove si vede che gli spicchi sono grossomodo tipo gli spicchi di una mela, tagliati ruotando il Daikon su sé stesso, orizzontalmente, come se dovessimo fare la punta ad un bastone o ad una grossa matita!
<img alt="tagliare_daikon.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tagliare_daikon.JPG" width="225" height="300" />

Tagliare la pancetta, da un unico blocco di 250 gr, in pezzi di uno spessore di circa un centimetro e mezzo.

Mettere la pancetta in una padella a scaldare a fuoco medio e cuocerla così, senza olio o altro, girandola su entrambi i lati.
<img alt="pancetta_padella.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/pancetta_padella.JPG" width="300" height="225" />

Quando è cotta, senza spegnere il fuoco, assorbire con della carta cucina il grasso sul fondo della padella.

In una ciotola  mischiare Sake per cucinare  (¼ di bicchiere), due bicchieri di acqua, mezzo cucchiaio di zucchero  e un cucchiaio e mezzo di Shoyu fino a far sciogliere bene lo zucchero.

Nella padella ancora sul fuoco aggiungiamo la zuppa che abbiamo appena preparato nella ciotola.

Quando il liquido inizia a bollire aggiungere gli spicchi di Daikon e coprire con la carta da forno ritagliata della grandezza della padella e con un buco centrale di circa un centimetro o due.

Lasciare cuocere per circa mezz'ora.

Porre quindi in due piatti e servire ancora caldo.
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Alla prossima!]]>
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   <title>Nasu no Butabaramaki</title>
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   <published>2007-11-18T22:09:04Z</published>
   <updated>2007-11-18T22:17:06Z</updated>
   
   <summary>La ricetta di questa settimana rientra nelle ricette casalinghe della cucina giapponese ed è molto veloce da preparare. Può essere considerata nell&apos;ottica occidentale un secondo piatto o un consistente antipasto....</summary>
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      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
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      <![CDATA[<img alt="nasubutabaramaki_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/nasubutabaramaki_main.JPG" width="300" height="240" />La ricetta di questa settimana rientra nelle ricette casalinghe della cucina giapponese ed è molto veloce da preparare. Può essere considerata nell'ottica occidentale un secondo piatto o un consistente antipasto.]]>
      <![CDATA[Come ormai sappiamo però in oriente molti piatti sono perlopiù non etichettabili come primi, secondi o contorni visto che si tende di più ad avere in tavola diversi piatti contemporaneamente o grossi piatti unici.

Nel caso del Nasu no Butabaramaki l'ideale infatti sarebbe abbinarlo ad una porzione di riso bianco cotto al vapore alternando quindi le due pietanze o anche unendole in un unico piatto. 

Il nome non  vuol dire altro che “involtini di melanzane e pancetta di maiale” e sta ad indicare gli unici due ingredienti che utilizzeremo per fare degli involtini di carne e verdure cotti in padella.

Spesso in Giappone per cucinare gli involtini si usa anche la carne di manzo tagliata in fettine sottili riempita con carote e fagiolini verdi. In altri casi a queste verdure ben conosciute anche in occidente si preferisce invece il Gobou, ossia la radice di bardana, dall'aspetto di lunghi e sottili bastoncini leggermente amari e un po' difficili da masticare. Un sapore forse un po' troppo particolare!

<img alt="gobou.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/gobou.jpg" width="200" height="200" />


Questo tra l'altro è uno di quegli ingredienti che per ora qui in Italia ancora non si vedono nelle medie e grosse distribuzioni ma che potrebbero forse affiancarsi presto ad altre nuove entrate, come per esempio il Daikon, una grossa rapa bianca quasi sconosciuta in occidente fino a pochi anni fa, che ultimamente si trova anche dal fruttivendolo sotto casa in mezzo a più note e comuni verdure. 

<img alt="daikon.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/daikon.JPG" width="300" height="240" />

A proposito del Daikon, vista la sua recente reperibilità, stiamo preparando alcune ricette proprio con questa particolare “rapa” come ingrediente principale. 

Tornando alla ricetta di questa settimana, procediamo con la preparazione di questi particolari involtini che abbinano melanzane e carne di maiale, abbinamento non raro nella cucina giapponese e orientale in genere. 


<strong>Nasu no Butabaramaki</strong>

<img alt="carne%20e%20pesce.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne%20e%20pesce.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti </strong>(per due/tre porzioni):

200 gr pancetta (tagliata sottile in fette)
1 melanzana 
Sake per cucinare
Salsa di soia Shoyu
Zucchero
Sale
Mirin

<strong>Preparazione:</strong>

Prendere una melanzana e togliere il grosso della buccia. Tagliarla quindi in lunghe fette di circa un centimetro di spessore. Le dimensioni varieranno ovviamente secondo la grandezza della melanzana  usata e dovranno essere anche proporzionate alle fette di pancetta che useremo, come vedremo tra poco.

<img alt="nasu_fette.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/nasu_fette.JPG" width="300" height="240" /> 

In una insalatiera riempita con acqua e con una presa di sale fino mettere le melanzane a mollo per 15 minuti circa.
Dopo un quarto d'ora asciugare le melanzane con un tovagliolo per togliere l'acqua in eccesso.

Prendere la pancetta tagliata in fettine sottili ed avvolgere ogni fetta attorno ad ogni pezzo di melanzana. L'ideale sarebbe che con un unico pezzo di pancetta si riuscisse a coprire perfettamente tutta la fetta di melanzana. Stringere bene la pancetta quindi, facendola aderire su tutta la superficie della melanzana possibilmente facendo finire le due estremità della fetta di pancetta sullo stesso lato. 

<img alt="maki_1.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/maki_1.JPG" width="300" height="240" />
<img alt="maki_2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/maki_2.JPG" width="300" height="240" />

In una ciotola mettere un cucchiaio di salsa di soia Shoyu, un cucchiaio di Sake per cucinare, un cucchiaino di Mirin, un cucchiaino di zucchero e girare fino a far sciogliere lo zucchero.

Far scaldare una padella sul fuoco per qualche minuto, poi aggiungere gli involtini che abbiamo preparato. La padella è stata scaldata senza olio perchè il grasso della pancetta è già sufficiente e aggiungendo ulteriormente qualsiasi tipo di grasso, anche vegetale, si rischia di far diventare troppo pesante la ricetta. 

Quando aggiungiamo gli involtini nella padella dobbiamo fare attenzione che la parte che si chiude vada per prima sotto, cioè a contatto con la superficie della padella in modo che si attacchi per prima evitando così di far aprire successivamente l'involtino. Quindi girarli di tanto in tanto ogni volta che un lato cambia colore facendo attenzione a non girarli troppo velocemente per non disfarli. 

Quando gli involtini sono stati girati su tutti i lati aggiungere sopra la salsa. A causa dello zucchero la salsa tenderà a bruciare facilmente, quindi bisogna fare attenzione e tenere il fuoco medio-basso.

<img alt="maki_padella.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/maki_padella.JPG" width="300" height="240" />


Piano piano il condimento che abbiamo aggiunto in parte evaporerà e in parte si restringerà. Quando avremo l'impressione che la pancetta sia sufficientemente cotta, potremo togliere gli involtini, ormai pronti, dalla padella e disporli su un piatto per consumarli ancora caldi.

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Alla prossima!
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   <title>Niku Jaga</title>
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   <published>2007-11-11T19:46:00Z</published>
   <updated>2007-11-11T19:51:11Z</updated>
   
   <summary> Scopriamo questa settimana un piatto della cucina giapponese che è considerato fondamentale nel rapporto di coppia!...</summary>
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      <![CDATA[<img alt="nikujaga_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/nikujaga_main.jpg" width="300" height="231" />
Scopriamo questa settimana un piatto della cucina giapponese che è considerato fondamentale nel rapporto di coppia!]]>
      <![CDATA[Stiamo parlando del Niku Jaga, letteralmente “carne e patate” intendendo in particolare la qualità di patate Jaga Imo di cui abbiamo parlato in un precedente articolo.

Alcuni aspetti della moderna cultura giapponese sono ovviamente mutuati dalla cultura occidentale, in particolare dalle forti influenze dei mass-media che dagli anni 50 in poi hanno praticamente “ricostruito” la famiglia giapponese secondo canoni e modelli europei e soprattutto americani.

Film, telefilm e soprattutto spot televisivi ci dicono, in Giappone come in occidente, che per una moglie o una casalinga il confronto con le amiche o le eventuali ospiti è sempre più agguerrito! 
In Giappone come da noi imperversano le pubblicità dove l'amica impertinente o l'ospite curiosa mettono alla prova la padrona di casa con domande o constatazioni sulla pulizia della casa, il tipo di cucina o addirittura gli odori dei vestiti e degli ambienti! 

Una pubblicità popolarissima, ad esempio, che forse per essere percepita in modo meno irritante è stata realizzata sotto forma di cartone animato, vede tre casalinghe dalle forme canine antropomorfe discutere di volta in volta sugli odori della casa di una del trio o sugli odori del suo vestiario, ovviamente risolvendo il tutto con l'apposito prodotto protagonista dello spot. Di questi spot abbiamo trovato il video che vi linkiamo qui di seguito, dove però per una volta le tre amiche constatano tutte e tre l'efficacia del prodotto senza metterne soltanto una sotto accusa! 

<a href="http://test.cm-web.tv/?p=694">http://test.cm-web.tv/?p=694</a>

Niente di nuovo in occidente, dove però siamo abituati ad immaginare i rapporti tra orientali, specialmente giapponesi, molto più asettici e formali, senza tali intromissioni nella sfera privata altrui. Eppure, ovviamente aggiungeremmo, anche in Giappone le casalinghe discutono tra loro, si consigliano, si giudicano e spettegolano con le altre casalinghe come nel resto del mondo! 

Uno dei test fondamentali è, come è prevedibile immaginare, chiedere all'altra cosa cucina, soprattutto quando si tratta di novelle sposine (che nell'immaginario giapponese hanno tra l'altro una serie di caratteristiche sia fisiche che comportamentali ben definite!) e inevitabilmente la domanda cade sulla Tokui Ryori, ossia sulla ricetta preferita o, per meglio intenderci, sul piatto forte!

La Tokui Ryori che ci si aspetta da una moglie (e quindi se l'aspetta probabilmente sia l'aspirante o novello marito sia la suocera e così via...) è, strano a dirsi, proprio la ricetta semplice che vi stiamo proponendo, la Niku Jaga!

