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3 Mar, 07

Incauta affermazione di Abe sulle "schiave del sesso"

Il premier Shinzo AbeQuando i rapporti tra il Giappone e i suoi vicini sudcoreani e cinesi sembravano, finalmente, sulla via della normalizzazione, dopo le incomprensioni degli anni passati, ecco arrivare una incauta ed imbarazzante affermazione del premier Shinzo Abe secondo il quale non ci sarebbero prove di una coercizione delle donne, dei paesi colonizzati durante la seconda guerra mondiale, a diventare schiave del sesso per l'esercito imperiale.

Secondo gli storici, erano circa 200.000 le cosiddette "donne di comfort", in maggior parte cinesi e coreane, che vennero costrette ad operare in bordelli, gestiti dai militari giapponesi. Le ragazze, anche minorenni, venivano rapite e portate in bordelli dove diventavano vere e proprie schiave del sesso a disposizione dei soldati nipponici.
Una delle pagine più nere della storia coloniale giapponese; una vicenda che per molti anni è pesata sulla normalizzazione dei rapporti tra il Giappone e i suoi vicini asiatici.

Organizzazioni di donne che hanno vissuto in prima persona questo dramma, stanno lottando da anni per un riconoscimento ufficiale da parte del governo di Tokyo degli orrendi crimini commessi dai militari durante il periodo coloniale.
Nel 1993 vennero scoperti dei documenti che proverebbero il coinvolgimento dei militari nipponici nel reperire ragazze per i bordelli. A seguito di quella scoperta ci fu la famosa "Dichiarazione Kono", dal nome dell'allora segretario del Capo di Gabinetto, in cui il governo riconosceva ufficialmente che l'esercito aveva costretto centinaia di migliaia di donne a lavorare in bordelli per la soddisfazione dei suoi soldati.
Due anni dopo il governo creò un fondo privato per risarcire le vittime che però hanno sempre rifiutato in quanto pretendono un riconoscimento ufficiale di Tokyo.
Nel 2001 anche l'ex premier Koizumi aveva detto di sentire un sincero e profondo rimorso per la penosa esperienza delle "donne di comfort".

Nonostante foto, testimonianze e documenti che proverebbero il contrario, il primo ministro Abe ha asserito che non ci sarebbero prove che le ragazze fossero state costrette con la forza a lavorare nei bordelli; facendo così felici gli ambienti più estremisti della politica nipponica.
Solo pochi giorni fa la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti aveva rivolto una richiesta al governo nipponico di riconoscere le responsabilità dei militari e di scusarsi ufficialmente per la vicenda delle "donne di comfort".

Dalla Cina, al momento non sono ancora arrivate reazioni alle dichiarazioni di Abe. Il vice Segretario di Stato americano, John Negroponte, si è limitato a dire che spera che questa dichiarazione del premier nipponico non influisca negativamente sui tanti temi per riguardano le regione. L'orientamento americano è quello di non intromettersi nelle vicende interne giapponesi e in argomenti che riguardano i rapporti tra il Giappone e i suoi vicini asiatici.

Cristiano Suriani

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