Gli uomini scoprono il ruolo di padre
Prima o poi doveva accadere, ma anche la società giapponese lentamente comincia a cambiare e in particolar modo in quell'aspetto che per noi occidentali è sempre stato difficile da comprendere e cioè l'attaccamento dell'uomo nipponico al lavoro fino al punto da sostituire l'amore per la propria famiglia con quello per la propria azienda.
Forse in nessuna società come in quella nipponica la divisione di ruoli all'interno della famiglia è così netta e inconciliabile: alla donna spetta il compito di accudire la casa, prendersi cura del marito quando torna dal lavoro ed educare i figli; all'uomo, invece, spetta il compito di lavorare e portare i soldi a casa.
Molto spesso quindi nella famiglia i bambini crescono facendo affidamento quasi esclusivamente sulla figura materna mentre la presenza del padre è del tutto marginale.
Molti sociologi asseriscono che proprio questa assenza della figura paterna, durante la crescita dei bambini, è una delle cause dei tanti episodi di bullismo e di violenza minorile che ora cominciano a preoccupare la società giapponese.
Tra gli anni '60 e '80 molti uomini giapponesi arrivavano a pensare che non essere presenti in famiglia, a causa del proprio lavoro, era un elemento di merito, di cui vantarsi.
Spesso la vera famiglia era la propria azienda e a casa, dalle proprie mogli, gli uomini tornavano solo per mangiare e dormire.
Ora, per fortuna, lentamente le cose stanno cambiando. L'uomo sta cominciando a riscoprire i valori della famiglia, quella vera, e il suo ruolo nella società che non può essere solo quello di lavoratore: esiste anche la moglie ed esistono soprattutto i figli che hanno bisogno della presenza di un padre.
Negli ultimi due anni sul mercato editoriale nipponico sono uscite varie riviste rivolte ai padri per aiutarli a riscoprire il loro mestiere di genitore, sintomo che qualcosa sta succedendo.
Tomohiro Shimizu, editore di "FQ Quaterly", una di queste riviste, dice di aver deciso di pubblicare la rivista per cercare di convincere i padri a dedicarsi maggiormente ai loro figli. Secondo Shimizu, l'uomo non dovrebbe più vergognarsi di dedicare un po' del proprio tempo al figlio, a giocare con lui e ad aiutarlo a crescere.
In questi ultimi anni anche nella società giapponese la donna non accetta più di essere reclusa in casa ad accudire i figli: vuole continuare a lavorare e ad avere una carriera professionale.
Quindi è necessario una condivisione delle responsabilità nella crescita dei figli, altrimenti questi andranno allo sbando con tutte le conseguenze che sono facilmente intuibili.
Personalmente nei miei viaggi in Giappone ho notato che qualche padre che porta a passeggio, o al parco, il proprio figlio, lo si comincia a vedere, e nessuno si scandalizza.
Una tradizione così radicata è difficile da cancellare tutta di un colpo, ma i primi passi sono stati fatti ed è questo l'importante.
Cristiano Suriani


Commenti (2)
Bravo Cristiano. Hai scovato un bel problema della societa` giapponese. Io in Giappone ci vivo e ci lavoro. Lavoro nelle scuole medie e devo dire che il problema inizia proprio dall'educazione. Nelle decine di cerimonie dedicate a loro, ai ragazzi, si vedono solo mamme. I giovani sono un po' meglio. Ho degli amici della mia eta`, sulla trentina, che dedicano il fine settimana ai figli, anche se ammettono di essere troppo stanchi per fare altrettanto in settimana. Quando chiedo ai miei colleghi INSEGNANTI uomini: come vanno i tuoi figli a scuola? mi dicono candidamente: non lo so, se ne occupa mia moglie. INSEGNANTI...
Pubblicato da Ric | 26.02.07 03:40
Pubblucato il 26.02.07 03:40
Grazie Ric.
E grazie per la tua utile testimonianza.
Pubblicato da Cristiano | 26.02.07 05:58
Pubblucato il 26.02.07 05:58