Non sia mai quindi che una sposa o una brava casalinga risponda che non fa o non sa fare il Niku Jaga! E' la Tokui Ryori per eccellenza! Come dire, per un'italiana, saper fare la pasta al forno o la lasagna!

Nonostante sia poi una ricetta abbastanza semplice...ma come spesso accade in cucina, le ricette semplici sono a volte le più difficili, quelle dove si vede la vera maestria!

Ecco quindi, per chi volesse cimentarsi nella prova (chissà...eventuali ragazze italiane che volessero sposare un uomo giapponese per esempio!) la ricetta del Niku Jaga, che solitamente viene preparato con carne di bue ma che in quest'occasione per praticità di realizzazione proponiamo con la carne di maiale, anch'essa largamente usata per questo piatto. L'importante, in entrambi i casi, è che la carne sia tagliata molto sottile.

<strong>Niku Jaga</strong>

<img alt="carne%20e%20pesce.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne%20e%20pesce.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti </strong>(per due/tre porzioni): 

200 gr di pancetta di maiale tagliata sottile
2 o 3 patate di media grandezza
1 carota
1 cipolla
3 o 4 fagiolini verdi 
3 cucchiai di olio di semi
3 bicchieri di dashi (1 cucchiaio di polvere di dashi a bicchiere)
½ bicchiere di Sake per cucinare
4 cucchiai di zucchero
3 cucchiai di salsa di soia Shoyu

<strong>Preparazione:</strong>

Dividere ogni fettina di pancetta in quattro o cinque pezzi.

Sbucciare e tagliare le patate in tocchetti, dividendo ogni patata inizialmente a metà e poi successivamente ridividendo le metà risultanti, fino ad arrivare a otto pezzi in totale per ogni patata.
Mettere le patate a mollo in un recipiente con l'acqua.

Pulire la carota e tagliarla in tocchetti piccoli.

Pulire anche la cipolla e tagliarla in spicchi. 

Mettere in una pentola tre cucchiai di olio di semi e scaldare. Aggiungere le patate, la carota e la cipolla nella pentola e girarle per un minuto nell'olio. Aggiungere quindi i tre bicchieri di Dashi (un cucchiaino di Dashi in polvere sciolto in ogni bicchiere di acqua) e mezzo bicchiere di Sake per cucinare. Girare il tutto e lasciar cuocere per circa 5 minuti senza coprire la pentola.

Aggiungere la carne tagliata in precedenza e 4 cucchiai di zucchero e alzare il fuoco. Dalle verdure e dalla carne uscirà probabilmente della schiuma della cottura che bisognerà rimuovere con un cucchiaio.

Quando la carne cambia colore e inizia a cuocersi aggiungere 3 cucchiai di salsa di soia Shoyu.

Abbassare il fuoco e coprire tutto con della carta da forno tagliata in un foglio rotondo della grandezza della pentola e con un buco al centro di circa un centimetro per far uscire un po' di vapore. Continuare a cuocere in questo modo il tutto e controllare ogni tanto il livello di cottura delle verdure. Quando queste saranno sufficientemente morbide spegnere il fuoco.

Dividere quindi la carne e le verdure in due o tre ciotole ed aggiungere a piacere qualche fagiolino verde lessato e tagliato in pezzettini.
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Alla prossima!]]>
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   <title>Shogayaki</title>
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   <published>2007-11-04T22:56:35Z</published>
   <updated>2007-11-04T23:02:56Z</updated>
   
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      <![CDATA[<img alt="shogayaki_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shogayaki_main.JPG" width="300" height="225" />Lo Shogayaki, la ricetta giapponese che vi proponiamo questa settimana è considerata in Giappone un piatto molto economico ed è tipico di alcuni tipi di locali ed è anche un piatto preparato frequentemente in casa, specialmente d'estate,e per recuperare in breve tempo le energie con un pasto sostanzioso e rinvigorente.]]>
      <![CDATA[Negli Shokudo, l'equivalente delle tavole calde, ma anche nelle case, lo Shogayaki si consuma molto spesso, piatto a base di carne (prevalentemente di maiale) e di zenzero, dal quale appunto il nome che, a dispetto di tutti gli altri ingredienti maiale incluso, significa appunto “zenzero alla piastra”.

Lo Shogayaki è come molti altri piatti della cucina giapponese quasi sempre abbinato al riso bianco cotto al vapore, di solito servito appunto negli economicissimi Shokudo sotto forma di “set” che comprendono appunto  la carne, una ciotola di riso e un contorno di verdure (ad esempio foglie di cavolo).

E' un piatto economico che rientra nella tipologia appunto dei pasti da tavola calda o da mensa del posto di lavoro, ma che è molto apprezzato da tutti. 

Nella preparazione si usano diversi ingredienti tra i quali il miele. Nella cucina giapponese il miele è considerato un ottimo abbinamento proprio con la carne di maiale in quanto si ritiene che la ammorbidisca e che bilanci benissimo l'utilizzo dello zenzero che serve invece a togliere l'odore forte e il sapore eccessivo di grasso. 

Altro ingrediente che abbiamo incluso nella ricetta di base è la farina. A seconda dei casi, sopratutto negli Shokudo, c'è anche chi preferisce non utilizzarla perchè ritiene che assorba troppo il condimento e inzuppi eccessivamente la carne. Tra l'altro il modo più frequente di preparare lo Shogayaki negli Shokudo è quello di utilizzare un'unica fettina di carne di maiale tagliata molto sottile.

Noi per ovviare al problema di dover eventualmente utilizzare una fettina di carne tagliata un po' troppo spessa dal proprio macellaio, abbiamo preferito proporvi la ricetta in una delle sue varianti, ossia con la carne tagliata in filetti sottili.

Vi consigliamo oltre alla preparazione dello Shogayaki seguendo la ricetta sottostante, anche l'abbinamento con il riso al vapore, del quale potete reperire le modalità di preparazione nei primi articoli di questa rubrica.


<strong>Shogayaki</strong>

<img alt="carne%20e%20pesce.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne%20e%20pesce.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti </strong>(per una porzione):

100 gr di costolette di maiale 
¼ di cipolla
10 gr di zenzero
2 cucchiai di sake per cucinare
2 cucchiai di salsa di soia Shoyu
2 cucchiai di Mirin
1 cucchiaio di miele
2 cucchiai di farina
olio di semi

<strong>Preparazione:</strong>

Tagliare la carne in piccole strisce sottili. 

<img alt="carne_filetti.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne_filetti.jpg" width="300" height="225" />

Togliere la pelle allo zenzero e tagliarlo in fettine sottilissime e momentaneamente metterlo da parte.

In una ciotola mischiare 2 cucchiai di Sake per cucinare, 2 di salsa di soia Shoyu, 2 di Mirin e 1 di miele. Mischiare bene e a lungo per far sciogliere bene il miele. In caso il miele fosse troppo denso può essere scaldato in precedenza mettendo il recipiente di vetro a bagnomaria nell'acqua calda.

A questo punto possiamo prendere lo zenzero tagliato in fettine sottilissime e avvolgerlo nella pellicola trasparente. Dovremo quindi schiacciarlo e batterlo per far uscire più liquido ed essenza possibile. Quando lo riterremo sufficiente metteremo tutto nella ciotola che abbiamo preparato con gli altri ingredienti. Non abbiamo estratto prima l'essenza dallo zenzero proprio per evitare che se ne disperdesse anche una minima quantità durante la preparazione degli altri ingredienti.

Aggiungere quindi nella ciotola i filetti di carne di maiale e lasciarli marinare nel liquido almeno mezz'ora.
<img alt="marinare_carne.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/marinare_carne.jpg" width="300" height="225" />

Tagliamo nel frattempo un quarto di cipolla in modo sottile seguendo il senso delle foglie, verticalmente e non trasversalmente.

<img alt="cipolla_fettine.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/cipolla_fettine.jpg" width="300" height="225" />

Passata quindi la mezz'ora mettiamo in una padella un cucchiaio di olio di semi e lasciarlo scaldare per qualche minuto. Togliamo la carne dal liquido, mettiamo momentaneamente da parte la ciotola e passandola in un'altra ciotola dove avremo preparato la farina ricopriamo con essa ogni singolo pezzo di carne.

<img alt="carne_farina.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne_farina.JPG" width="300" height="225" />

Mettiamo quindi la carne nella padella e giriamo di tanto in tanto. Quando inizia a cuocersi e a cambiare colore aggiungiamo la cipolla che abbiamo preparato in precedenza e il liquido nel quale abbiamo marinato prima la carne.

Cuocere ancora per qualche minuto fino a cuocere bene la carne (5 minuti dovrebbero essere sufficienti). 

Lo Shogayaki è quindi pronto per essere consumato, eventualmente abbinato al riso bianco e può essere a piacere guarnito con una presa di semi di sesamo.

<img alt="shogayaki.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shogayaki.JPG" width="300" height="225" />


Alla prossima!
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   <title>Misoitamedon</title>
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   <published>2007-10-28T22:13:01Z</published>
   <updated>2007-10-28T22:22:06Z</updated>
   
   <summary>Il riso è certamente l&apos;ingrediente principale della cucina giapponese e orientale in genere. In oriente, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, il riso è sempre stato considerato l&apos;alimento di base, imprescindibile, al quale era giustamente dovuto sia...</summary>
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      <![CDATA[<img alt="misoitame_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misoitame_main.JPG" width="300" height="225" />Il riso è certamente l'ingrediente principale della cucina giapponese e orientale in genere. In oriente, a differenza di tutti gli altri paesi del mondo, il riso è sempre stato considerato l'alimento di base, imprescindibile, al quale era giustamente dovuto sia il rispetto simbolico che il riconoscimento del valore economico.]]>
      <![CDATA[In Giappone in particolare, il riso era considerato il metro per valutare l'effettiva ricchezza di chiunque: il valore economico di un villaggio così come quello di un Samurai o di un ricco Daimyo (i feudatari del medioevo giapponese) era allo stesso modo calcolato in riso.

Il valore era espresso secondo l'unità di misura chiamata Koku, ossia la quantità presunta che bastava a sfamare una persona adulta per un intero anno. Tradizionalmente, riportandola con le unità di misura occidentali, un Koku è pari a circa 180,39 litri. 

Sia i villaggi che coltivavano il riso e sia i villaggi dove per ragioni geografiche non era possibile, venivano comunque valutati secondo questo parametro. 

