Previsioni apocalittiche sul Giappone
E' innegabile che stiamo vivendo un cambio climatico importante: lentamente, ma in modo costante, le temperature medie si stanno alzando. Fa sempre più caldo, il clima impazzisce, i ghiacci si sciolgono e il livello del mare aumenta. Sulle cause e sui rimedi gli scienziati e gli esperti stanno ancora discutendo, ma è innegabile che qualcosa sta cambiando.
Un recente studio dell'organizzazione inglese "International Institute for Environment and Development" ha previsto che molte zone distanti, attualmente, meno di 10 metri dal mare, sono a rischio di future inondazioni.
Tra i paesi più in pericolo è stato individuato il Giappone che ha ben 30.477.000 persone che vivono entro l'area considerata a rischio. Il Paese è al 6° posto in questa allarmante classifica dopo Cina, India, Bangladesh, Vietnam ed Indonesia.
Città costiere come Tokyo, Kawasaki, Yokohama, Nagoya, Osaka e Sapporo corrono il rischio di vedere sommersi interi quartieri, quelli sorti in prossimità della costa.
Il Giappone, essendo povero di materie prime, è costretta ad importarle ed enormi navi container le trasportano giornalmente nei porti nipponici dove vengono utilizzate dalle industrie che, per ridurre i costi di trasporto, sono sorte nelle immediate vicinanze dei porti e quindi della costa.
Ora molte di queste industrie sarebbero in pericolo, secondo lo studio inglese, a causa dell'avanzamento del mare e ciò, come è facilmente intuibile, sarebbe un disastro per l'economia nipponica che proprio su questa scelta strategica ha fondato parte del suo successo.
In pratica le immediate vicinanze al mare sono troppo densamente popolate e, se non si ricorre ai ripari, il pericolo è grande.
Gli esperti inglesi comunque pensano che un paese come il Giappone abbia le capacità di prendere le necessarie misure per diminuire il rischio di eventi catastrofici legati al cambio del clima. La misura più efficace sarebbe quella di spostare le industrie e gli insediamenti urbani al di fuori dell'area a rischio e cioè ad una distanza superiore ai 10 metri dal mare.
La misura sembrerebbe semplice, ma sarebbe terribilmente complessa e costosa anche per un paese avanzato come il Giappone.
Oltretutto sarebbe molto difficile convincere la gente ad allontanarsi dai suoi insediamenti vicini al mare portando a sostegno uno scenario apocalittico futuro che peraltro non trova l'unanime consenso nella comunità scientifica.
Il problema non è solo spostare la gente più verso l'interno, ma anche fermare la migrazione della popolazione verso la costa.
Sarà quindi compito di questo governo, e di quelli futuri, trovare le giuste misure per limitare i danni di una possibile futura catastrofe, magari anche promuovendo studi scientifici sul cambio climatico che possa poi portare a sostegno delle sue azioni future.
Cristiano Suriani
