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15 Mar, 07

I lavoratori stranieri contro le discriminazioni

TokyoEntro il 2050, secondo l'attuale andamento demografico, il Giappone sarà popolato da circa 100 milioni di persone con un calo, vistoso, di circa 27 milioni rispetto ad oggi. La popolazione lavorativa dovrebbe scendere a 44 milioni dai 66 milioni attuali.
Cifre preoccupanti e il Paese, per poter mantenere un costante sviluppo economico, dovrà necessariamente ricorrere alla manodopera straniera.

Domenica scorsa, per le strade di Shibuya, a Tokyo, centinaia di lavoratori stranieri hanno protestato a favore di maggiori diritti che li possano portare sullo stesso piano dei colleghi giapponesi.
I rappresentanti dei lavoratori stranieri in Giappone, lamentano una certa discriminazione nei loro confronti e in particolar modo su temi come i licenziamenti, il salario e l'assicurazione per gli infortuni sul lavoro. Su questi tre punti, dicono, le condizioni di lavoro sono peggiori rispetto a quelle dei lavoratori giapponesi; per esempio licenziare uno straniero è ritenuto troppo facile ed inoltre esiste un trattamento assicurativo diverso, in caso di infortunio, a seconda che il lavoratore sia straniero od autoctono.

Il Giappone, in futuro, dovrà sempre più fare affidamento ai lavoratori stranieri, meglio se altamente specializzati, per sopperire al calo della popolazione lavorativa.
Molte organizzazioni non governative nipponiche, e le stesse Nazioni Unite, accusano il Paese di non offrire sufficienti garanzie ai lavoratori stranieri in termini di sicurezza sociale, integrazione, condizioni di lavoro.
Nonostante l'articolo 14 della Costituzione dica che "tutte le persone sono uguali per la legge e che non ci deve essere nessuna discriminazione politica, economica, sociale a causa del credo religioso, sesso, stato sociale od origini famigliari", da più parti viene chiesto che il governo emani una apposita legge per combattere le discriminazioni razziali ai danni dei lavoratori stranieri residenti nel Paese.
Esponenti del governo hanno però detto che nuove leggi non sono necessarie in quanto l'articolo 14 e i trattati internazionali in materia a cui il Giappone ha aderito, sono più che sufficienti come forma di protezione per il lavoratore straniero.

Doudu Diene, rappresentante dell'ONU per quanto riguarda la lotta ad ogni tipo di discrimazione, nel suo recente viaggio in Giappone, ha invitato il governo a riconoscere l'esistenza, nella società, di un crescente sentimento di razzismo e di xenophobia, e di prendere le necessarie misure legislative per combatterli.
Però le leggi da sole non bastano ed è quindi necessario lavorare anche sull'atteggiamento della società nipponica che ha sempre avuto un atteggiamento difficile nei confronti degli stranieri che vivono in Giappone.

Cristiano Suriani

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