La paga di un Samurai ad esempio era sempre espressa in Koku e la relativa quantità decretava il valore effettivo dei suoi servizi presso il signore del feudo. Addirittura le navi, dalle più piccole ai grandi vascelli venivano misurate secondo la quantità di riso che avrebbero eventualmente potuto contenere.

Questo ci fa capire molto chiaramente che, dopo l'aria e l'acqua, il riso era ritenuto l'elemento essenziale per la sussistenza di un individuo! Effettivamente se si pensa a quanto lavoro quotidiano era necessario per far crescere quelle fragili piantine nelle risaie per poi avere un raccolto sufficiente da lavorare ulteriormente, spesso con il rischio che le condizioni climatiche avverse o gli animali potessero distruggere interi raccolti, possiamo comprendere meglio l'importanza del valore sia simbolico che economico di questo alimento nel Giappone feudale. Del resto le tasse che i villaggi dovevano pagare ai feudatari consistevano in gran parte, oltre d altri prodotti, proprio in grosse quantità di riso indipendentemente dal poterne risparmiare poi per sé stessi e per il villaggio.

Il riso aveva quindi un valore economico altissimo ma soprattutto aveva, ed in parte ancora ha, un grandissimo valore simbolico, legato al sacrificio, alla fatica, al lavoro e al coinvolgimento della comunità, con la condivisione dei momenti buoni e di quelli difficili. Proprio per questo è un alimento che non manca mai sulle tavole così come sugli altari shintoisti, in offerta a piccole e grandi divinità (così come il sake deriva come sappiamo proprio dal riso!), e viene usato dai lottatori di Sumo come gesto di “benedizione” della pedana dove combatteranno nel rispetto delle antiche tradizioni, degli déi e degli elementi. Il primo riso dell'anno inoltre viene offerto simbolicamente ai templi in grossi “pacchi” e ai pellegrini sotto forma di arbusti come portafortuna.

Qualsiasi giapponese poi che abbia avuto la fortuna di avere nella sua famiglia qualcuno che ha direttamente coltivato il riso, o chiunque abbia comunque ricevuto una buona educazione, sa che del riso non va sprecato neanche un singolo chicco perchè ogni minuscolo chicco è stato singolarmente lavorato e racchiude in sè la fatica e la vita di molte persone. Se riuscissimo tutti, giapponesi compresi, ad applicare questo ragionamento ad ogni tipo di cibo o bene materiale, probabilmente migliorerebbero tante cose intorno a noi...
<img alt="campodiriso.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/campodiriso.jpg" width="500" height="375" />

<strong>Misoitamedon</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti </strong>(per 4 porzioni):

Riso
1 zucchina
1 peperone
4 funghi secchi Shitake
Miso
Mirin
Sake per cucinare
Salsa di soia Shoyu
Zucchero
Dashi
Aglio in polvere
Olio di semi


<strong>Preparazione:</strong>

Il nome significa “soffriggere nel Miso” ed è riferito agli ingredienti che verranno poi aggiunti sul riso bianco, indicato in questo caso implicitamente nella parola “don”, ossia Donburi cioè la ciotola per il riso.

Preparare il riso bianco nel modo giapponese come abbiamo già spiegato in passato (ad esempio vd. Ricetta Shiro Gohan). Gli ingredienti proposti sono in proporzione per quattro ciotole di riso. La quantità di riso per ogni ciotola è però lasciata alla discrezione del cuoco. Se il riso verrà preparato con il Suihanki non ci saranno problemi per mantenerlo caldo durante la preparazione del resto, al contrario se preparato con una normale pentola è meglio iniziare a preparare prima gli altri ingredienti e circa a metà preparazione iniziare a cuocere il riso. Mentre il “condimento” potrà essere riscaldato in seguito, è necessario che il riso al momento in cui serviremo il tutto sia ben caldo.

Prima di tutto mettere i funghi Shitake nell'acqua, circa 300cc, in un recipiente per almeno un quarto d'ora.
<img alt="shitake_acqua2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shitake_acqua2.JPG" width="300" height="225" />

Tagliare la zucchina e il peperone (pulito) in pezzi come nella foto sottostante.
<img alt="ingredienti_misoitame.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/ingredienti_misoitame.JPG" width="300" height="225" />

Prepariamo quindi la “salsa”: in una ciotolina mettere un cucchiaio di Miso, un cucchiaio di Sake per cucinare, un cucchiaio di Mirin, un cucchiaio di Dashi in polvere (di qualsiasi genere), un cucchiaino di salsa di soia Shoyu, due cucchiaini di zucchero, un cucchiaino di aglio in polvere.
Mischiare bene fino a far sciogliere lo zucchero e amalgamare il tutto come nella foto.
<img alt="miso_misoitame.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/miso_misoitame.jpg" width="300" height="225" />

Tagliare i funghi Shitake ed eliminare la parte del gambo. Non gettare assolutamente l'acqua della ciotola dove abbiamo messo precedentemente i funghi. Tagliare quindi i funghi in pezzi della grandezza delle altre verdure.

Mettere a scaldare una padella con il fondo coperto di olio di semi su fuoco alto. Si può usare anche il Wok, la tipica padella cinese concava ottima per saltare gli ingredienti sul fuoco.

Mettere quindi nella padella prima i peperoni che tra gli ingredienti sono quelli che assorbono meno l'olio. Al contrario aggiungendo prima le zucchine (o in altri casi le melanzane) si esaurirebbe immediatamente l'olio della padella. Quindi aggiungeremo le zucchine circa un minuto dopo aver messo i peperoni nella padella. 

Aggiunte anche le zucchine lasceremo scaldare tutto per circa tre  o quattro minuti. A questo punto aggiungere anche i funghi Shitake. 

Subito dopo aggiungiamo l'acqua nella quale avevamo lasciato gli Shitake in ammollo. Continuare a girare tutti gli ingredienti finchè non sono sufficientemente cotti.
<img alt="misoitame_soffriggere.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misoitame_soffriggere.JPG" width="300" height="225" />
Aggiungere quindi la “salsa” che abbiamo preparato con il Miso e gli altri ingredienti. La cosa più importante è aggiungerla e girarla immediatamente mischiandola al resto, visto che lo zucchero tenderà a farla bruciare molto facilmente.
<img alt="misoitame_soff%2Bmiso.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misoitame_soff%2Bmiso.JPG" width="300" height="215" />
Saltare ancora il tutto nella padella, continuando a mischiare per circa due tre minuti. 

A questo punto se il riso è pronto possiamo semplicemente riempire le ciotole e aggiungere sulla sommità il contenuto della padella e condire poi con un cucchiaino di semi di sesamo ogni porzione.

Il Misoitame è pronto!
<img alt="misoitamedon.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misoitamedon.JPG" width="300" height="225" />
<img alt="misoitamedon2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misoitamedon2.JPG" width="300" height="225" />

Alla prossima!
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   <title>Misonikomi Udon</title>
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   <published>2007-10-22T21:46:13Z</published>
   <updated>2007-10-22T21:53:45Z</updated>
   
   <summary>Le ricette di cucina giapponese che vi proponiamo ogni settimana sono per ovvi motivi sempre leggermente adattate alla reperibilità di ingredienti o alla facilità di preparazione con mezzi e modalità non professionali....</summary>
   <author>
      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
   </author>
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   <category term="890" label="hacchou" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
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   <category term="246" label="udon" scheme="http://www.sixapart.com/ns/types#tag" />
   
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      <![CDATA[<img alt="misonikomi_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misonikomi_main.JPG" width="225" height="300" />Le ricette di cucina giapponese che vi proponiamo ogni settimana sono per ovvi motivi sempre leggermente adattate alla reperibilità di ingredienti o alla facilità di preparazione con mezzi e modalità non professionali. ]]>
      <![CDATA[Questo per permettere a tutti di provare a cucinare ciò che proponiamo nei modi più semplici. Pur cercando di attenerci alle ricette originali e canoniche senza mai stravolgerle davvero in modo significativo, è necessario sottolineare che alcuni piatti in Giappone sono da tempo canonizzati e identificabili sia dalla specifica qualità di uno o più ingredienti che dall'abbinamento con le regioni di origine. 

E' un po' come dire che la pizza è pizza sia a Roma che a Napoli ma non distinguere tra la pizza alta  partenopea e la pizza finissima capitolina. Per le ricette giapponesi accade lo stesso quasi in tutti i casi. Un piatto tipico di una città o di una regione ha a volte dei precisi canoni dai quali non si può prescindere.

La ricetta di questa settimana, il Misonikomi Udon è tipicamente una ricetta famosa della città di Nagoya. Caratteristica di questa ricetta è il tipo di Miso, ingrediente di cui abbiamo già parlato, nella caratteristica versione Hacchou Miso, una qualità di Miso molto scura e dal sapore più deciso rispetto al comune Miso “bianco”. 

Il Misonikomi Udon è appunto un modo di cucinare gli Udon, un tipo di pasta giapponese che abbiamo anche imparato a preparare a mano nei precedenti articoli, cuocendoli nel Miso. 

Misonikomi indica, al di là degli Udon, proprio il “cuocere nel Miso” e tipicamente nell' Hacchou Miso.

Quindi la ricetta che vi stiamo per proporre è stata adattata al tipo di Miso più facilmente reperibile in Italia, il Miso bianco.

Ci tenevamo a dirlo perchè proprio in quanto contrari alle mistificazioni che vediamo ogni giorno a proposito della cucina e della cultura giapponese in genere, non volevamo dare un ulteriore contributo negativo proponendo una ricetta tipica di Nagoya con un ingrediente che tipico di questa città e di questa ricetta... non è!

Rimane però un'ottima ricetta che vi consigliamo di provare anche con il “normale” Miso. Poi se trovate quello tipico di Nagoya...tanto meglio!

<strong>Misonikomi Udon</strong>

<img alt="vegetarian.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegetarian.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti</strong> (per due persone):

1 carota
1 cipolla
200 grammi di Udon (secchi)
3 funghi Shitake secchi
fagiolini verdi
due uova
Miso 
olio di semi
Mirin
Sake per cucinare
salsa di soia Shoyu

<strong>Preparazione:</strong>

Mettere i funghi Shitake ancora interi in una ciotolina di acqua per circa 20 minuti, poi tagliarli in pezzi molto sottili come nella foto.
<img alt="shitake-.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shitake-.JPG" width="300" height="225" />
<img alt="shitake-tagliati.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shitake-tagliati.JPG" width="300" height="225" />


Tagliare la carota alla julienne e la cipolla in sfoglie (come nella foto sottostante).
<img alt="tamanegi.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tamanegi.JPG" width="300" height="225" />

In una pentola mettere un cucchiaio di olio di semi e lasciarlo scaldare. Porre quindi nella pentola la carota e la cipolla e lasciar soffriggere almeno finchè la cipolla non comincia a diventare leggermente più trasparente.

Aggiungere quindi i funghi Shitake che abbiamo tagliato in precedenza e mischiare il tutto. Dopo aver mischiato aggiungere subito due cucchiai di Sake della qualità usata per cucinare, due cucchiai di Mirin e lasciar scladare ancora per qualche minuto per far evaporare il Sake.

Mettere quindi nella pentola un litro di acqua o eventualmente la stessa quantità di Dashi se disponibile e successivamente due cucchiai di salsa di soia Shoyu.

Lasciar cuocere il tutto abbastanza da cuocere le carote e le cipolle e lasciare poi sul fuoco medio (abbastanza da far muovere gli ingredienti nella pentola )

Iniziare ora a cuocere gli Udon in una pentola piena d'acqua portata a ebollizione come si fa per la pasta italiana ma senza aggiungere il sale. Sulle confezioni di Udon c'è solitamente indicato il tempo di cottura ma contare un minuto in meno del tempo indicato (ad esempio se c'è scritto cinque minuti per la cottura cuocerli per quattro minuti). Alla fine del tempo così calcolato scolare gli Udon e metterli nella pentola con gli altri ingredienti. 

A questo punto aggiungere, sempre mantenendo tutto sul fuoco, aggiungere il Miso nella quantità di tre cucchiai. Aiutarsi con il cucchiaio mischiando per far sciogliere bene il Miso che altrimenti tende a rimanere in un grumo unico. Lasciar quindi cuocere per altri due o tre minuti per far assorbire il Miso agli Udon.

Se vogliamo aggiungere come ingrediente e decorazione i fagiolini verdi nel frattempo avremo bollito gli stessi, poi tagliati diagonalmente in pezzetti di due-tre centimetri.

<img alt="fagiolini.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/fagiolini.JPG" width="300" height="225" />

Togliere gli Udon dalla pentola e metterli nella ciotola dove verranno consumati, facendo già da ora le porzioni. Continuare a scaldare il liquido fino a farlo quasi bollire, eventualmente aumentando un po' il fuoco. Mettere quindi il contenuto di un uovo alla volta nell'acqua e mentre si indurisce aiutandosi con un cucchiaio fare in modo che la chiara continui ad avvolgere il tuorlo senza disperdersi nell'acqua, fino a farla diventare bianca e a contenere ermeticamente l'uovo. A questo punto bisognerebbe cuocere l'uovo finchè l'interno però resta abbastanza liquido. Ripetere quindi con l'altro uovo.

In alternativa l'uovo può essere cotto in una pentolina a parte. Con l'acqua sufficientemente profonda, quando bolle aggiungere due cucchiai di aceto di vino, versare il contenuto dell'uovo nell'acqua e ancora aiutandosi con un cucchiaio fare in modo che la chiara avvolga tutto il tuorlo. 
In questo modo, con l'aceto che fa da isolante verso la dispersione nell'acqua dei liquidi (proteine) dell'uovo, questo tende a diventare un po' più compatto e si riesce a “lavorarlo” meglio. Il risultato di questo procedimento è l'uovo come lo vedete nella foto, quasi perfettamente sferico e compatto.

A questo punto, quale che sia il procedimento adottato, aggiungere il liquido agli Udon nelle ciotole, l'uovo e sopra disporre un po' dei fagiolini che abbiamo eventualmente preparato in precedenza. Nel mangiare il tutto, rigorosamente con le bacchette, si potrà decidere quando e se “liberare” il contenuto dell'uovo nella zuppa.
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<img alt="misonikomiudon2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/misonikomiudon2.JPG" width="300" height="225" />

Alla prossima!
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   <title>Okowa</title>
   <link rel="alternate" type="text/html" href="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/2007/10/okowa.shtml" />
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   <published>2007-10-14T23:27:27Z</published>
   <updated>2007-10-14T23:43:28Z</updated>
   
   <summary>Dopo la parentesi di cucina “fusion” torniamo alla cucina tradizionale giapponese con una ricetta a base dell&apos;alimento giapponese per eccellenza: il riso! (...preparato però con l&apos;ausilio di un moderno elettrodomestico...!)...</summary>
   <author>
      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
   </author>
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      <![CDATA[<img alt="okowa_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/okowa_main.jpg" width="300" height="224" />Dopo la parentesi di cucina “fusion” torniamo alla cucina tradizionale giapponese con una ricetta  a base dell'alimento giapponese per eccellenza: il riso! (...preparato però con l'ausilio di un moderno elettrodomestico...!)
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      <![CDATA[L'Okowa, la ricetta di questa settimana, è molto semplice da preparare ma non per questo meno gustosa di altre ricette dalla preparazione più complicata ed esotica.

La base dell'Okowa è un tipo di riso particolare, il Mochigome, del quale abbiamo già parlato nella ricetta del Sekihan. Questo riso in Giappone è più caro del riso normale e spesso per preparare piatti come l'Okowa, dove la particolare predisposizione del Mochigome ad essere stracotto e impastato non è fondamentale, si usa mischiare i due tipi di riso. Nonostante questo, anche se la ricetta canonica prevede il 100% di roso Mochigome, anche per i più economici mix si continua ad usare la parola Okowa.

Fondamentalmente la ricetta non è altro che un modo per preparare abbastanza velocemente il riso dandogli un leggero sapore di aglio e olio di semi di sesamo. Per fare questo in modo ancor più pratico si può utilizzare il forno a microonde.

A proposito di elettrodomestici, abbiamo già accennato in passato al Suihanki, ossia il “cuociriso” elettrico presente in tutte le case giapponesi e che si sta piano piano diffondendo anche qui sia ad opera di ditte occidentali che ne producono alcuni modelli che per la massiccia presenza di negozi e ditte di import-export cinesi. 

<img alt="suihanki.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/suihanki.jpg" width="150" height="237" />

E' un elettrodomestico che vi consigliamo vivamente di acquistare in quanto per un modesto prezzo (dai trenta euro circa) si abbreviano e semplificano molto i tempi e le modalità di preparazione del riso bianco. In realtà questi elettrodomestici si prestano alla cottura al vapore di molti altri alimenti. Noi per scelta personale però abbiamo deciso di non utilizzarlo per niente che non sia il riso.

Altro grosso vantaggio utilizzando il Suihanki e quindi nell'ordine di idee di mangiare naturale e possibilmente giapponese, è quello di preparare in tempi brevi grosse quantità di riso che potremo poi, sempre a proposito di elettrodomestici, mettere una volta freddate nel freezer del nostro frigorifero per poi scongelarle e ritrovarle perfette utilizzando il forno a microonde. Per fare questo si possono dividere le porzioni di riso nelle quantità desiderate ed avvolgerle con pellicola trasparente per forno a microonde. Questo vale ovviamente anche per preparazioni complete come la ricetta già pubblicata degli Onigiri. 

Un altro modo, in mancanza della pellicola, è quello di mettere direttamente il riso bianco nei contenitori che andranno nel microonde. In questo caso qualora il recipiente fosse molto grande e voi voleste consumare il riso un po' alla volta, vi consigliamo di dividerlo nella scatola con una paletta in quadrati che poi riuscirete più agevolmente a dividere. 

Se questi consigli di “economia domestica giapponese” vi sembrano scontati...considerate che in Giappone abbiamo visto un mini cartone animato dove una nonnina spiega con molta flemma diversi rimedi casalinghi, tra i quali appunto il riso nel freezer e poi nel microonde come se fosse una grandissima idea! Ci è venuto il dubbio che certe cose vanno comunque dette e ridette, e se le ripetono in Giappone, perchè non parlarne anche ai nostri amici di Oishii? Magari qualcuno non lo sapeva!

Comunque per la ricetta di questa settimana avrete bisogno solo del forno a microonde!



<strong>Okowa</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti </strong>(per due porzioni):

Un bicchiere di riso
due spicchi d'aglio
un cucchiaino di olio di semi di sesamo
un cucchiaino di sake per cucinare
un cucchiaio di salsa di soia Shoyu
160 cc di acqua

<strong>Preparazione:</strong>

Lavare e preparare il riso come è stato spiegato nelle precedenti ricette (a cominciare da “Shiro Gohan”...).

Lasciarlo quindi a mollo nell'acqua per almeno due ore per lasciare che il riso ne assorba un pò.
Passate le due ore porre il riso ben scolato dall'acqua in un recipiente adatto ad essere utilizzato nel forno a microonde. 

Sbucciare due spicchi di aglio e tagliarli ognuno in due ulteriori spicchi ( in verticale) e fare attenzione a ripulirne l'interno dalla parte centrale, che è quella che dà il sapore e l'odore troppo forte nei piatti. Porli quindi sopra al riso.

Aggiungere 160cc di acqua, un cucchiaino di olio di semi di sesamo, uno di sake per cucinare e un cucchiaio di salsa di soia.

<img alt="okowa1.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/okowa1.JPG" width="300" height="225" />

Mischiare bene il tutto e coprirlo con una pellicola trasparente per la cottura al microonde.

Mettiamo quindi il tutto nel forno a microonde e regoliamo la temperatura a 360° C e il timer a 12 minuti. Se alla fine dei 12 minuti dovesse esserci ancora l'acqua, aggiungere uno o più minuti di cottura fino a che l'acqua si assorba ulteriormente. Questo controllo va fatto senza aprire la pellicola trasparente.

Aprire quasi del tutto la pellicola facendo attenzione al vapore e mischiare nuovamente il riso.

<img alt="okowa2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/okowa2.JPG" width="300" height="225" />

Coprire ancora con la pellicola e lasciare riposare ancora per 5 minuti. Il vapore all'interno del recipiente contribuirà ad uniformare temperatura e cottura del riso.

A questo punto l'Okowa è pronto e può essere direttamente diviso in due ciotole o piatti e consumato ancora caldo. A piacere si può anche aggiungere del tonno al naturale o verdure come le carote tagliate alla julienne prima della fase di cottura al microonde.

<img alt="okowa3.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/okowa3.JPG" width="300" height="225" />

Alla prossima!
]]>
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   <title>Pasta &quot;alla giapponese&quot; (Fusion!)</title>
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   <published>2007-10-07T15:28:35Z</published>
   <updated>2007-10-07T15:37:40Z</updated>
   
   <summary>Ci abbiamo pensato e ne abbiamo discusso a lungo da quando abbiamo iniziato a scrivere di cucina giapponese in questo spazio e abbiamo più volte cambiato idea. Stiamo parlando di proporre qualcosa che rientri nell&apos;idea di quella che comunemente viene...</summary>
   <author>
      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
   </author>
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      <![CDATA[<img alt="pasta_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/pasta_main.JPG" width="300" height="225" />Ci abbiamo pensato e ne abbiamo discusso a lungo da quando abbiamo iniziato a scrivere di cucina giapponese in questo spazio e abbiamo più volte cambiato idea. Stiamo parlando di proporre qualcosa che rientri nell'idea di quella che comunemente viene definita cucina “fusion”, cioè l'unione di due o più ricette di diversi paesi in un unico piatto, o ancora più semplicemente l'integrazione di alcuni ingredienti in un piatto culturalmente e geograficamente distante da questi ultimi.]]>
      <![CDATA[La parola “cucina fusion” non ci ha mai fatto impazzire, non tanto per il concetto in sé, quanto perchè dietro questa nuova etichetta si consumano spesso veri e propri misfatti culinari! Con il rischio di scambiare il nuovo “prodotto” per l'originale...

Poi ci siamo detti che in fondo tutte le ricette di ogni paese, compreso il Giappone, hanno subìto nel corso degli anni molteplici influenze da altri paesi, a volte veri condizionamenti culturali e di stile e a volte molto più semplicemente per la nuova reperibilità di ingredienti fino a quel momento inaccessibili. 

E poi noi siamo a tutti gli effetti una coppia “fusion” e non potevamo esimerci dal proporvi un piatto che è un prodotto dell'incontro tra le nostre due culture e abitudini alimentari! Abbiamo quindi deciso di mostrarvi e consigliarvi una ricetta che realizziamo spesso a casa nostra da quando ci conosciamo.

Anzi, per la precisione questo modo di preparare la pasta italiana con ingredienti giapponesi risale alla prima volta in cui ci siamo ritrovati in Giappone dopo il periodo in Italia. 

In quel periodo, complice la scarsità di occasioni per incontrarci (uno in Giappone per “motivi di cuore” e con molto tempo libero, l'altra in Giappone come residente e lavoratrice a tempo pieno in una scuola di cucina) alla fine di ogni giornata non rimaneva molto tempo per stare insieme. Quando non si ripiegava su un ristorante tradizionale, cercavamo di cucinare qualcosa nell'appartamento che avevamo preso in affitto per quelle settimane, dove la scarsità di utensili, il grosso limite della piastra elettrica al posto del fornello con fuoco vivo e la spesa limitata proprio in funzione della difficoltà di cucinare “come si deve”, davano vita a diversi stratagemmi per mettere insieme un pasto decente.

Proprio in quelle occasioni, nacque questa ricetta, poi con il tempo un po' aggiustata sotto certi punti di vista e nella scelta degli ingredienti.

Per la preparazione è sufficiente saper fare un semplice piatto di pasta come si fa in Italia e con qualche modifica e gli ingredienti giusti, si può per una volta mangiare qualcosa di diverso che unisce la passione italiana per la pasta con le sfumature di sapore della cucina giapponese.

Del resto, come abbiamo già detto in passato quando si tratta di mischiare ingredienti e ricette (ok, fare cucina “fusion”!) e stravolgere alcuni punti fondamentali solitamente considerati “sacri” , anche i professionisti, giapponesi o italiani che siano, non ci vanno troppo per il sottile. 
Tralasciando almeno per questa occasione i soliti “delitti gastronomici” che vediamo in Italia nei confronti della cucina giapponese, anche in Giappone bisogna letteralmente mandare giù bocconi poco graditi, dalla diffusissima pasta “napolitan”, cioè la pasta con il ketchup al posto del pomodoro, alla pizza con l'ananas fino ad esperienze personali dove nell'insalata i pomodori sono stati sostituiti con gelatine (di pomodoro, speriamo) tagliate in tocchi dalla forma “pomodoresca”!

Abbiamo quindi la coscienza abbastanza pulita nel proporvi questa ricetta...fusion, di “pasta italiana alla giapponese”!

<strong>Pasta “alla giapponese”</strong>

<img alt="vegetarian.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegetarian.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti:</strong>

Fusilli
Maionese
Alghe Fujikko
Alghe Hijiki (o Shiso Hijiki)
Salsa di soia Shoyu
Konbu Dashi in polvere

<strong>Preparazione:</strong>

Per cominciare diciamo che le quantità sono a discrezione del cuoco/a, in quanto trattandosi di pasta   dipende anche dalle porzioni che volgiamo fare e dal sapore più o meno deciso che vogliamo dare al piatto. Trattandosi poi nello specifico di pasta fredda, c'è la possibilità di cominciare con una quantità di ingredienti moderata per aggiungerne ancora anche a ricetta ultimata.

Prima di tutto prepareremo i fusilli come avremmo fatto per prepararli nei modi più tradizionali. Metteremo quindi l'acqua sul fuoco in una pentola e la porteremo fino all'ebollizione, e poi aggiungeremo la pasta. L'unica differenza con il procedimento normale è che non aggiungeremo mai il sale per due motivi: il primo è che gli ingredienti che aggiungeremo dopo sono già decisamente salati e il secondo è che dovremo passare poi la pasta sotto l'acqua corrente per raffreddarla e il sale, che invece tende a limitare il pericolo che la pasta si ammorbidisca eccessivamente, renderebbe la pasta ancora più dura visto che già il passaggio da caldo a freddo contribuisce in modo notevole. A tal proposito infatti non cuoceremo la pasta “al dente” ma anzi la faremo leggermente scuocere proprio perchè poi tenderà a tornare più dura con l'acqua fredda.

Una volta cotta la pasta e raffreddata con l'acqua del rubinetto (non è fondamentale raffreddarla completamente, si può anche lasciare leggermente tiepida) la porremo in una insalatiera pronti a condirla.

Per gli ingredienti abbiamo scelto le alghe di tipo Fujikko che si trovano solitamente in pacchetti come quello a sinistra nella foto. Sono alghe in filetti essiccate e sotto sale. A queste abbiamo aggiunto le alghe Hijiki che abbiamo proposto anche recentemente in altre ricette. In questo caso avevamo quelle mischiate con i semi di sesamo e lo Shiso, una pianta giapponese che potremmo assimilare ad un basilico nipponico (nella foto il pacchetto sopra) e poi il Konbu Dashi (a destra), ossia la polvere di alghe Konbu di cui abbiamo già parlato.

<img alt="alghe_pacchetti.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/alghe_pacchetti.JPG" width="225" height="300" />

Nelle foto sotto vedete rispettivamente le Fujikko e di seguito le Hijiki.

<img alt="fujikko.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/fujikko.JPG" width="300" height="225" />
<img alt="shiso_hijiki.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/shiso_hijiki.JPG" width="300" height="225" />

Tornando alla ricetta, la prima cosa che dobbiamo fare è aggiungere le alghe, un tipo alla volta, e il Dashi e mischiare la pasta. Subito dopo aggiungeremo la salsa di soia Shoyu (andateci piano perchè potrebbe diventare troppo salata!) e continueremo a mischiare. 

Aggiungeremo quindi la maionese nella quantità necessaria per condire uniformemente tutta la pasta. Se possibile consigliamo di reperire la maionese giapponese Kwepie (i negozi orientali ce l'hanno quasi sempre) che ha un sapore particolare nonostante gli ingredienti siano quelli di base di ogni maionese. Che sia l'alimentazione delle galline o il tipo di aceto usato in Giappone a darle questo aroma particolare? In ogni caso, è quella nella foto.

<img alt="kewpie.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/kewpie.jpg" width="280" height="280" />

Assolutamente non dobbiamo mettere prima degli altri ingredienti la maionese perchè le alghe poi si attaccherebbero tutte insieme e diventerebbe impossibile distribuirle in modo adeguato. Questa, insieme a quanto detto sul sale nella cottura, è forse l'unica raccomandazione che vi possiamo fare di carattere strettamente tecnico, per il resto la ricetta è più un'idea che un qualcosa con cui cimentarsi per saggiare la propria abilità ai fornelli.

Quando avremo finito anche con la maionese, potremo assaggiare e all'occorrenza aggiungere qualsiasi degli ingredienti usati fino ad ora, anche le alghe che ora che la maionese non è più ammassata riusciremo a distribuire facilmente. Possiamo quindi consumare subito la pasta o conservarla in frigorifero. A proposito, quando la recupererete dal frigorifero probabilmente avrà un colorito leggermente più scuro con qualche striatura sul marroncino. Non vi spaventate, sono solo le alghe secche che con l'umidità hanno rilasciato un po' di liquido colorato! 

<img alt="pasta1.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/pasta1.JPG" width="300" height="225" />

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Alla prossima! 
]]>
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   <title>Satsuma Age</title>
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   <published>2007-09-30T22:13:13Z</published>
   <updated>2007-09-30T22:22:56Z</updated>
   
   <summary>Dopo la ricetta vegetariana della scorsa settimana abbiamo deciso di presentarvi un altro tipo di crocchette, questa volta però a base di pesce....</summary>
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      <name>Daniele Bevivino e Yumie Sasaki</name>
      
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      <![CDATA[<img alt="satsumaage_main.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/satsumaage_main.JPG" width="300" height="225" />Dopo la ricetta vegetariana della scorsa settimana abbiamo deciso di presentarvi un altro tipo di crocchette, questa volta però a base di pesce.]]>
      <![CDATA[Nello specifico stiamo parlando di Satsuma Age, ossia un tipo di frittura, “Age” appunto, che viene dalla penisola di Satsuma, regione del Giappone che si trova nella parte estrema del Kyushu, una delle quattro grandi isole/regioni che formano il Paese,  e tra le quattro quella situata più a sud .

Siamo particolarmente contenti di presentarvi una ricetta che proviene dal Kyushu perchè siamo legati per motivi di famiglia a questa regione che in un certo senso, come tutti i “sud” del mondo, è molto calda, anche dal punto di vista del temperamento e dell'affabilità dei suoi abitanti.

Intanto diciamo che nel Kyushu, che non è certo una regione sottosviluppata rispetto alle altre, si riesce ancora a gustare un po' del Giappone tradizionale. Forse perchè le rotte turistiche sono perlopiù percorse dai giapponesi e di stranieri ce ne sono pochi o forse perchè il Kyushu è considerato un po' la culla della civiltà nipponica e ne mantiene alcune tradizioni (la prima che ci viene in mente è la produzione di splendide e pregiatissime ceramiche), ma fatto sta che scendere nel Kyushu sembra un viaggio a ritroso nella storia del Giappone. Quando ci siamo recati per la prima volta insieme in questa regione ad esempio non abbiamo incontrato, da Kyoto in poi, neanche un occidentale. Con una serie di coincidenze e trenini locali ci siamo immersi sempre di più nel Giappone rurale, fatto di risaie e anziani, piccole stazioni, di facce e modi diversi dalle metropoli, di colori e suoni tutti nuovi. La nostra destinazione principale poi era un paesino che spesso non appare nemmeno sulle mappe, composto di poche case tradizionali disperse tra campi e montagne e dove gli anziani fino in ultimo si danno da fare tutto il giorno, spesso governando case di dimensioni esagerate dalle quali pian piano si sono allontanati tutti i componenti della famiglia. Non molto diversamente da quanto succede in Italia, in fondo... 

Una cosa che salta subito all'occhio è come accennavamo all'inizio il diverso modo di fare della gente. Non che nel Kyushu ci si prenda a pacche sulle spalle o ci si saluti con il bacio sulla guancia...(in fondo sono sempre giapponesi!) ma la gente, a parte qualche occhio strabuzzato alla vista di un occidentale in qualche micro negozio sperduto nella campagna, non dimostra né freddezza né diffidenza ed è solitamente molto affabile e sorridente. I giapponesi stessi dicono che il temperamento degli abitanti del Kyushu è più caldo. Sono in un certo senso i “latini” del Giappone!

Chissà se in qualche modo non c'entri anche il clima subtropicale della zona o il fatto che il più grande vulcano attivo del Giappone, il monte Aso, si trovi proprio nel Kyushu? O che Nagasaki sia stata la città-porto attraverso la quale arrivavano un tempo i mercanti stranieri in Giappone? O ancora che il Kyushu sia una regione rinomata per le sue Onsen, le terme naturali che proprio grazie alla grande attività vulcanica si trovano in tutto il suo territorio, prima fra tutte la città di Beppu, vero e proprio paradiso termale? Chissà...

I ricordi del Kyushu, per quanto si possa amare il Giappone tutto, sono in qualche modo differenti, quasi appartenessero ad un altro paese, forse in qualche modo più vicino a quell'oriente che, sia gli occidentali che i giapponesi stessi, continuano a cercare e sognare.

La ricetta che vi proponiamo questa settimana è soltanto uno dei modi di preparare il pesce riducendolo in una sorta di impasto con altri ingredienti. Nel caso specifico abbiamo utilizzato le alici ma si possono utilizzare anche altri tipi di pesce. A volta viene abbinato anche il Tofu, come nella precedente ricetta del Ganmodoki. Più raramente il Satsuma Age viene preparato con la carne.

<strong>
Satsuma Age</strong>

<img alt="carne%20e%20pesce.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/carne%20e%20pesce.jpg" width="87" height="87" />


<strong>Ingredienti:</strong>

Alici fresche 100gr (pulite - per circa 10 crocchette)
Mezza carota
1 cucchiaio di Alghe Hijiki essiccate
2 cucchiai di fecola di patate
Zenzero (5 grammi)
1 cucchiaio olio di semi di sesamo
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di salsa di soia shoyu
2 cucchiai di Mirin
1 cucchiaio di Sake per cucinare
2 cucchiai di farina


<strong>Preparazione:</strong>

Mettere le alghe Hijiki essiccate in una ciotolina d'acqua per 15-20 minuti e successivamente scolarle.
<img alt="hijiki_cup.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hijiki_cup.JPG" width="300" height="225" />
Sminuzzare lo zenzero e la mezza carota con un coltello su un tagliere. Anche le alghe una volta scolate dall'acqua andranno ridotte in pezzi ancora più piccoli.
<img alt="zenzero_carote.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/zenzero_carote.JPG" width="300" height="225" />
Faremo la stessa cosa anche con le alici. Se sono ancora intere pulirle e dividerle a meta. A questo punto per preparare circa 10 crocchette dovremo avere un etto di alici già pulite. 
<img alt="alici.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/alici.JPG" width="300" height="225" />
Sminuzzarle con un coltello riducendole in pasta. 
<img alt="acciughe_triturate.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/acciughe_triturate.JPG" width="300" height="225" />
In Giappone si usa un tipo di mortaio come quello che vedete nella foto, a volte anche di dimensioni veramente notevoli.
<img alt="IMG_3694.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/IMG_3694.JPG" width="300" height="225" />
Che il mortaio sia di questo tipo o no, andremo ad aggiungere uno alla volta tutti gli ingredienti che abbiamo sminuzzato e li batteremo con il pestello cercando di amalgamarli il più possibile. Eventualmente si può utilizzare anche qualche elettrodomestico idoneo, magari facendo attenzione alla sequenza degli ingredienti senza buttarli dentro tutti insieme.

Aggiungeremo quindi il sake per togliere l'odore forte del pesce e continueremo a mischiare. Di seguito la fecola di patate e la farina per assorbire un po' del liquido. Continueremo a mischiare ogni volta che aggiungeremo un ingrediente (mirin, salsa di soia e sale).

Alla fine dovremo avere un impasto omogeneo di tutti gli ingredienti ai quali daremo la forma delle crocchette da immergere nell'olio caldo per la frittura. 
<img alt="tutto_triturato.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tutto_triturato.JPG" width="300" height="225" />
Come sempre vi rimandiamo agli articoli precedenti per qualche consiglio sulla frittura e sulle temperature dell'olio. 

Le crocchette si consumano calde e sono ottime accompagnate, per chi beve alcolici, dal Sake o dalla birra.
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Alla prossima!]]>
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   <title>Hijiki no Nimono e Ganmodoki</title>
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   <published>2007-09-23T23:03:48Z</published>
   <updated>2007-09-23T23:15:11Z</updated>
   
   <summary> Questa settimana vi proponiamo due ricette della cucina tradizionale giapponese che però sono anche abbastanza personalizzabili e possono essere ottime basi per nuove creazioni!...</summary>
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      <![CDATA[<img alt="ganmodoki_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/ganmodoki_main.jpg" width="300" height="212" />
Questa settimana vi proponiamo due ricette della cucina tradizionale giapponese che però sono anche abbastanza personalizzabili e possono essere ottime basi per nuove creazioni!]]>
      <![CDATA[Nello specifico si tratta di ricette che nascono e si sviluppano nell'ambiente della tradizionale Shoujin Ryori, ossia la cucina vegetariana tradizionale dei monaci buddisti giapponesi. In quest'ambito culturale infatti si sono sviluppate moltissime ricette, che oggi fanno parte della cucina giapponese tipica. 

C'è da dire tra l'altro che il Giappone antico proprio per la grossa influenza del buddismo è stato per molti secoli un paese dalla cultura semi-vegetariana, sia per situazioni contingenti, tipo l'assenza di una vera e propria cultura dell'allevamento del bestiame, sia per la scelta religiosa che vedeva nella carne di mammiferi e volatili e addirittura nelle uova un elemento impuro e poco adatto agli esseri umani, almeno per le classi più abbienti e sviluppate culturalmente.

Questo però non esimeva molti buddisti, non monaci, dal compiere atti di violenza nei confronti di animali di diverso tipo, ma sembra che coinvolgesse principalmente il campo dell'alimentazione. 

Basti pensare che ad esempio un tipico allenamento dei nobili a cavallo per sviluppare abilità con l'arco e le frecce, nonché sorta di sport e diletto, era la “caccia” a piccoli cani, o che comunque non ci si esimeva dal compiere regolari battute di caccia, principalmente con l'ausilio di falchi, senza poi minimamente pensare di consumare la carne delle prede, considerata a dir poco immonda.

Anche negli ambienti meno nobili era comunque uso comune servirsi degli animali per realizzare oggetti con le pelli, le corna, le ossa o altro. 

Questo atteggiamento verso la carne, dal punto di vista dell'alimentazione, non toccava minimamente l'ambito della fauna marina, che forse vista la forte influenza della cultura marittima di un popolo da sempre di pescatori (e contadini), era considerata quanto di più adatto e giusto, insieme al riso, per alimentare un essere umano.

Nel Giappone antico del resto gli unici che mangiavano carne e parallelamente erano anche chiamati a conciare pelli e a compiere altri lavori considerati immondi erano gli appartenenti alla “non-casta” degli Eta, ossia un gruppo sociale considerato quasi non umano senza nessuna ragione precisa se non per una discriminazione protratta e rafforzata nei secoli che li relegava in apposite zone furoi dalle città e che gli vietava di avere contatti o unioni con i non-Eta. Questa discriminazione tra l'altro ha addirittura una sorta di strascico attuale protratto fino ai giorni nostri che coinvolge un gruppo sociale di persone dette Burakunin che senza nessuna vera ragione vivono ancora ai margini della società senza godere di molte delle chance dei loro connazionali. A questo proposito vi rimandiamo al fondamentale libro di Fosco Maraini “Ore Giapponesi” (Ed. Corbaccio) dove potrete trovare, insieme ad aneddoti e spiegazioni sul Giappone antico e moderno, anche un capitolo dedicato ai Burakunin, tema che sia all'estero che soprattutto in patria non viene praticamente mai trattato da nessuno.

Dopo questi discorsi che in parte apparentemente esulano dal tema “cucina giapponese” (ma cerchiamo di fare anche un po' di cultura...tanto poi il momento della ricetta arriva comunque!), arriviamo appunto a queste ricette della cultura vegetariana buddista in Giappone, ossia allo Hijiki no Nimono e al Ganmodoki. La prima parte, lo Hijiki no Nimono è a base di alghe Hijiki, una specialità di alghe giapponesi che viene solitamente venduta essiccata. In mancanza di queste si può sostituire la parte successiva della ricetta (ossia il Ganmodoki), con qualsiasi altra verdura o anche utilizzando soltanto il Tofu. Ganmodoki significa all'incirca “sembra carne d'oca” proprio perchè la base di Tofu di queste crocchette vegetariane sembra avere la consistenza della carne d'oca.
Potrete quindi utilizzare qualsiasi verdura o ingrediente che preferite per preparare queste crocchette di Tofu che come ricetta di base sono composte appunto dal Tofu, dalla salsa di soia e da qualsiasi verdura.

<strong>Ganmodoki</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<img alt="vegetarian.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegetarian.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti:</strong>

alghe hijiki (secche) 20 gr  
tofu 500 gr
1 carota 
farina
dashi 300 cc
sake per cucinare 
zucchero
mirin
un uovo
olio di semi
salsa di soia shoyu

<strong>Preparazione:</strong>

Mettere le alghe Hijiki nell'acqua tiepida per circa un'ora. Tagliare intanto una carota piccola alla julienne. 

Al Tofu, solitamente venduto in confezioni simili a quelle delle mozzarelle con molta acqua, bisognerà togliere l'acqua ponendoci un peso sopra per un paio d'ore, come abbiamo spiegato anche nella ricetta dell'Agedashi Dofu.

Scolare quindi le Hijiki perfettamente.
<img alt="hijiki2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hijiki2.JPG" width="300" height="225" /> 

In una pentola mettere due cucchiai di olio di semi di sesamo. In mancanza dell'olio di sesamo, che è tipico per questa ricetta, potremo utilizzare un qualsiasi altro olio di semi. 

Scaldare l'olio per circa un minuto e mettere quindi per prime le carote, poi dopo un paio di minuti aggiungere le alghe Hijiki e  lasciare per circa due-tre minuti su fuoco basso. 

Aggiungere quindi un cucchiaio di Sake per cucinare, due cucchiai di Mirin, due cucchiai di salsa di soia Shoyu, due cucchiai di zucchero e 300cc di Dashi. Mischiare fino a far sciogliere lo zucchero e poi lasciar scaldare tutto a fuoco basso per circa 20 minuti.
Assaggiare e se necessario aggiungere a piacere salsa di soia o zucchero secondo le proprie preferenze.
<img alt="hijiki_carote.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hijiki_carote.JPG" width="300" height="225" />

Quando il liquido è quasi tutto assorbito e le carote e le alghe si sono ammorbidite, spegnere il fuoco. Un poco di liquido deve comunque rimanere nella pentola sia per la ricetta in sé sia perchè verrà poi eventualmente utilizzato per preparare il Ganmodoki. 

Fino a qui, escludendo il Tofu, abbiamo preparato lo Hijiki no Nimono, ossia un contorno/snack/antipasto che può essere anche servito da solo su un piattino e consumato freddo. Eventualmente a tutta la ricetta, insieme alle carote, possono essere aggiunti i fagiolini verdi o anche, prima ancora delle carote, della carne di pollo (pezzettini dalla coscia, sminuzzati).
<img alt="hijiki_no_nimono2.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hijiki_no_nimono2.JPG" width="300" height="225" />
<img alt="hijiki_no_nimono.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/hijiki_no_nimono.JPG" width="300" height="225" />

Procediamo quindi con questa base per preparare il Ganmodoki, le crocchette di Tofu.

In una insalatiera mettiamo il Tofu ormai asciugato e lo schiacciamo con le mani fino a ridurlo in piccolissimi pezzi e impastandolo. 

<img alt="tofu_1.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tofu_1.JPG" width="300" height="225" />

Aggiungere un uovo sbattuto e mischiare ancora. Questo uovo serve a far legare di più l'impasto ma eventualmente, per chi segue una dieta Vegan, può essere preparato anche senza l'uovo, magari cambiando poi la dose di farina. 

Lo Hijiki no Nimono che abbiamo preparato poco prima va sminuzzato con una paletta o un cucchiaio di plastica in pezzi più piccoli. Lo aggiungiamo quindi senza il liquido all'impasto e mischiamo ancora. Eventualmente un paio di cucchiai di liquido possono essere usati per rendere il tutto più saporito. A questo punto aggiungiamo tre cucchiai di farina. Se ce ne fosse bisogno, soprattutto se abbiamo aggiunto la zuppa possiamo aumentare la dose della farina e viceversa se non abbiamo messo l'uovo nell'impasto possiamo diminuirne la quantità. Mischiamo tutto, sempre con le mani, cercando di arrivare ad un impasto uniforme e non appiccicoso.

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In un pentolino mettiamo olio di semi per friggere, per un'altezza dal fondo del recipiente di circa cinque centimetri. Con due cucchiai, come nella foto, possiamo dare la forma alle crocchette che andremo a friggere. Questo ovviamente è un suggerimento per dare una forma più o meno uguale a tutte le crocchette con una superficie liscia, ma chiaramente si può fare anche con le mani o in qualsiasi altra maniera.

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L'olio dovrà essere ad una temperatura di circa 160 °C. Possiamo mettere un pezzettino dell'impasto a friggere per provare. Vi rimandiamo tra l'altro alle ricette passate dove abbiamo dato alcune indicazioni sulle fritture e le temperature dell'olio. 

Immergere quindi le crocchette nell'olio e friggerle fino a quando vengono verso la superficie e/o le bollicine d'aria diventano più piccole.

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Tolte dall'olio e asciugate con della carta, possono essere servite su un piatto ancora calde. Ottimo accompagnamento può essere della salsa di soia Shoyu e del Wasabi in un piattino per intingerci appena le crocchette una ad una.

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Alla prossima!


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   <title>Dengaku</title>
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   <published>2007-09-16T22:51:31Z</published>
   <updated>2007-09-16T22:56:38Z</updated>
   
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      <![CDATA[<img alt="dengaku_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dengaku_main.jpg" width="226" height="162" />Nell'ultimo viaggio che abbiamo fatto in Giappone, per una serie di coincidenze siamo andati a visitare la città di Iga. Su questa città, sulla sua storia e sulla sua attualità speriamo di poter al più presto pubblicare un bell'articolo, visto che Iga è addirittura, e soprattutto, la città dei Ninja, i famosi guerrieri dell'ombra che tanto hanno influenzato la storia medievale giapponese e generato numerosissime storie e leggende.]]>
      <![CDATA[Di Iga e dei Ninja, della loro realtà storica e dell'attuale sfruttamento della loro fama che coinvolge tutta la città parleremo quindi un'altra volta in modo più approfondito, mentre per questa volta prendiamo come spunto per la nostra ricetta di cucina giapponese una pietanza assaggiata per la prima volta in un ristorante di Iga specializzato in Tofu, comunemente definito “formaggio” di soia
(del Tofu abbiamo già parlato in passato e come complemento a quest'articolo vi consigliamo di recuperare nel blog l'articolo “Agedashi Dofu”.) 

Mentre ci apprestavamo ad affrontare quindi tutte le curiosità che offre la città di Iga, i nostri accompagnatori ci hanno proposto di andare a mangiare in un rinomato ristorante della città chiamato Wakaya. Nonostante fosse un ristorante in stile tradizionale, da fuori non abbiamo capito subito di che tipo di cucina si trattasse, tratti in inganno anche dalla scritta francese “Bistro -Fromage de Soja -Depuis 1829”...chissà perchè a tutto avevamo pensato tranne che al Tofu! 

Comunque, una volta sistemati al nostro tavolo sul tatami rialzato, in puro stile tradizionale, come prima portata ci è stato portato il Tofu cucinato e servito nel modo detto Dengaku, ossia su lunghi e piatti spiedini di legno...

Prima di andare avanti quindi vorremmo parlarvi di questo modo di cucinare che si diffonde e sviluppa in Giappone in tutto l'arco che va dal periodo Heian ( che inizia nel 794 d.c.) al periodo Muromachi (che finisce nel 1573 d.c.). Un periodo lunghissimo che fondamentale per la storia del Giappone che meriterebbe pagine e pagine di approfondimento, ma non essendo questa la sede più adatta ci limiteremo a ricordare che in questo periodo che inizia appunto con lo spostamento dell'Imperatore nella nuova capitale Heian (l'odierna Kyoto) sono successe quasi tutte le vicende storiche e i cambiamenti culturali più rilevanti della storia nipponica, tra le quali l'importante conflitto tra le famiglie dei Taira e dei Minamoto che ha generato il famoso racconto Genji Monogatari, il fallito duplice tentativo di invasione dei mongoli, la diffusione dello Zen sia in ambito religioso che culturale e artistico, l'inizio dei rapporti commerciali con la Cina, la nascita della cerimonia del tè e molti altri accadimenti che quasi ci sentiamo in colpa a non citare qui...

E' di quest'era il anche il Dengaku, una forma teatrale e musicale arrivata in origine dalla Korea e atta a propiziare i raccolti. Il Dengaku veniva solitamente ballato direttamente nelle risaie utilizzando dei trampoli, detti Takeuma (lett. Bambù-cavallo). Contemporaneamente si diffondeva l'uso di cucinare appunto il prodotto di questi raccolti anche sulla brace utilizzando dei lunghi spiedini di legno. Forse per la contemporaneità e lo stesso ambito sociale nonché per l'assimilazione all'immagine dei trampoli, questo modo di cucinare assunse anch'esso il nome di Dengaku. La cucina Dengaku quindi divenne in tutto il Giappone un modo di cucinare il Tofu o i vegetali, solitamente conditi con il Miso, in questo modo. Dengaku è una parola formata dagli ideogrammi di Risaia e Piacevole, significato che forse ben si adattava anche alla cucina.

Per quanto ci riguarda, il Dengaku di cui parliamo è quello a base di Tofu. Il Tofu è arrivato in Giappone dalla Cina insieme a moltissime altre influenze culturali e abitudini nel periodo appena precedente al periodo Heian, ossia nel periodo in cui la capitale era Nara ( appunto epoca Nara, 710-794 d.c.), costruita proprio secondo l'esempio delle città cinesi.

Inizialmente il Tofu era un piatto esclusivo dei monaci buddisti che in quanto vegetariani trovavano in questo impasto derivato dalla fermentazione dei fagioli di soia una importante fonte di proteine. Piano piano si diffuse anche nelle altre classi sociali e appunto lo troviamo anche nella cucina Dengaku. Nella regione di Iga, lontana dal mare, il Tofu ebbe grande diffusione più o meno per gli stessi motivi, in quanto ottimo sostentamento in mancanza del pesce, piatto principale insieme al riso della dieta giapponese da sempre.

Tornando al Dengaku,questo modo di cucinare era però diffuso in tutto il Giappone, nelle sue varianti anche se oggi è famoso e diffuso soprattutto nella regione di Iga. Un paio di aneddoti ci dicono che tra il quartiere di Asakusa dell'antica Edo (oggi Tokyo) e la zona di Shizuoka (circa 250 km di distanza) c'era tutta una serie di locande specializzate in Dengaku e che, chissà perchè, era risaputo che una coppia che si accordasse per andare a mangiare il Dengaku tacitamente aveva acconsentito anche a passare la notte insieme! 
Altra curiosità, i bastoncini inseriti nel Tofu nella zona di Osaka sono diversi da quelli di Tokyo, perchè invece di essere in coppia e paralleli hanno la forma di V. In entrambi i casi si inseriscono però in questi due modi per evitare che girando il Tofu sulla brace il pezzo giri su sé stesso o si spezzi.

Tornando ai giorni nostri, il Dengaku che ci è stato servito ad Iga era prima di tutto un piacere per gli occhi: in una scatola di legno laccata di rosso vergata in ideogrammi neri trovano posto i diversi pezzi di Tofu, immersi prima nel Miso e poi cotti alla brace sul carbone, tutti infilzati con dei bastoncini lunghi e piatti di legno. Particolare pratico e accattivante è che nella scatola manca uno dei lati più lunghi dal quale ovviamente escono gli spiedini e la scatola della persona che siede di fronte è impilata sull'altra al contrario. Quando arriva quindi il Dengaku per due o più persone si vedono le scatole poste una sopra all'altra e da entrambi i lati escono numerosissimi bastoncini. L'effetto è veramente caratteristico e, almeno la prima volta, sorprendente nella sua praticità.

Il Tofu è stato quindi diviso in diversi rettangoli e arrostito sul carbone dandogli una leggera cottura esterna che lo ha reso un po' abbrustolito, poi è stato spennellato con del Miso e infine posto nei contenitori di legno ancora molto caldo e servito. 

<img alt="dengaku2.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dengaku2.jpg" width="226" height="102" />

Per questo tipo di preparazione si utilizza il Momen Dofu, ossia il Tofu nella sua forma finale, pressata e spurgata di tutto il liquido. Nella foto sotto vedete la preparazione del Tofu a cominciare dai fagioli di soia. Fino alla foto numero 6 si tratta ancora di Kinugoshi Dofu, ossia il Tofu ancora molto morbido e acquoso. Nella foto finale invece è diventato Momen Dofu. 

<img alt="tofuuuuuuu.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/tofuuuuuuu.jpg" width="356" height="611" />

In ogni caso anche il Momen Dofu, prima di essere passato sulla brace per la preparazione del Dengaku, viene ulteriormente pressato e spurgato dell'eventuale liquido in eccesso come abbiamo fatto anche noi nella ricetta dell'Agedashi Dofu.

E' quindi possibile preparare il Dengaku anche in casa o più esattamente su un tavolino per il Barbecue, facendo però attenzione ad utilizzare il Tofu preparato appunto come nella ricetta dell'Agedashi Dofu prima di friggerlo. Dopo averlo arrostito sulla brace quindi (inserendo almeno due bastoncini per non farlo rompere o girare!) si potrà spennellare con il Miso, preparato mischiando appunto lo Shiromiso (vedi per il Miso la ricetta “Misoshiru”) con Dashi, sale, zucchero e Mirin lasciandolo però leggermente denso, della consistenza più o meno del miele.

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Alla prossima!
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   <title>Mitarashi Dango</title>
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   <published>2007-09-09T22:24:49Z</published>
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      <![CDATA[<img alt="dango_main.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_main.jpg" width="250" height="204" />Questa settimana vi proponiamo una variante dei Dango, un tipico dolce tradizionale giapponese. Prima di parlare dei Dango, della ricetta in particolare e delle sue peculiarità, approfittiamo dell'argomento per introdurvi ad un Anime, ossia un cartone animato giapponese, a nostro avviso geniale dove i Dango rivestono un ruolo molto importante!]]>
      <![CDATA[Stiamo parlando di Zenmai Zamurai (liberamente tradotto: Il Samurai “a carica”), un anime per i più piccini (ma anche no!) trasmesso sulla NHK, la rete nazionale giapponese. 
Zenmai Zamurai è un anime volutamente disegnato in modo infantile, dalle storie molto semplici e divertenti che, come tutte le cose per bambini, è in fondo pieno di contenuti. O almeno ci piace pensare che sia così!

Intanto la storia: Zenmai Zamurai è ambientato in un classico villaggio del medioevo giapponese, la tipica ambientazione di ogni storia di samurai. Zenmai era un ladro imbranato di nome Zennosuke che scappando da un'abitazione dopo un furto, è caduto ed è morto. E' stato quindi resuscitato da una delle tante divinità del pantheon giapponese, ben mixate tra buddismo e shintoismo, con l'impegno di compiere buone azioni. Sulla testa Zennosuke si ritrova una molla, una carica come quelle delle automobiline giocattolo. Qualora la molla dovesse ultimare tutti i suoi giri Zennosuke, diventato quindi Zenmai (molla/carica) Zamurai, morirebbe per sempre. Per far sì che ciò non accada, Zenmai deve appunto compiere buone azioni che doneranno alla molla che ha in testa ulteriori “cariche”.

Chiaramente questo espediente, citato solo nel primo episodio, serve a far interessare Zenmai Zamurai a tutto quello che avviene nel villaggio e a farlo sempre intervenire in ogni situazione ingiusta. Insieme a lui il classico assortimento di personaggi: la ragazzina dolce ambita anche dal rivale ricco e antipatico, l'amichetto del cuore (un minuscolo ninja!), gli anziani, gli avversari eccetera. 

<img alt="zenmai%20zamurai.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/zenmai%20zamurai.jpg" width="250" height="155" />

Per fare in modo che Zenmai riesca a portare a termine le sue “missioni” il dio che l'ha resuscitato gli dona un'arma speciale: la Dango-ken, ossia apparentemente la tipica Katana da samurai che però una volta estratta si rivela un supporto per i Dango, infilzati uno dopo l'altro, che verranno letteralmente lanciati nella bocca dei “cattivi” e con il loro ottimo sapore li faranno redimere dai loro errori! Oltre a quest'arma protagonista di ogni episodio, i Dango hanno un ruolo importante come prodotto unico del negozio di uno dei protagonisti, una vecchietta (chiamata semplicemente la vecchietta dei dango!) che nonostante l'età non rinuncia a comportarsi in modo assurdamente sexy generando sconcerto in tutti i protagonisti del cartone animato!

Bè, raccontare ancora di più di questo anime non renderebbe l'effetto che fa invece vederlo, e quindi abbiamo scovato questo episodio su Youtube da linkarvi, raggiungibile soltanto facendo la ricerca direttamente in lingua giapponese. Nell'episodio in questione, come nella migliore tradizione dei film di genere samurai (ripresa poi dagli spaghetti-western) arriva in città un nuovo samurai con una nuova abilità. Nel caso specifico, il nuovo arrivato lancia nella bocca degli avversari dei cattivissimi Senbei, i crackers di riso (solitamente buoni, però!). Riuscirà Zenmai Zamurai a sconfiggerlo con i suoi ottimi Dango? A voi il link: <a href="http://youtube.com/watch?v=P948xiRIwFc">http://youtube.com/watch?v=P948xiRIwFc</a>
Qui invece c'è il link al sito ufficiale: <a href="http://www.zenmaizamurai.com/">http://www.zenmaizamurai.com/</a>

E quindi a proposito dei buonissimi Dango, che altro non sono se non palline di farina di riso preparate nella maniera tradizionale (simile al Mochi) e servite in forma di spiedini, vi illustriamo di seguito la ricetta di questo dolce ( abbiamo detto che i Dango appartengono alla categoria dei dolci ma ovviamente, essendo un dolce antico, non hanno il sapore dei dolci moderni ma sono più vicini ad essere un dolcetto un po' salato, grazie anche alla salsa a base di soia -mitarashi- utilizzata in questa ricetta in particolare). Nella fot sotto potete vedre la farina di riso che abbiamo utilizzato noi. Dovreste trovarne oltre che in pacchi anche "al dettaglio" nei negozi di alimentari etnici.
<img alt="farina_di_riso.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/farina_di_riso.jpg" width="300" height="225" />

<strong>Mitarashi Dango</strong>

<img alt="vegan.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/vegan.jpg" width="87" height="87" />

<strong>Ingredienti:</strong>
Farina di Riso 100gr
Zucchero 
Acqua 
Fecola di patate 
Aceto di riso 
Salsa di soia Shoyu

<strong>Preparazione:</strong>

In una ciotola mettete 100 grammi di farina di riso mentre in un'altra mischiate 60cc di acqua tiepida con 15grammi di zucchero. Girare fino a sciogliere lo zucchero . Aggiungere poi l'acqua zuccherata alla farina e mischiare nuovamente.
Bisogna amalgamare bene il tutto ricavando una pasta che poi verrà divisa in pezzetti per facilitarne la cottura a vapore.
<img alt="dango_impastare.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_impastare.jpg" width="300" height="225" />
<img alt="dango_dividere.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_dividere.jpg" width="300" height="225" />

In una pentola mettere un recipiente per la cottura al vapore e riempire la base della pentola con l'acqua. Portare fino ad ebollizione. Quando l'acqua bolle mettere i pezzetti della pasta che abbiamo preparato con la farina di riso nel recipiente per la cottura a vapore. 
<img alt="dango_vapore.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_vapore.jpg" width="300" height="225" />
Coprire la pentola con il coperchio avvolto in un panno per evitare che il vapore si depositi all'interno del coperchio e ricada in gocce sull'impasto. 
<img alt="dango_canovaccio.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_canovaccio.jpg" width="300" height="225" />
Lasciare per minimo 20 minuti, mezz'ora per cuocere il tutto.
A fine cottura prendere i pezzetti (meglio se con le bacchette per evitare di scottarsi) e metterli subito in un mortaio o in una ciotola ancora caldi e con un pestello in legno amalgamarli nuovamente e schiacciare il tutto per circa 5 minuti. Bagnare la punta del pestello di tanto in tanto con l'acqua per evitare che si attacchi all'impasto.
<img alt="dango_tsuki.jpg" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_tsuki.jpg" width="300" height="225" />
Dividere quindi in palline di circa 2,5 cm di diametro. Le palline andranno inserite su degli stecchini, lunghi o corti (a piacere), per fare così i tradizionali spiedini che si usano per servire e mangiare i Dango.
In una padella posta su fuoco medio mettere quindi gli spiedini per circa 5 minuti, girandoli costantemente su tutti i lati e dorandone leggermente la superficie. 
<img alt="dango_yaki.JPG" src="http://www.corriereasia.com/giappone/blog/ricette_cucina_giapponese/dango_yaki.JPG" width="300" height="225" />
Contemporaneamente preparare la salsa mischiando 50cc di acqua e mezzo cucchiaio di fecola di patate in un pentolino su fuoco basso fino a fa